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Gozzi affonda Piombino: «Progetto non strategico». Ferrari e i sindacati lo attaccano

Scontro infuocato su Piombino: Gozzi definisce «non strategico» il progetto Metinvest. Ferrari e la Uilm replicano: «È il futuro della siderurgia italiana»
Il progetto di Metinvest Adria, Francesco Ferrari e Antonio Gozzi
Il progetto di Metinvest Adria, Francesco Ferrari e Antonio Gozzi

PIOMBINO. L’industria siderurgica italiana vive un momento delicato e lo scontro che si è acceso attorno al polo di Piombino è il simbolo di tensioni profonde.

Durante l’assemblea nazionale di Federacciai, tenuta a Bergamo, il presidente Antonio Gozzi ha dichiarato che «non vanno disperse risorse in progetti non strategici come quello di Piombino».

Parole che hanno fatto infuriare il sindaco Francesco Ferrari, che ha risposto con una nota durissima, trovando al suo fianco anche il segretario nazionale Uilm Guglielmo Gambardella.


Gozzi: «Piombino non è un progetto strategico»

Nel suo intervento a Bergamo, Gozzi ha tracciato un quadro critico della siderurgia italiana, definendola «in grave difficoltà» e mettendo in guardia dal rischio di disperdere risorse in progetti «non sostenibili nel medio periodo».

Riferendosi al piano di Metinvest Adria e Danieli, Gozzi avrebbe espresso scetticismo, sostenendo che si tratta di un piano «sovradimensionato rispetto alle esigenze di mercato».

Un messaggio che suona come una bocciatura per Piombino, proprio nel momento in cui l’investimento ucraino-italiano sembra pronto a decollare.


Ferrari: «Piombino costruisce, non frena»

La replica del sindaco Francesco Ferrari non si è fatta attendere: «C’è un momento, nella vita pubblica di un Paese, in cui occorre scegliere da che parte stare: dalla parte di chi costruisce o da quella di chi frena. Piombino ha scelto di costruire».

Ferrari definisce «gravi e del tutto fuori luogo» le dichiarazioni di Gozzi e accusa Federacciai di «difendere equilibri corporativi e interessi privati».

Per il sindaco, difendere Piombino «non significa proteggere un progetto calato dall’alto, ma difendere una prospettiva nazionale: quella di ricostruire il secondo polo siderurgico del Paese».

«Piombino non chiede privilegi – aggiunge Ferrari – chiede solo di poter contribuire, da protagonista, al futuro dell’Italia produttiva».


Gambardella (Uilm): «Inaccettabile mettere in dubbio il rilancio»

Durissima anche la posizione della Uilm. Il segretario nazionale Guglielmo Gambardella ha definito «incomprensibili e dannose» le parole di Gozzi:

«È inconcepibile avanzare dubbi su un progetto che finalmente, dopo undici anni dallo spegnimento dell’altoforno, può ridare speranza a mille e cinquecento lavoratori e al territorio di Piombino».

Gambardella ha ricordato che il piano Metinvest-Danieli è «già finanziato e sostenuto da un accordo di programma con il governo» e che non esiste alcuna contrapposizione tra Piombino e Taranto:

«Non saranno i due milioni di tonnellate di Piombino a far saltare il sistema siderurgico nazionale».


Valerio D’Alò (Fim Cisl): «Sostenuto il progetto con convinzione»

Anche il segretario nazionale Fim Cisl replica a Gozzi.

«Dando seguito a quanto dichiarato da Gozzi riteniamo che sia necessario un confronto vero, a livello di Paese, tra il Governo e chi sa fare l’acciaio in Italia».

«Per quanto ci riguarda, riteniamo che le critiche del presidente Gozzi, al di là delle motivazioni più o meno condivisibili, non trovano ragioni nel momento in cui, gli investitori italiani sono stati assenti con proposte e progetti credibili per rilanciare i due importanti poli siderurgici».

«Piombino, come organizzazioni sindacali, abbiamo sostenuto con forza l’unico progetto che dava respiro a quell’area siderurgica ed ai lavoratori e siamo pronti a cogliere la sfida di Federacciai visto che c’è ancora da risolvere l’altra metà del polo siderurgico toscano che riguarda le promesse vane e mai concluse da parte di JSW. Se Il Presidente vuol confrontarsi con noi per dare una risoluzione a questa vertenza noi ci siamo».


Usb: «Gozzi faccia il presidente di Federacciai»

Interviene anche l’Usb Piombino, con l’Usb nazionale, settore industria.

«Noi crediamo che Metinvest non abbia certo bisogno di difensori: un gruppo che dichiara di voler produrre 2.700.000 tonnellate di acciaio non può certo temere il signor Gozzi. E non pensiamo neppure che un governo possa farsi influenzare da chi difende interessi privati così evidenti».

«Il punto vero, semmai, è un altro: i soldi pubblici. Siamo d’accordo sul fatto che non vadano sprecati — ma proprio per questo siamo convinti che i settori strategici, come quello dell’acciaio, vadano nazionalizzati. Solo una presenza pubblica forte può garantire una pianificazione industriale seria, la tutela dell’occupazione, la sicurezza sul lavoro e il rispetto ambientale».

«Il problema è che in pochi oggi hanno il coraggio di dirlo: serve una nuova Iri, capace di riportare lo Stato al centro delle politiche industriali e di mettere fine alla giungla del mercato libero, quello stesso mercato che ha prodotto solo precarietà, delocalizzazioni e sfruttamento».

«E visto che il signor Gozzi è un grande sostenitore del “libero mercato”, accetti anche la nascita di una nuova acciaieria a Piombino. Perché nel vostro mercato libero — quello che avete inventato e difeso — tutte le imprese, dirette o indirette, hanno beneficiato di soldi pubblici. Almeno, questa volta, che quei soldi servano davvero all’interesse collettivo e non ai profitti di pochi».

«Per questi motivi, Usb sarà in piazza il 28 novembre con lo sciopero generale, contro il governo Meloni, contro la manovra di guerra e di austerità, per un vero piano industriale pubblico, per salari dignitosi, per la difesa dei diritti dei lavoratori e per la nazionalizzazione dei settori strategici, a partire dall’acciaio».


Il nodo politico e industriale

Dietro lo scontro c’è una questione più ampia: chi decide oggi cosa è “strategico” per l’Italia industriale.

Mentre Federacciai sembra voler concentrare gli sforzi sui poli storici, come Taranto, istituzioni e sindacati chiedono una visione più moderna e diffusa della produzione siderurgica, capace di coniugare transizione verde, innovazione e rilancio territoriale.

Piombino, con il progetto Metinvest Adria, rappresenta proprio questo: un investimento privato-internazionale che promette acciaio a basse emissioni, nuove tecnologie e oltre mille posti di lavoro diretti.

Bloccarlo o indebolirlo, secondo i sostenitori, sarebbe «un errore storico» che danneggerebbe non solo la Toscana, ma l’intero sistema industriale nazionale.


«Da che parte sta il Paese?»

La dichiarazione di Gozzi – «non vanno disperse risorse in progetti non strategici come quello di Piombino» – ha acceso un conflitto che va ben oltre il perimetro locale.

Per Piombino è in gioco il futuro di un sito industriale ma anche la credibilità dell’Italia nel saper credere nella propria industria.

La risposta di Ferrari è chiara: «Scegliamo di costruire».

Ora resta da capire se il governo, le istituzioni e il mondo industriale vorranno davvero costruire, o se prevarrà ancora una volta la logica di chi frena.

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