CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. È una storia che parla di sofferenza, di tumore, ma soprattutto di rinascita e di lasciare andare le maschere che portiamo quella di Rita Pianigiani.
La donna ha avuto un tumore benigno di sei centimetri sopra al cervello, che si era ben radicato nelle meningi. Da questa esperienza, però, ha deciso di prendere il meglio e di scegliere la positività.
«Mi è venuta una crisi epilettica e da lì la mia vita è cambiata per sempre: durante la Tac mi hanno trovato la massa tumorale. I medici mi hanno tranquillizzata e spiegato bene la situazione – dice Rita – Ho affrontato la notizia con molta positività, perché sentivo che tutto sarebbe andato bene in qualche modo. Anche prima di sottopormi all’intervento ero serena. Ma ho avuto paura, non per me, ma per le mie due figlie».
L’esperienza di Rita è una di quelle che segnano la vita per sempre e che mettono davanti a un bivio: come scegliere di affrontare la malattia. I pazienti malati di tumore hanno poca scelta e poco controllo: le cure, gli interventi e tutto ciò che ruota attorno al tumore sono cose che semplicemente accadono. L’unica scelta possibile è il modo di affrontare la malattia.
La malattia che ti mette davanti te stesso
Avere un tumore è difficile da affrontare, anche quando non si devono seguire percorsi di chemioterapia o radioterapia. La malattia diventa un centro nevralgico, che impone una pausa dalla propria vita e uno stato di choc. È difficile descrivere quei panni che in molti indossano, ma in quei momenti lontani dalla quotidianità si trova il tempo – e il coraggio – di guardarsi dentro.
«Durante la diagnosi ero serena e molto positiva, anche perché i medici mi avevano rassicurata sul fatto che il tumore fosse benigno e che probabilmente non avrei dovuto sottopormi alle cure – dice Rita – Ma dopo l’intervento ho avuto lo choc più grande e mi sono resa conto di ciò che avevo affrontato. Sono state difficili molte cose: vedersi con le graffette di ferro sulla fronte, dover stare un mese totalmente nel silenzio e nel buio».
«Durante luglio, il mese più complicato da affrontare, sono stata in una stanza isolata per la convalescenza. In quei giorni dormivo quattro ore al giorno, sentivo degli scricchiolii nella testa – racconta – Avevo il sistema nervoso ed emotivo nel caos più totale: ero felice, poi triste, poi arrabbiata, poi devastata e pensavo seriamente che sarei impazzita. In quei giorni ho visto solo le persone più intime e a me più vicine».
Ma proprio quei momenti hanno concesso a Rita di fare una cosa che spesso manca: fermarsi e guardarsi dentro.
La rinascita: «Ho calato la maschera»
Non esistono parole per descrivere quanto sia difficile affrontare un tumore. È un caos continuo: medici che parlano, controlli, avanti e indietro dall’ospedale, paura. Ma spesso ciò che scombussola di più è il tempo libero, uno stop improvviso dalla vita che porta a mettere in discussione ciò che prima sembrava normale.
«Ad agosto ho iniziato a riprendermi dall’intervento e ho capito che c’era qualcosa che non andava: non ero felice. Mi sono fatta coraggio e ho messo me stessa e la mia felicità al primo posto, ed è stata una delle cose più difficili che io abbia mai fatto – dice Rita – Ho lasciato il mio lavoro e ho calato la maschera, ho iniziato a distanziarmi dal giudizio degli altri e a fare quello che mi fa stare bene: esco da sola, mi diverto e mi impegno a non perdermi di nuovo».
La malattia ha permesso a Rita di guardarsi dentro e di capire che la vita è troppo breve per non scegliere se stessi.
«Io dico che, se tornassi indietro, rifarei tutto, perché da quell’esperienza ho capito cosa non mi rendeva felice e da dove derivava l’ansia. Ora sto cercando di capire cosa mi renda felice. Ho semplicemente calato la maschera e sto vivendo una nuova vita – racconta – Ho trovato un nuovo lavoro e una casa. Mi piacerebbe viaggiare in posti dove serve empatia, per capire fino in fondo come essere felici con poco e anche per allenare la mia empatia. Ma questo lo farò solo dopo il diploma di mia figlia».
«Spero che la mia storia possa aiutare qualcuno»
Il tumore di Rita è stato un colpo durissimo, per lei e per chi le vuole bene. In quei giorni ha ricevuto l’affetto di molte persone.
«Una mia amica mi ha detto che pensava che io fossi fuori di me, perché cercavo di essere positiva sempre – dice – Non è stato semplice, ma per me quello choc è stato necessario per riprendere la mia vita in mano. È un’esperienza che mi ha dato la spinta per mettermi al centro della mia vita: può sembrare egoista, ma la vita è una sola per seguire troppo gli altri».
«Spero che la mia storia possa essere d’esempio – conclude – e che aiuti qualcuno a prendere la vita con un po’ più di leggerezza e a capire che onestà e sincerità aiutano sempre. E spero che chi ha avuto la mia stessa malattia possa trovare la forza di guardarsi dentro e non vivere nell’angoscia del ritorno della malattia».
Le storie come quella di Rita sono intense, colme di paura e sofferenza, ma sono anche quelle che mostrano che è possibile superare le avversità con serenità, aggrappandosi al bello che la vita regala, anche quando di bello sembra non esserci nulla.



