GROSSETO. La riforma del Consiglio superiore della magistratura entra nel dibattito anche a Grosseto, con una riflessione firmata dal giudice Giulio Bovicelli, magistrato della sezione civile grossetana.
Nel suo intervento, Bovicelli affronta uno dei nodi più delicati della riforma: lo sdoppiamento del Csm e il nuovo sistema di selezione dei componenti, evidenziando il rischio che il meccanismo finisca per produrre un peso crescente della componente politica proprio nelle nomine degli uffici giudiziari.
Magistrato impegnato nella sezione civile del tribunale di Grosseto, Bovicelli ha partecipato anche a momenti di approfondimento giuridico sul processo civile e sulla mediazione, ed è tra le voci più attente nel confronto sulle riforme ordinamentali.
Due Csm, due sorteggi, un solo pericolo
«I magistrati non sono esseri sovrumani. Lo ricordava Piero Calamandrei, giurista e padre costituente, ma vengono “da questo popolo, che ha le sue virtù e i suoi difetti”. Perciò l’indipendenza della magistratura va difesa con regole realistiche, non con affermazioni di principio. È così che va letta la riforma che sdoppia il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), creando due distinti Consigli: uno per i giudici, l’altro per i pubblici ministeri, peraltro moltiplicandone le spese».
Il ruolo delle nomine e il peso degli incarichi direttivi
«Il Csm, infatti, non assegna incarichi simbolici: nomina Presidenti di Tribunale, Procuratori della Repubblica e dirigenti degli uffici. Figure che incidono sul destino professionale degli altri magistrati, perché organizzano il lavoro e redigono i pareri di professionalità, che pesano nelle valutazioni e nella progressione in carriera. In breve: chi aspira a un incarico o attende un avanzamento professionale dipende in larga misura da chi guida il suo ufficio.
Ecco perché il sistema delle nomine è il punto più sensibile dell’autogoverno».
Il sistema Palamara e il nuovo meccanismo di sorteggio
«In questo contesto, la riforma viene presentata come risposta alle degenerazioni emerse nel cosìddetto “sistema Palamara”, ma quelle distorsioni non nascono dall’unità del Csm: nascono dall’intreccio tra gruppi organizzati e politica. E qui sta il punto preoccupante della nuova legge costituzionale: i togati, pur nella quota di due terzi, sarebbero sorteggiati da una platea enorme (di oltre 9.000 soggetti); i laici, nella quota di un terzo, verrebbero, invece, estratti da un ristretto elenco compilato dal Parlamento mediante elezione. Questi ultimi saranno, dunque, prima eletti e solo successivamente sorteggiati».
Il rischio di un Csm squilibrato
«Il rischio che si corre con tale meccanismo è rovesciare l’obiettivo dichiarato. Il sorteggio tra migliaia di togati, in concreto, produrrà consiglieri inesperti, isolati, più influenzabili. La componente laica, invece, sarà fortemente strutturata: nasce da una lista di matrice politica, è coesa e dispone di reti e strategie, e diventerà così il reale baricentro del potere consiliare.
Nelle strutture collegiali, infatti, il potere non dipende dai numeri, ma dall’organizzazione».
L’esempio dell’assemblea condominiale
«Per capire questo, basta un esempio quotidiano: un’assemblea condominiale. Se 10 condomini sono parenti, si parlano prima di ogni riunione, coordinano interventi e strategie e si sostengono a vicenda, mentre gli altri 20 si conoscono appena e non hanno una linea comune, è facile intuire quale componente sarà in grado di orientare maggiormente le decisioni dell’assemblea.
In un organismo come il CSM questo meccanismo può diventare preoccupante, perché lì si decide chi guiderà gli uffici giudiziari».
Quando la politica entra nelle nomine
«Non è un tema astratto – prosegue il giudice – Se chi dirige un ufficio è più vicino, per sensibilità o relazioni, al Presidente di Regione o al Sindaco del territorio, aumenterà o diminuirà la serenità del giudice chiamato a condannare l’amministrazione locale? E sarà più indipendente il pm che deve indagare su quella stessa amministrazione? È qui che la politica, se entra dalla porta delle nomine, finisce per sedersi al tavolo della giurisdizione».
Il richiamo a Calamandrei
«Lo stesso Calamandrei descriveva la vulnerabilità di chi è “prossimo alla promozione”, evidenziando che mentre il giudice giudica i litiganti “il presidente giudica lui”, e riportava la confidenza amara di un giovane pm.: per risolvere il problema del suo superiore (a cui interessava principalmente lo smaltimento del lavoro arretrato) “dieci requisitorie frettolose, in cui si chiede la condanna di dieci innocenti, valgono dieci volte più che una sola requisitoria lungamente meditata per riuscire ad essere giusta”. Queste sono immagini che mostrano quanto carriera e organizzazione possano orientare, dall’interno, la qualità del giudicare».
Il richiamo a Max Weber
«Come ricordava Max Weber (giurista e filosofo), la politica è anche tentativo di “influenzare la distribuzione del potere”: il potere non lascia mai vuoti. Se la componente laica diventa la parte più strutturata e coordinata del CSM, finirà per pesare sulle nomine e le nomine, a loro volta, peseranno sulla libertà effettiva di chi deve decidere o indagare».
La conclusione del magistrato
«In definitiva, con due Csm e un sorteggio asimmetrico, il rischio non è eliminare le correnti: è sostituirle con correnti politiche. Un autogoverno più debole e più permeabile alle pressioni esterne finirebbe per intaccare l’indipendenza della magistratura, presidio dei diritti dei cittadini».



