Funerali di Marcella Padovani Fritz ad Albinia, il commosso saluto della comunità | MaremmaOggi Skip to content

Funerali di Marcella Padovani Fritz ad Albinia, il commosso saluto della comunità

Chiesa gremita ad Albinia per l’ultimo saluto a Marcella Padovani Fritz. Una messa solenne, parole di fede e memoria, il ricordo di una vita spesa per gli altri
I funerali di Marcella Padovani Fritz ad Albinia
I funerali di Marcella Padovani Fritz ad Albinia

ALBINIA – Si sono svolti ieri, 15 gennaio, ad Albinia i funerali di Marcella Padovani Fritz, accompagnati da una messa solenne che ha raccolto l’intera comunità in un silenzio carico di rispetto e gratitudine.

Alla celebrazione erano presenti l’ex vescovo della diocesi di Pitigliano-Sovana e Orbetello, padre Giovanni Roncari, il parroco di Albinia don Antonio, insieme a parroci e diaconi provenienti da tutta la diocesi. Presente anche l’attuale direttore della Caritas di Orbetello, Roberto Trucchi, diacono, a testimonianza del legame profondo tra la vita di Marcella e il servizio agli altri.

La chiesa era piena, ma composta. In prima fila tutta la famiglia di Marcella: il figlio Jacopo, la nuora Michela, i nipoti Pierfrancesco e Filippo, i consuoceri e i parenti. Nessun clamore, nessuna fretta: solo la consapevolezza di stare salutando una presenza autentica e profondamente radicata in questa parte di Maremma.

Il saluto dell’ex vescovo padre Giovanni Roncari

Ad officiare la messa solenne è stato l’ex vescovo della diocesi, padre Giovanni Roncari, che ha portato anche il saluto dell’attuale vescovo Paolo Bernardino. Parole commosse e sentite per una donna che nella vita è stata apostolo di Cristo dei poveri, degli ultimi, dei disagiati.

Nessuna santificazione, nessuna immagine costruita, nessuna idealizzazione: solo il racconto di ciò che è stata Marcella, una donna dentro la vita degli altri, spesso, con continuità e senza risparmiarsi.

La promessa evangelica

Padre Giovanni Roncari si è soffermato sul senso profondo della promessa evangelica, sul significato del trapasso dalla vita alla morte. Non una formula di consolazione, ma una verità che nasce dal Vangelo: Dio non sottrae la vita, la porta a compimento.

La morte non è un abbandono, ma un incontro. Gesù può dire «Io sono con te» perché ha attraversato per primo la morte, trasformandola in passaggio. Non l’assenza del dolore, ma la certezza di una presenza che non viene meno.

Le parole dei nipoti e della nuora

Durante la celebrazione solenne hanno preso la parola i nipoti di Marcella, Pierfrancesco e Filippo, che, insieme alla loro mamma Michela, hanno letto alcuni passi della Bibbia. Voci giovani, cariche di emozione e rispetto, segno di una fede che passa di generazione in generazione.

Molto emozionati, composti, forti di una fede e della certezza nel cuore che nulla si perde davvero: ciò che abbiamo amato, ciò che abbiamo creduto e ciò che abbiamo vissuto resta, eterno nella memoria e nello spirito.

Le parole del parroco

Con parole commosse e sentite, il parroco di Albinia don Antonio ha ricordato Marcella, con cui ha collaborato per oltre venti anni. L’ha descritta come una donna di fede vissuta, concreta, capace di farsi prossima senza mai mettersi al centro.

Una fede fatta di piccoli gesti quotidiani, di servizio silenzioso, di attenzione costante verso gli altri. Parole semplici, pronunciate con emozione, che hanno attraversato la navata della chiesa Santa Maria delle Grazie come un abbraccio.

Il libro della vita

Nel cuore della celebrazione ha trovato spazio l’immagine affidata alle parole sofferte e intense del figlio Jacopo Padovani, che ha richiamato il Vangelo sfogliato dal vento, come accadde ai funerali di San Giovanni Paolo II.

Un’immagine potente, diventata simbolo del soffio di Dio che sfoglia il libro della nostra vita: pagine scritte, pagine bianche, capitoli che sembrano chiudersi e altri che, misteriosamente, si aprono.

Il capitolo delle origini

«C’è il capitolo della famiglia d’origine – ha spiegato con la voce spezzata Jacopo Padovani – quella che mette al mondo, cresce ed educa, insegnando a stare nella vita».

Un capitolo che, per Jacopo, si è interrotto bruscamente, lasciando pagine bianche e durissime. Ma proprio da lì, grazie soprattutto alla forza della madre, quelle pagine hanno ricominciato a riempirsi. Non di parole, ma di opere. Opere grandi, silenziose, mai ostentate.

Il capitolo del mondo e degli altri

Un altro capitolo fondamentale è quello del mondo degli amici e del sociale, accanto a quello della scuola. Qui, ha detto Jacopo, Marcella ha donato se stessa con discrezione e serenità.

Opere-segno che restano, perché continuano nei progetti portati avanti da altri. Un bene che aiuta senza esporre, che costruisce senza fare rumore.

La famiglia creata

Poi c’è il capitolo della famiglia scelta, creata con amore insieme a Michela, da cui sono nati due figli, i nipoti tanto amati. Un capitolo che oggi resta aperto, vivo, affidato al cammino quotidiano.

Oggi si chiude il capitolo della famiglia d’origine. Rimane aperto quello della famiglia creata, insieme a Michela, ai ragazzi, ai suoceri: legami che vanno oltre il normale rapporto familiare, e che promettono pagine ancora belle, scritte anche con un sostegno che non viene meno.

«Ci proveremo»

A raccogliere il senso di questo saluto è stato il commento semplice e sincero di Roberto Trucchi, diacono e direttore della Caritas di Orbetello:
«Forse non sarà possibile fare come ha fatto lei, ma ci proveremo».

Non una frase di circostanza, ma un impegno. La consapevolezza che l’eredità di Marcella non chiede imitazioni perfette, ma continuità: fare il bene con discrezione, esserci senza rumore, restare fedeli alle persone.

La pagina che resta aperta

La morte non ha chiuso il libro. Ha voltato una pagina.
E ciò che Marcella Padovani Fritz ha scritto continua in queste terre di Maremma, nelle famiglie, nelle opere che restano.

Il vento soffia ancora. E il libro della vita non è finito.

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