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Guerra in Iran, piombinese bloccato in Oman: «Lasciati soli e a nostre spese»

Franco Pizzi, ex dirigente d’azienda, doveva rientrare ieri notte con Turkish Airlines. Spazio aereo paralizzato nel Golfo, voli fermi e informazioni frammentarie. «Oggi ci scade anche il visto»
Franco Pizzi nel deserto in Oman

PIOMBINO. Doveva essere l’ultimo miglio di un viaggio nel cuore del Medioriente. Invece si è trasformato in un’attesa senza orizzonte.

Franco Pizzi, piombinese, ex dirigente d’azienda in pensione e viaggiatore instancabile, è bloccato a Muscat, in Oman. Il suo volo di rientro con Turkish Airlines era previsto nella notte tra sabato 28 e domenica 1 marzo. Cancellato.

Alle 9 locali di questa mattina (le 6 in Italia) l’aggiornamento è disarmante nella sua semplicità: «Ancora nessuna notizia».

Pizzi si è recato anche all’ufficio della compagnia in centro a Muscat. «Anche loro attendono informazioni», racconta. Il quadro è confuso: «Tutte le compagnie hanno problemi. Anche i voli che compaiono nel tabellone dell’aeroporto parrebbero non operativi». Funzionano solo i voli locali, ma anche questa è un’informazione «da prendere con beneficio d’inventario».

L’aeroporto di Muscat appare sospeso. Le rotte internazionali sono di fatto paralizzate. Le informazioni ufficiali, al momento, non arrivano né dalla compagnia né dallo scalo.

Effetto domino del conflitto: Oman fuori dal mirino, ma isolato

La crisi nasce dall’escalation militare tra Israele, Stati Uniti e Iran, con missili lanciati da Teheran verso Paesi alleati dell’Occidente nella regione. Molti scali della penisola arabica hanno chiuso o ridotto drasticamente il traffico aereo.

L’Oman, formalmente, non è tra i Paesi direttamente colpiti o sotto attacco. È considerato un territorio sicuro. Ma l’effetto domino sul traffico aereo è evidente: lo spazio nella regione è congestionato o interdetto e le compagnie non riescono a riprogrammare le rotte.

«La Turkish non può modificare il percorso passando da Somalia o Etiopia: sarebbe troppo costoso», riferisce Pizzi. L’ipotesi di un’uscita alternativa sembra, per ora, impraticabile.

Nel gruppo di viaggio – una quindicina di persone provenienti da diverse regioni italiane, partiti con Avventure nel Mondo – si cerca di mantenere la calma. «Restiamo qui, c’è poco da fare». E ancora: «Vediamo se  in tutta la mattinata avremo qualche notizia».

Spese a carico dei viaggiatori e visto in scadenza

Oltre all’incertezza logistica, c’è quella economica. «La Turkish non ci copre le spese logistiche al momento – dice ancora Franco Pizzi – dobbiamo arrangiarci, pagare albergo, spostamenti, cibo e poi, forse, richiedere il rimborso quando e se riusciremo a tornare».

Una beffa nella beffa: «Oggi ci scade pure il visto per la permanenza qui. Sarebbe il colmo avere conseguenze burocratiche», scrive sul suo profilo di Facebook. Raggiunto da MaremmaOggi, Pizzi sta bene ma è preoccupato.  

L’Oman infatti, proprio perché ritenuto stabile, non sembrerebbe – almeno secondo informazioni ancora da verificare – tra i Paesi per cui il ministero degli Esteri sta organizzando eventuali rimpatri. Il ministro Antonio Tajani ha dichiarato che il governo è pronto a evacuare gli italiani bloccati nelle aree direttamente coinvolte dalla crisi, ma la situazione omanita resta in una zona grigia.

Pizzi, comunque, si è registrato sull’app e sul portale Viaggiare Sicuri della Farnesina, inserendo tutti i dati del viaggio. «Se qualcuno dei nostri vuole – dice – sa come rintracciarmi».

Europei bloccati in un Paese “tranquillo”

A Muscat non ci sono solo italiani. «Qui ci sono francesi, spagnoli, tedeschi, olandesi…», racconta. Turisti europei rimasti incastrati in un Paese che non è teatro diretto di guerra ma che paga le conseguenze di una crisi regionale.

«In Oman, in teoria, siamo più tranquilli che in Italia», scrive con lucidità. «Va da sé che preferirei essere a casa».

Parole che raccontano bene lo stato d’animo: consapevolezza del contesto, nessun allarmismo, ma la frustrazione di chi vede sfumare il ritorno e non riceve indicazioni chiare.

Per ora, Muscat è una sala d’attesa a cielo aperto. E Franco Pizzi, viaggiatore che ha attraversato mezzo mondo, resta fermo lì, in attesa che qualcuno riaccenda il tabellone delle partenze.

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