Grosseto, piano operativo a rischio: contratto sciolto dopo il via libera al piano strutturale | MaremmaOggi Skip to content

Grosseto, piano operativo a rischio: contratto sciolto dopo il via libera al piano strutturale

Il piano strutturale è efficace, ma per il piano operativo si riparte con un nuovo affidamento. Cambio di squadra tecnica e corsa contro il tempo per arrivare all’approvazione prima delle elezioni 2027
Una veduta di Grosseto, in primo piano la chiesa del Sacro cuore, sullo sfondo la pineta e il mare. Approvato il piano strutturale, serve un nuovo incarico per quello operativo
Una veduta di Grosseto, in primo piano la chiesa del Sacro cuore, sullo sfondo la pineta e il mare. Approvato il piano strutturale, serve un nuovo incarico per quello operativo

GROSSETO. Grosseto, dopo quasi 8 anni dall’inizio del procedimento, ha un nuovo piano strutturale, lo strumento che definisce l’idea di città e di territorio per i prossimi anni. È un documento tecnico, certo, ma in realtà parla di cose molto concrete: dove si potrà costruire, cosa dovrà essere tutelato, come cambieranno costa, campagna, quartieri e mobilità.

Il piano è stato approvato e pubblicato sul Burt della Regione lo scorso 21 gennaio e rappresenta oggi la cornice ufficiale entro cui si muoverà la città. Ma c’è una novità che complica il quadro: il gruppo di professionisti che ha redatto il piano strutturale non sarà lo stesso che dovrà elaborare il piano operativo.

E questo potrebbe incidere sui tempi.

Piano strutturale e piano operativo: si apre una fase delicata

Come spiegato, il piano strutturale è la visione strategica. Il piano operativo è lo strumento attuativo, quello che individua le aree di trasformazione concrete, assegna parametri edilizi, stabilisce standard e opere pubbliche e definisce cosa si può fare e cosa no, nel dettaglio.

Per spiegare meglio e in parole chiare a tutti: il piano strutturale (PS) non è il piano dei cantieri. Non assegna direttamente permessi a costruire e non decide “qui si fa una palazzina, lì un supermercato”.

Il piano strutturale fissa le regole generali, indica le strategie, stabilisce dove si può crescere e dove no e definisce cosa va protetto.

Il piano operativo (PO), che arriverà dopo, sarà invece quello che individuerà le aree precise di trasformazione, dirà con quali parametri si costruisce e stabilirà tempi e modalità.

In altre parole: il piano strutturale è la visione, il piano operativo sarà la mappa dettagliata.

Il piano strutturale è approvato. Il piano operativo deve ancora essere redatto. Ed è qui che si inserisce la criticità.

La risoluzione del contratto: cosa è successo

Con una determinazione dirigenziale del 9 febbraio 2026, il Comune ha formalizzato la risoluzione consensuale del contratto con il raggruppamento temporaneo di professionisti, con capogruppo l’architetta fiorentina Silvia Viviani, una grande esperta del settore, peraltro anche assessora all’urbanistica del Comune di Livorno, e alla quale si sono rivolte molte amministrazioni toscane, incaricato nel lontano 2018 della redazione sia del piano strutturale sia del piano operativo.

Il lavoro svolto ha consentito di arrivare all’approvazione del piano strutturale nel novembre 2025.

Ma, al momento di passare alla fase del piano operativo, sono emerse due questioni decisive:

  1. Richiesta di incremento del compenso: i professionisti hanno chiesto una maggiorazione del 50% rispetto al compenso inizialmente pattuito per completare l’incarico.

  2. Impossibilità sopravvenuta di proseguire: il raggruppamento ha dichiarato di non poter garantire la prosecuzione dell’incarico per la redazione del piano operativo, anche in relazione ai tempi richiesti dall’amministrazione.

Il Comune ha preso atto che non era possibile assicurare la copertura finanziaria per l’integrazione economica richiesta e ha quindi proceduto alla risoluzione consensuale del contratto. La chiusura avviene senza ulteriori costi rispetto a quanto già previsto, salvo la liquidazione della parte residua delle prestazioni già svolte.

Cosa significa in termini concreti

Significa che il piano strutturale è valido e pienamente efficace, ma il piano operativo dovrà essere affidato con un nuovo incarico.

In sostanza un nuovo gruppo di professionisti dovrà prendere in mano tutto il lavoro, una mole enorme di dati, vista la complessità e la varietà del territorio del Comune di Grosseto. Del resto il Comune di Grosseto con 473 kmq è il più esteso in Toscana (il 2° è Arezzo, il terzo Manciano) e il 10° in Italia.

Quindi dovrà analizzare il quadro conoscitivo, le scelte strategiche già approvate, le indicazioni ambientali e paesaggistiche, la conformazione al Pit-Ppr (Piano di indirizzo territoriale con valenza di Piano paesaggistico, è lo strumento urbanistico strategico della Regione Toscana che disciplina il governo del territorio, ndr), gli esiti della Vas (valutazione ambientale strategica).

In sostanza, chi verrà incaricato dovrà studiare in profondità il lavoro fatto, comprendere logiche, scelte, limiti e vincoli e tradurre quella visione in norme operative puntuali.

Il nodo dei tempi: rischio rallentamenti?

Qui si apre la questione più delicata.

Il piano operativo è lo strumento che interessa direttamente cittadini, imprese, proprietari di aree e anche investitori. È quello che dà certezza agli interventi.

La necessità di un nuovo incarico comporta inevitabilmente: tempi tecnici per la procedura di affidamento, tempi di studio e presa in carico del lavoro già svolto ed un eventuale riallineamento interpretativo tra nuova struttura tecnica e amministrazione.

Ogni passaggio amministrativo richiede settimane o mesi.

Dal Comune viene assicurato che l’obiettivo è arrivare all’approvazione del piano operativo entro la primavera 2027, prima della fine della legislatura. Ma il calendario sarà stretto. Tanto che i professionisti che hanno scelto di risolvere il contratto, fra le criticità hanno inserito proprio la tempistica chiesta dal Comune.

Una cosa è certa: l’Amministrazione non vuole arrivare alle elezioni senza aver chiuso un lavoro iniziato nel 2018. In questo senso pare che una nuova squadra a cui affidare l’incarico sia già stata individuata. Serve un gruppo, perché accanto ai professionisti del settore, sono necessarie consulenze informatiche e non solo.

Per legge fino a 140mila euro si può fare un affidamento diretto, oltre serve una gara.

Perché questa fase è cruciale

Il piano strutturale è una visione. Il piano operativo è la sua traduzione normativa.

Ed è nella traduzione che si gioca quanto davvero si potrà costruire, dove si concentreranno le trasformazioni e anche quali standard verranno imposti, quali opere pubbliche saranno richieste, quali compensazioni ambientali saranno previste.

Un cambio di squadra tecnica in questa fase può certo garantire continuità, se ben gestito, ma c’è il rischio concreto che introduca rallentamenti, nel caso emergano riletture o approfondimenti ulteriori.

Molto dipenderà dalla capacità dell’Amministrazione di mantenere una linea coerente con il piano strutturale appena approvato.

Il quadro resta: la strategia non cambia

È importante dirlo chiaramente: la risoluzione del contratto non mette in discussione il piano strutturale.

La visione resta incentrata su alcune linee guida chiare: meno consumo di suolo, più rigenerazione, tutela forte di costa e pinete, valorizzazione dell’agricoltura, mobilità più moderna e attenzione al rischio idraulico.

Quello che cambia è il percorso attuativo.

Una fase politica oltre che tecnica

Con il piano operativo che dovrà arrivare entro il 2027, la questione diventa anche politica. Perché sarà uno dei dossier centrali della campagna elettorale, determinerà il ritmo di sviluppo edilizio ed economico ed influenzerà aspettative di proprietari e operatori.

Il rischio, in casi come questo, è che l’urgenza politica si scontri con la complessità tecnica.

Il punto oggi

Grosseto ha una strategia urbanistica approvata e strutturata. Ha una visione chiara su costa, mobilità, rigenerazione e territorio rurale.

Di seguito proviamo a spiegarla aspetto per aspetto.

Ma l’ultima fase — quella che traduce la strategia in norme operative — parte ora con un cambio di squadra. Se i tempi verranno rispettati, la città potrebbe arrivare al 2027 con uno strumento attuativo nuovo e coerente. Se invece il passaggio tecnico si rivelerà più complesso del previsto, il rischio è uno slittamento che prolungherebbe la fase di transizione.

La scelta di fondo: meno espansione, più rigenerazione

Il messaggio politico e urbanistico più forte è questo: prima si recupera ciò che esiste, poi si pensa ad espandere.

Il nuovo piano strutturale punta a ridurre il consumo di suolo, riqualificare aree dismesse o sottoutilizzate e rendere più compatta e funzionale la città. Non significa che non ci saranno nuove trasformazioni fuori dal perimetro urbano, ma che queste dovranno essere giustificate, compatibili e sostenibili.

È un cambio di impostazione rispetto alla stagione delle espansioni “a macchia d’olio”. Con una città che, negli anni, è stata disegnata di fatto da un patchwork di lottizzazioni senza una logica. Dove finisce la tua inizia la mia con il risultato che alcune zone della città, pensiamo alle zone dietro al Pizzetti o a quelle attorno al Maremà, ma non solo, la crescita non è stata governata, quasi a realizzare un puzzle con scatole diverse.

Il capoluogo: città più compatta e servizi più vicini

Nel cuore urbano di Grosseto la linea è chiara: più qualità urbana, meno dispersione.

Rigenerazione urbana

Il piano indica come priorità il recupero di aree interne già urbanizzate, comparti produttivi da modernizzare e spazi pubblici da rendere più funzionali.

L’obiettivo è evitare nuove periferie isolate e valorizzare ciò che è già infrastrutturato.

Spazi pubblici e servizi

Un quartiere non è solo case. Il piano ragiona su servizi scolastici e sportivi, verde urbano, spazi collettivi e attrezzature sociali.

La città deve essere più “completa”, non solo più costruita.

Mobilità: meno auto obbligata, più alternative

Uno dei nodi storici di Grosseto è la mobilità. Il piano interviene su più livelli.

Assi urbani e riorganizzazione viaria

Si punta a rendere più leggibile e fluida la struttura degli spostamenti, migliorando i collegamenti interni e le connessioni con l’esterno.

Parcheggi scambiatori

L’idea è creare aree dove lasciare l’auto e proseguire con mezzi pubblici o mobilità dolce, soprattutto nei periodi di punta turistica.

Trasporto collettivo

Il piano parla di rafforzamento del trasporto pubblico e di integrazione tra modalità diverse, per ridurre la dipendenza dall’auto privata.

Ciclovie e mobilità lenta

Qui la direzione è molto netta: completare i tratti mancanti (ma il progetto della ciclovia fra il Parco e Fiumara ancora non c’è e si pensa ad alternative low cost rispetto all’idea iniziale, originale e affascinante, di farla passare in pineta. Si ipotizza anche un percorso in passeggiata a Marina, una follia che speriamo non sia concretizzata), collegare capoluogo e Marina e creare reti continue e funzionali, non solo tratti isolati.

Non è solo turismo: è qualità della vita e alternativa concreta agli spostamenti brevi in auto.

La costa: turismo sì, ma con equilibrio

La fascia costiera è una delle parti più delicate del territorio comunale.

Erosione e fragilità

Il piano riconosce l’erosione costiera come una criticità strutturale. La gestione dell’arenile e delle dinamiche naturali diventa un elemento centrale della pianificazione.

Pinete e aree naturali

Le pinete costiere non sono viste come semplice cornice, ma come infrastruttura ecologica, elemento paesaggistico strategico e filtro ambientale.

Ogni sviluppo turistico dovrà misurarsi con questa fragilità.

Porto turistico e sistema nautico

Il piano prevede il miglioramento delle dotazioni del porto di Marina di Grosseto, dentro una logica di potenziamento controllato, non di espansione incontrollata.

Il sottotesto è chiaro: la costa è un valore economico, ma prima ancora ambientale.

Aree produttive ed economia: modernizzare senza allargarsi troppo

Sul versante economico il piano lavora su due direttrici:

Rigenerare le aree produttive esistenti

Invece di creare nuovi comparti industriali su suolo agricolo, si punta a rendere più efficienti quelli esistenti, riqualificare zone degradate e migliorare infrastrutture e servizi connessi.

Valorizzare agroalimentare e filiere locali

Grosseto ha una forte identità agricola. Il piano la assume come asset strategico puntando su vari aspetti: mercati, filiere corte, innovazione tecnologica legata all’agricoltura e connessioni logistiche compatibili.

Non solo edilizia, ma economia territoriale.

Il territorio rurale: non riserva, ma struttura

Una delle parti più interessanti riguarda la campagna.

Il piano non la considera “spazio vuoto” in attesa di costruzioni, ma nel suo complesso un sistema produttivo, un paesaggio identitario e una rete ecologica.

Parco agricolo periurbano

Attorno al capoluogo si immagina un sistema agricolo e verde che mitiga il clima urbano, crea continuità ecologica e funziona da cerniera tra città e campagna.

Agricoltura più sostenibile

Qui sono previsti vari obiettivi: più biodiversità, maggiore attenzione a suolo e acqua e integrazione tra attività produttive e tutela ambientale.

Rischio idraulico: pianificare con la sicurezza in testa

Grosseto è città di pianura, attraversata da corsi d’acqua e canali. Il rischio alluvionale è un dato strutturale e gli eventi del passato più lontano, ma anche negli anni recenti, sono lì a testimoniarlo.

Il piano assume questo elemento come condizione non negoziabile. Di conseguenza le trasformazioni devono essere compatibili, la sicurezza idraulica entra con maggior forza nelle scelte urbanistiche e le aree fragili non possono essere pianificate come se non lo fossero.

È una pianificazione che tiene conto del cambiamento climatico e degli eventi estremi. Ormai sempre più frequenti.

Le aree di trasformazione: cosa significa davvero

Il piano strutturale individua anche possibilità di trasformazione fuori dal territorio urbanizzato, ma attenzione, questo non comporta automaticamente nuove lottizzazioni, nuovi cantieri e tantomeno diritti acquisiti.

Sono indirizzi strategici che il piano operativo dovrà eventualmente tradurre in progetti concreti, valutando impatti e compatibilità.

Qui si giocherà una partita importante nei prossimi anni.

Una pianificazione più “ambientale” che in passato

Il piano è accompagnato da una valutazione ambientale strategica (Vas), che analizza impatti su ambiente, paesaggio e salute, valuta scenari alternativi e stima pressioni su risorse come acqua, energia e suolo.

Non è solo urbanistica tecnica: è pianificazione con parametri ambientali integrati.

Cosa cambia per i cittadini?

Subito, poco o nulla in termini di cantieri. Ma cambiano le regole del gioco.

Quindi nei prossimi anni chi vorrà trasformare un’area dovrà farlo dentro questa cornice, il piano operativo tradurrà gli indirizzi in interventi concreti e le scelte su costa, mobilità, aree produttive e rurale dovranno essere coerenti con questa strategia.

Riassumendo, Grosseto ha una strategia urbanistica approvata e strutturata. Ha una visione chiara su costa, mobilità, rigenerazione e territorio rurale. Ma l’ultima fase — quella che traduce la strategia in norme operative — parte ora con un cambio di squadra. Se i tempi verranno rispettati, la città potrebbe arrivare al 2027 con uno strumento attuativo nuovo e coerente.

Se invece il passaggio tecnico si rivelerà più complesso del previsto, il rischio è uno slittamento che prolungherebbe la fase di transizione.

La partita vera, adesso, si gioca sul piano operativo.

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