GROSSETO. C’è una linea sottile, quasi invisibile, tra la cura e la fuga. Tra il bisogno di essere aiutati e la paura di restare. È lungo quella linea che si è consumata la notte drammatica di una donna di 35 anni, oggi ricoverata in prognosi riservata all’ospedale Misericordia, sospesa tra la vita e la morte.
Una storia, quella della donna, fatta di fragilità, di eccessi, di tentativi di soccorso e di allontanamenti improvvisi
Il primo ricovero al Misericordia
La donna era stata ricoverata il 12 febbraio all’ospedale Misericordia per un problema di salute. In reparto aveva ricevuto cure e attenzioni. Medici e infermieri l’avevano presa in carico, come si fa con chi arriva in condizioni difficili, segnate anche dall’abuso di alcol e, con ogni probabilità, di sostanze stupefacenti.
Ma nonostante le attenzioni e le sue condizioni di salute, a un certo punto la donna è scappata. Non voleva restare in ospedale.
Il ritorno in ambulanza e la seconda fuga
Il 13 febbraio la donna è stata soccorsa da un’ambulanza del 118 e riaccompagnata al pronto soccorso del Misericordia. Era in stato di ebbrezza, quando, nella serata di venerdì, è stata soccorsa. Di nuovo, è stata affidata alle cure dei sanitari.
Ancora una volta il personale ha fatto il proprio lavoro, con professionalità e umanità. Ma anche venerdì sera, nonostante l’assistenza ricevuta, la trentacinquenne ha lasciato l’ospedale.
È uscita, ha attraversato la strada.
In quei minuti concitati, il personale sanitario l’ha cercata ovunque, sperando che fosse ancora nell’area ospedaliera. Sperando di poterla riportare dentro, al sicuro.
L’investimento e la corsa contro il tempo
Pochi istanti dopo, la tragedia. La donna è stata travolta da un furgone mentre attraversava la strada davanti all’ospedale. Erano circa le 5 di sabato 14 febbraio quando è stata soccorsa e riportata, ancora una volta, al pronto soccorso.
Le sue condizioni sono apparse subito gravissime. Nell’incidente ha riportato la rottura della milza e un’emorragia cerebrale. È stata sottoposta a un delicatissimo intervento chirurgico.
Ora è ricoverata in prognosi riservata.
Una storia che parla di solitudine e cura
Questa non è solo una notizia di cronaca. È il racconto di una fragilità che non sempre riusciamo a trattenere. Di una sanità che prova a curare, ma che a volte si trova di fronte alla scelta di chi non accetta o non riesce ad accogliere l’aiuto che gli viene dato.
Medici e infermieri hanno fatto il possibile. L’hanno assistita, cercata, soccorsa ancora. Ma la disperazione, può trasformarsi in pericolo.
Oggi quella donna combatte la sua battaglia più dura, tra la vita e la morte. E insieme a lei, in silenzio, combatte anche chi in quelle ore ha provato a salvarla due, tre volte.



