Heos si ferma dopo trent’anni: chiude la sede e un dipendente perde il lavoro | MaremmaOggi Skip to content

Heos si ferma dopo trent’anni: chiude la sede e un dipendente perde il lavoro

Stop ai progetti per mancanza di fondi: sospese tutte le attività dell’associazione di Follonica, chiude via Nenni e dopo 14 anni di servizio l’unico dipendente resta senza occupazione. L’associazione era stata fondata da don Sebastiano Leone con l’obiettivo di dare una risposta alle varie forme di disagio sul territorio
Un’immagine del progetto “Parchi – Dal margine al centro” e nel riquadro don Sebastiano Leone

FOLLONICA. La cessazione di un progetto nato nel 1992, la chiusura della sede di via Nenni e la perdita del lavoro dell’unico dipendente assunto da 14 anni. È questo il bilancio di fine anno dell’associazione Solidarietà Heos, fondata a Follonica da don Sebastiano Leone con l’obiettivo di dare una risposta alle varie forme di disagio sul territorio.

All’inizio l’attività era centrata sui giovani e sulla tossicodipendenza, ma nel corso degli anni l’associazione ha ampliato il proprio raggio d’azione, arrivando a occuparsi di un’utenza diversa per storia ed età. Nel tempo Solidarietà Heos è stata anche tra i soci fondatori della cooperativa sociale Il nodo, nata nel 1997 come prosecuzione naturale del lavoro avviato da don Sebastiano Leone.

Una realtà pensata per sostenere e accompagnare le fasce più fragili della popolazione, diventata punto di riferimento per molte famiglie del territorio.

Mancano i finanziamenti, progetti sospesi

Tutti i progetti sono al momento sospesi, perché l’associazione non è riuscita a reperire i finanziamenti pubblici necessari per proseguire le attività.

«Non chiudiamo – spiega la presidente Giorgia Turacchi – ma così non possiamo certo andare avanti. Senza i finanziamenti pubblici che abbiamo sempre reperito siamo costretti a fermarci. La chiusura della sede è una decisione obbligata, dettata dal mancato rinnovo del progetto pilota “Progetto Parchi – Dal margine al centro” da parte del Coeso, terminato la scorsa estate».

La chiusura della sede storica di via Nenni

In questi giorni volontarie e volontari stanno svuotando i locali di via Nenni, che da oltre vent’anni ospitano la sede dell’associazione. Per raccogliere qualche contributo è stata organizzata una giornata di “svuota tutto”. «Con grande rammarico dobbiamo lasciare la sede storica – spiega Turacchi – Metteremo in vendita, ad una cifra irrisoria, tutto il materiale e gli oggetti presenti». L’appuntamento è per il 3 gennaio dalle 9 alle 13, al primo piano del centro commerciale della 167 ovest di Follonica.

Tutte le attività sono sospese

In assenza di un nuovo spazio, tutte le attività sono interrotte: doposcuola, centri estivi e laboratori creativi. «Il dispiacere più grande – sottolinea la presidente – è sapere di lasciare in difficoltà tante famiglie che nel corso degli anni abbiamo abbracciato e sostenuto grazie al lavoro di un gruppo ristretto ma molto attivo di volontari».

L’unico dipendente perde il lavoro dopo 14 anni

Il progetto pilota “Progetto Parchi – Dal margine al centro”era seguito da Alessio Beni, l’unico dipendente dell’associazione, che oggi si ritrova senza lavoro dopo 14 anni di servizio. «Alessio è un operatore socio educativo – spiega Turacchi – e lavorava con i ragazzi, mantenendo i rapporti con le assistenti sociali. Ci dispiace molto dover sospende tutto ma purtroppo non abbiamo scelta, noi siamo tutti volontari».

Il progetto “Dal margine al centro”

Dal 1996 Solidarietà Heos gestisce il progetto “Dal margine al centro – Progetto Parchi”, un’attività di inserimento socio-lavorativo per persone con fragilità legate a tossicodipendenze, salute mentale ed emarginazione sociale. Un progetto realizzato in collaborazione con il Comune di Follonica, i servizi sociali della Ausl e in convenzione con il Coeso-Sds Grosseto.

«Ho provato più volte a mettermi in contatto con Coeso per la riapertura del bando necessario alla prosecuzione del progetto – conclude Turacchi – ma non sono mai riuscita a parlare con la dirigenza. Anche se non avessimo vinto, avremmo almeno avuto l’opportunità di continuare un lavoro che va avanti da oltre trent’anni». 

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