Incinta, la colpisce con un pugno: patteggia un anno | MaremmaOggi Skip to content

Incinta, la colpisce con un pugno: patteggia un anno

Minacce, messaggi offensivi e violenze fisiche anche davanti al figlio minore: il 51enne controllava ossessivamente ogni movimento della sua ex. Dovrà seguire un percorso di recupero per uomini maltrattanti
violenza sulle donne studenti 2023
Studenti in piazza contro la violenza sulle donne

CAPALBIO. All’inizio c’era una relazione sentimentale, nata nel 2020. Poi la convivenza, un figlio, e infine la rottura, nell’estate del 2024. Da quel momento, però, per una donna residente nella zona sud della Maremma, la separazione non ha significato libertà.

Secondo quanto ricostruito dal giudice per le indagini preliminari Marco Mazzaluna, la fine del rapporto ha dato il via a una lunga serie di comportamenti ossessivi, minacciosi e violenti messi in atto dall’ex compagno, un uomo di 51 anni residente a Capalbio.

Una pressione continua, fatta di messaggi, controlli, appostamenti e aggressioni, che ha portato la vittima a vivere in uno stato costante di ansia e paura.

I messaggi, i controlli e la paura quotidiana

La sentenza descrive un clima di controllo totale. L’uomo pretendeva di sapere con chi la donna parlasse, perché fosse online su WhatsApp, dove andasse e con chi si vedesse.
Ogni accesso, ogni spostamento diventava un pretesto per nuove accuse.

Nei messaggi inviati alla ex compagna non mancavano offese pesantissime e umiliazioni, spesso a sfondo sessuale, insieme a insinuazioni, accuse di infedeltà e frasi volte a svalutarla come persona.

In più occasioni l’uomo le faceva capire di controllarla fisicamente: passaggi sotto casa, soste nei pressi dell’abitazione, riferimenti a luci accese, persiane alzate, auto parcheggiate.

Le notti insonni e le minacce

Ci sono episodi che emergono con forza dalle carte. Una notte di settembre l’uomo si presenta sotto casa della donna e suona insistentemente il campanello. In altre occasioni scrive messaggi all’alba per dire di essere passato a controllare.

Il 5 febbraio 2025 la situazione degenera: telefonate continue, messaggi minacciosi, frasi come «me le paghi tutte» e «quant’è vero Dio», fino alla minaccia di portarle via il figlio.
È in quel momento che la donna chiede aiuto ai familiari e contatta i carabinieri.

Le aggressioni fisiche, anche davanti al figlio

Lo stalking non resta solo verbale. La sentenza ricostruisce almeno cinque episodi di violenza fisica. Nel giugno 2023 la donna, allora incinta, viene colpita con un pugno alla gamba, un anno dopo l’uomo sfonda una porta e la ferisce a polso e piede, mentre il figlio è presente.
Ad aprile e luglio 2025 altre aggressioni: dita piegate con forza, strattoni, presa per i capelli, con prognosi fino a dieci giorni.

Episodi che, secondo il giudice, dimostrano un’escalation di violenza e l’incapacità di accettare la fine della relazione.

La condanna e la pena sospesa

Il procedimento si è concluso con un patteggiamento. La pena per l’uomo, difeso dall’avvocato Romano Lombardi, è di un anno di reclusione, riconoscendo la continuazione tra i reati di stalking e lesioni personali aggravate.

La pena è stata sospesa, ma con condizioni precise: l’imputato dovrà seguire per almeno dodici mesi un percorso obbligatorio presso lo Spazio di ascolto uomini maltrattanti di Grosseto, con incontri almeno bisettimanali, sotto il controllo dell’ufficio di esecuzione penale esterna.

In caso di violazioni, la sospensione potrà essere revocata.

Una sentenza che racconta una violenza silenziosa

Questa storia, messa nero su bianco nella sentenza, racconta una forma di violenza che spesso cresce nel silenzio: quella fatta di controllo, paura e isolamento.

Non solo botte, ma parole, messaggi, presenza costante e minacciosa.
Un peso quotidiano che, come riconosce il tribunale, ha costretto la vittima a cambiare le proprie abitudini di vita e a vivere nel timore per sé e per il figlio.

Una vicenda che arriva dalle aule di giustizia di Grosseto e che parla anche alla Maremma, ricordando quanto lo stalking sia un reato grave, concreto e devastante.

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