Il dolore di Dubai negli occhi di una piombinese: «Emanuele, il ragazzo d'oro che non c’è più» | MaremmaOggi Skip to content

Il dolore di Dubai negli occhi di una piombinese: «Emanuele, il ragazzo d’oro che non c’è più»

Dagli Emirati alla tragedia di Crans-Montana: il racconto di chi vive nella comunità italiana scossa dal lutto, fra loro una piombinese. «Siamo 25mila, ma qui ci sentiamo tutti vicini come in un piccolo paese»
Emanuele Galeppini, morto a Crans Montana, a Dubai
Emanuele Galeppini, morto a Crans Montana, a Dubai

PIOMBINO. A raccontare il dolore della comunità italiana di Dubai la voce di una donna di Piombino che vive negli Emirati Arabi da quasi quindici anni per motivi lavorativi e famigliari. È lei a dare un volto umano alla tragedia di Emanuele Galeppini, il ragazzo di soli 17 anni morto nel terribile incendio di Capodanno a Crans-Montana.

Mentre il web si divide in commenti spesso crudeli, la testimonianza di questa nostra connazionale ci riporta alla realtà di una comunità italiana negli Emirati Arabi che oggi si sente piccola e che si stringe in silenzio attorno a una famiglia distrutta.

Non vuole che il suo nome compaia, solo dare voce all’enorme dolore e alla più cauta e rispettosa vicinanza ai genitori. Proprio per rispetto verso la famiglia di Emanuele Galeppini, ha scelto di rimanere anonima, ma le sue parole sono un atto d’amore e di verità che va oltre i confini internazionali. 

Una comunità ferita

«Gli italiani che vivono negli Emirati sono circa 25mila», racconta la residente piombinese, «una comunità eterogenea fatta di ristoratori, piloti, imprenditori e professionisti. Siamo come un piccolo paese sparso in una metropoli: ci dividiamo in comparti e, nel mio, vivono circa 40 famiglie italiane in altri anche 100. Ci conosciamo quasi tutti grazie all’Associazione Italiana Dubai, alla Chiesa cattolica, che una volta a settimana pronuncia la messa in lingua italiana».

«Poi ci sono la camera di commercio – racconta – che organizza eventi di business e il coro italiano a Dubai, ma anche pizzerie, pasticcerie e ristoranti dove gli italiani si incontrano per i momenti conviviali».

È in questo contesto di prossimità che la notizia della morte di Emanuele ha colpito come un fulmine.

«Emanuele era un ragazzo esemplare» continua la piombinese, sottolineando come la comunità si sia immediatamente stretta attorno ai genitori in un abbraccio fatto di supporto logistico e morale, lontano dai riflettori.

L’insulto – tutto italiano – dei “leoni da tastiera”

Ciò che fa più male, oltre alla perdita, è il veleno che corre sul web italiano. Mentre le testate locali come il Khaleej Times celebrano il talento sportivo di Emanuele, promessa del golf capace di vincere al Royal Golf Club in Bahrain e all’UAE Cup di Al Ain, sui social si sono scatenati i giudizi spietati di chi non comprende.

«Se la sono cercata», hanno scritto in molti.

Ma la verità è una, una soltanto, e fa male.

È una tragedia.

Talmente grande, talmente ingiusta da essere intollerabile. Allora, il cervello di chi non sorregge una realtà così dolorosa porta le personalità fragili a mettere in atto un meccanismo difensivo primitivo tipico del narcisismo. 

Frasi a cui la psicologa Roberta Bruzzone dà un nome e lo spiega sui social: «L’illusione di controllo, una difesa primitiva che porta alcune personalità a incolpare le vittime per convincersi che a loro non accadrà mai».

C’è invece da mostrare altro, rispetto, vicinanza, comprensione e umanità ed è questo che la comunità italiana presente a Dubai ha cercato di esprimere. Lì, nei confronti di Emanuele Galeppini, tra chi conosceva il sorriso di quel ragazzo, non c’è spazio per il giudizio.

Una trappola senza scampo

Sulla dinamica è ancora tutto da chiarire, probabilmente l’incendio è partito proprio dalle fontanelle luminose che, con le loro scintille, hanno causato le prime fiamme nel soffitto, non a norma. L’orrore di quella notte si può riassumere in un locale sotterraneo e sovraffollato, l’irrespirabile fumo nero che se inalato porta alla perdita di conoscenza, la velocità di propagazione delle fiamme a causa del flashover e un’unica porta, posta al piano superiore.

Una trappola che non ha lasciato scampo a 40 persone. Neanche a Emanuele, il cui corpo inerme era intatto al momento del ritrovamento. Nessuna bruciatura, nessuna ferita, solo qualche escoriazione dovuta forse allo sfregamento con gli altri coetanei durante la fuga. Si indaga sull’asfissia, ma è aperta anche l’ipotesi dello schiacciamento. La causa della morte, però, potrà essere confermata solo attraverso l’autopsia, disposta per il 20 gennaio.

Non c’è certezza, né luce su quanto realmente accaduto. Eppure, anche nel buio, Emanuele continua a brillare nel ricordo di tutti coloro che hanno incrociato il loro percorso con il suo cammino.

Il ricordo del campione: «Un atleta esemplare»

Emanuele Galeppini, originario di Genova, si era trasferito ormai da anni a Dubai con la famiglia e, con i genitori, era andato in Svizzera a trascorrere le vacanze. Quella notte si era recato al locale per festeggiare l’ultimo dell’anno con due suoi amici:

«La notizia della morte di Emanuele Galeppini è stata inizialmente riportata dalla Federazione Italiana Golf – spiega la donna -, con messaggi di cordoglio giunti da tutto il mondo sportivo, inclusi quelli dell’eroe della Ryder Cup e residente negli Emirati, Tommy Fleetwood che gli ha reso omaggio».

La vicinanza della federazione

«La Federazione Italiana Golf piange la scomparsa di Emanuele Galeppini, un giovane atleta che portava con sé passione e valori autentici – ha dichiarato la FIG in una nota – In questo momento di grande dolore, il nostro pensiero va alla sua famiglia e a tutti coloro che lo hanno amato. Emanuele, rimarrai per sempre nei nostri cuori». 

I principali golf club di Dubai hanno osservato momenti di raccoglimento.

In particolare, è stato osservato un minuto di silenzio prima delle competizioni giovanili programmate nella prima settimana di gennaio.

La GEMS FirstPoint School, l’istituto scolastico da lui frequentato, ha organizzato assemblee commemorative e ha messo a disposizione supporto psicologico per i compagni di classe, profondamente scossi dalla perdita del giovane atleta.

I professori lo hanno ricordato come uno studente e uno sportivo esemplare.

La comunità italiana si è stretta intorno alla famiglia, offrendo supporto logistico e morale, mentre le autorità locali hanno tenuto la massima riservatezza sui dettagli in segno di rispetto, concentrandosi invece sulla personalità del giovane, scomparso ingiustamente troppo presto.

L’ultimo addio

Mentre il volo di Stato dell’Aeronautica Militare riportava le spoglie di Emanuele in Italia lo scorso 5 gennaio, a Dubai il tempo si è fermato

L’Associazione Italiana Dubai ha affidato al web il suo ultimo, straziante saluto: «Partecipiamo al dolore della famiglia Galeppini. Che possiate trovare conforto nei ricordi più belli insieme ad Emanuele».

Dalla Toscana agli Emirati, resta oggi solo il silenzio di una comunità che ha perso un figlio, un campione, ma soprattutto un ragazzo coraggioso e determinato che aveva ancora tutta la vita davanti.

 

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