GROSSETO. Due volte ha squillato il telefono di Giacomo Bottinelli e all’altro capo c’erano prima una donna e poi un’altra. Per lui l’accusa era prima di aver abbandonato il suo cane – che non ha – e poi di aver rubato il gatto della sua vicina di casa.
Una situazione paradossale, anche perché Bottinelli è un funzionario della Lav, la Lega anti vivisezione. E proprio lui si è ritrovato accusato di maltrattamenti verso animali.
«Sono il responsabile nazionale per le scuole della Lav e il vicepresidente della consulta animali del Comune di Grosseto. Faccio anche molto attivismo sui social, quindi sono abituato a ricevere insulti – dice Bottinelli – Ma in questo caso si tratta di qualcosa di diverso: dall’altro capo del telefono mi accusano di aver rubato un gatto e di aver abbandonato un cane».
Le due telefonate
Quando il telefono ha squillato la prima volta, Bottinelli ha sentito la voce di una donna, che si spacciava per una dipendente della Protezione animali. La donna ha detto che avevano il suo cane e che sarebbe dovuto andare a riprenderlo.
«La cosa mi è parsa subito strana, anche perché io non ho un cane ed è quello che le ho spiegato. ma lei insisteva sul fatto che lo avessi abbandonato e che non volessi assumermene la responsabilità – dice Bottinelli – Mi ha detto che si trattava di un mastino tibetano, ma non mi ha mai risposto quando ho chiesto da che città mi stesse chiamando, per capire se si trattasse di un errore o meno. Poi mi ha detto che mi sarei dovuto presentare con il mio cane per dimostrare che non lo avessi abbandonato. Alla fine della chiamata ha ammesso di essersi sbagliata, ma ha aggiunto che io tratto male il cane. Che non ho».
Ma le chiamate non finiscono qua: nel primo pomeriggio del 31 marzo, verso le 14.30, il funzionario ha ricevuto un’altra telefonata.
«Il numero è sempre privato e questa volta si trattava di una voce diversa, ma ha mosso comunque altre accuse verso di me – dice Bottinelli – Quando ho risposto, la donna sosteneva di essere una mia vicina di casa e che io le avessi rubato il gatto. Ma quando ho chiesto alla donna di dirmi chi fosse e la via dove abitiamo, non ha risposto e ha sviato la domanda».
Le accuse
Bottinelli è un funzionario Lav e un attivista che fa sensibilizzazione sui temi legati al rispetto della vita degli animali. E gli insulti fioccano a dismisura sui social, ma questo tipo di accuse infondate avrebbero un risultato diverso, visto che potrebbero buttare fango su tutto il lavoro che l’uomo ha portato avanti.
«Sono abituato a essere insultato con parole ben peggiori, ma questa volta si tratta di qualcuno che prova a farmi ammettere cose molto gravi – dice Bottinelli – Si tratta di un modo per ottenere parole che potrebbero diffamarmi. Il mio numero è facilmente reperibile online, visto il lavoro che faccio, e chiunque può continuare a chiamarmi. Ma questo mi espone anche a chi non ha un intento positivo o di confronto».
«Vorrei dire a queste persone che, se dovessero continuare, sporgerò denuncia alle autorità competenti – conclude – Anche per tutelare l’associazione che rappresento».
L’ipotesi di chiamate automatiche e possibili reati
Proprio per questo, insieme al suo legale, Bottinelli ha cercato di capire cosa ci fosse dietro quelle chiamate.
«Insieme al mio avvocato – dice – abbiamo verificato che si tratterebbe di una specifica applicazione che consente di inviare chiamate standardizzate e di riceverne la registrazione».
Secondo quanto emerso, le telefonate ricevute corrisponderebbero proprio alle tipologie previste da questo tipo di piattaforme, rafforzando quindi il sospetto che dietro ai contatti ci sia un sistema automatizzato.
Un elemento che però non escluderebbe eventuali responsabilità penali. «Anche qualora le chiamate fossero state effettuate tramite applicazioni dedicate – dice – restano possibili ipotesi di reato, sia per quanto riguarda il disturbo alla persona sia per l’eventuale diffusione dei contenuti, anche se in questo caso non risultano elementi compromettenti».
«Vorrei dire a queste persone che, se dovessero continuare, sporgerò denuncia alle autorità competenti – conclude – anche per tutelare l’associazione che rappresento».



