di Rossano Marzocchi
SANTA FIORA. Il soffio del vento sui castagni, l’odore della pioggia sul terreno scosceso e il fuoco del camino a scaldare il corpo e l’anima. Questo è lo scenario che accoglie lo scrittore Mario Pratesi, che con Prato non c’entra nulla ma c’entra con Santa Fiora, il paese che l’11 novembre 1842 gli ha dato i natali.
Tra risorgimento e carriera scolastica
Cresciuto durante i moti risorgimentali, Pratesi attraversa tutte le fasi dell’unificazione d’Italia, cercando sin da giovane di trasferire nei suoi scritti la realtà che vive e che gli sfugge sotto i piedi. Insegnante nelle scuole medie, poi provveditore agli studi a Viterbo e a Terni, Pratesi intrattiene rapporti epistolari con alcuni letterati del tempo, tra cui Giuseppe Cesare Abba.
Uno dei protagonisti del verismo toscano
Considerato esponente del verismo toscano, Pratesi è uno scrittore dal carattere schivo, com’è sovente negli uomini di montagna. Nonostante tutto, fa sentire la sua presenza e il talento che viene dalla sua penna, spaziando dalla novella al romanzo, senza trascurare gli ideali dell’epoca o le sue esperienze di vita, contraddistinte da un certo pessimismo.
Le opere tra memoria e romanzo
Scrive Agl’insorti polacchi e La notte e le celebri opere autobiografiche Memorie del mio amico Tristano, in cui racconta la sua esperienza fanciullesca nel Quarantotto, descrivendo gli entusiasmi del risorgimento e le delusioni che ne seguiranno.
Nel 1889 pubblica L’eredità, che alcuni di noi ricorderanno non per averlo letto, ma per la trasposizione nel film La viaccia, con Jean Paul Belmondo e una bellissima Claudia Cardinale.
Gli ultimi anni e il ricordo
Pratesi continua a scrivere “nella campestre solitudine” delle colline fiorentine, come ricorda la lapide sulla casa di Arcetri, in cui trascorre gli ultimi anni fino alla morte avvenuta nel 1921, senza puntare ad aggiudicarsi un posto tra i grandi scrittori nazionali.
Nonostante tutto, vent’anni dopo la sua scomparsa, verrà ripubblicato da Bompiani, con la prefazione di Vasco Pratolini e oggi lo possiamo ricordare anche passeggiando per Santa Fiora, nella via che gli è stata intitolata.
Rossano Marzocchi, nota biografica
Rossano Marzocchi è nato e vive a Grosseto. Giornalista pubblicista, già direttore di banca, è un attento studioso e cultore di storia locale, tematica che da molti anni tratta su quotidiani e periodici legati al territorio.
In particolare, dal 2011 al 2025, su La Nazione Grosseto ha ripercorso ogni domenica le vite di uomini e donne che hanno segnato la Maremma, raccontando negli anni le storie di oltre seicento personaggi.
È membro delle redazioni del settimanale Toscana Oggi/Rinnovamento e del mensile Maremma Magazine, del consiglio di amministrazione della Fondazione Luciano Bianciardi e dell’Arciconfraternita di Misericordia di Grosseto.
Ha ricoperto in passato incarichi pubblici e istituzionali, tra i quali membro della Commissione Toponomastica del Comune di Grosseto, della Commissione consultiva del Teatro Comunale degli Industri e commissario dell’Azienda Farmaceutica Comunale. Per il suo impegno per il territorio, nel 2005 è stato insignito anche dell’onorificenza di Commendatore della Repubblica.
È autore, inoltre, di numerosi saggi che affondano la penna nella Maremma e nella sua gente. Tra questi, Vite nel vento – Storie e persone che hanno segnato l’ultimo secolo in Maremma” (Polistampa, 2009), acquisito anche dalle biblioteche statunitensi delle Università di Princeton, Harvard e Yale, nonché dalla Library of Congress e dalla New York Public Library; Maremma voce dell’anima – Il linguaggio della nostra terra (Innocenti Editore, 2017); La storia dei Grifoni – Sessant’anni del premio della Proloco di Grosseto, scritto insieme a Umberto Carini (Innocenti Editore, 2018).
Nel 2025, La Nazione ha pubblicato il libro da lui curato “Storie di Maremma – Grosseto e la sua terra nei volti dei protagonisti”, che raccoglie una selezione di articoli dell’autore tra quelli pubblicati nel tempo per il giornale.





