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Forza Italia nel caos dopo il “marzo nero”: resa dei conti nel partito

Dalle provinciali al referendum, il doppio ko riapre le divisioni: la giunta esecutiva mai nata e la sfida interna alla leadership
Un banchetto di Forza Italia in corso Carducci con Alessandro Antichi e il coordinatore provinciale Roberto Berardi
Un banchetto di Forza Italia in corso Carducci con Alessandro Antichi e il coordinatore provinciale Roberto Berardi

GROSSETO. Altro che decisioni condivise. A distanza di mesi dalla nascita annunciata della giunta esecutiva, ma in realtà ancora in una gestazione quasi da elefantessa, Forza Italia in Maremma torna a fare i conti con divisioni interne, malumori e una frattura che ora appare sempre più evidente.

Il “marzo nero” del centrodestra maremmano – con la doppia sconfitta in poco più di una settimana alle provinciali e al referendum sulla giustizia – ha riaperto una questione mai davvero risolta: chi guida davvero il partito e con quale strategia. Un problema che a Roma ha già portato qualche scossone, con la “maremmana” Stefania Craxi subentrata a Maurizio Gasparri, ma che a cascata potrebbe portare novità anche in questa terra meravigliosa.

Anche perché le amministrative sono dietro l’angolo. La nazionale di calcio ha infilato tre disastri di seguito, Forza Italia non vorrebbe fare altrettanto, pur avendo un nome da tifosi azzurri.

Direttivo teso: nel mirino la gestione Berardi

La riunione del direttivo del 1° aprile, data tutt’altro che simbolica, non è stata uno scherzo, ma tremendamente seria, è stata il momento in cui il disagio è emerso con forza.

Nel mirino c’è la gestione del coordinatore provinciale Roberto Berardi.

A guidare la contestazione è stato un intervento lungo e articolato di Alessandro Antichi, ma la linea è condivisa anche da altri nomi di peso: Giulio Tambelli, Stefano Dragoni, Salvatore Anastasi e Gianluca Ancarani, solo per farne alcuni. Ma sono parecchi.

Il messaggio è chiaro: il partito è fermo da mesi e serve un cambio di rotta.

La giunta esecutiva mai nata

Uno dei punti più critici riguarda proprio quella giunta esecutiva annunciata la scorsa estate come strumento per garantire decisioni condivise.

Un passaggio che avrebbe dovuto segnare una svolta dopo le tensioni interne.

Ma, nei fatti, quella struttura non è mai partita davvero. C’erano accordi, nomi condivisi, una direzione tracciata. Poi, però, tutto si è fermato.

Secondo i dissidenti, i buoni risultati alle regionali – in particolare quelli di Luca Agresti e Priscilla Schiano, legati più a radicamenti personali sul territorio che a un effettivo lavoro del partito – hanno comunque spinto il coordinatore a rimandare ogni scelta.

Oggi, però, quel tempo è finito.

Il flop alle provinciali: pesa l’assenza sul territorio

La sconfitta alle provinciali è il primo nodo politico.

Non solo per la scelta tardiva del candidato Andrea Casamenti, senza che ci sia stato un vero dibattito propedeutico, ma soprattutto per quella che viene definita un’assenza totale del partito nei territori. La Maremma è grande e riunisce anime e sensibilità diverse, in piccoli microcosmi che non si assomigliano. E i rapporti vanno curati, giorno dopo giorno.

L’accusa è pesante: Forza Italia sarebbe diventata un partito “grossetocentrico”, incapace di presidiare gli altri Comuni.

E proprio da lì sarebbe arrivata la reazione, con un voto che ha premiato Francesco Limatola e ribaltato un vantaggio che, sulla carta, sembrava solido. Decisamente era difficile fare peggio di così al voto per palazzo Aldobrandeschi. E non basta liquidarlo con un semplice «hanno votato solo poche centinaia di persone», perché il malessere, sui territori, è radicato.

Referendum, la critica più dura: comunicazione sbagliata

Ancora più netta la bocciatura sul referendum sulla giustizia.

Forza Italia si era spesa molto, ma il risultato non è arrivato.

E qui la critica diventa politica e strategica: comunicazione trasformata in scontro politico, poca informazione tecnica ai cittadini e anche iniziative giudicate “senza senso”, con troppe parole in libertà.

Un errore di impostazione, secondo i dissidenti, tanto più grave perché anche una parte dell’elettorato di sinistra condivideva i contenuti del referendum. E il messaggio non è passato: «È stata persa una grande occasione» ripetono.

Ora il partito chiede un cambio di passo

Dopo le due sconfitte di marzo, il clima è cambiato.

Quello che prima era malumore ora diventa richiesta esplicita: serve una svolta immediata.

La prossima riunione, in programma il 15 aprile, sarà decisiva.

Sul tavolo c’è una richiesta precisa: costituire finalmente la giunta esecutiva e ridisegnare gli equilibri interni.

Elezioni alle porte e partito diviso

Il tempo, però, è poco. Le amministrative di Grosseto e Orbetello sono ormai vicine e Forza Italia rischia di arrivarci divisa. Pur avendo almeno un paio di esponenti che potrebbero essere candidati a sindaco, magari col sostegno anche di qualcuno di Fratelli d’Italia, ma questa è un’altra storia. 

E qui si torna al punto di partenza.

Quel modello delle “decisioni condivise”, annunciato mesi fa per evitare fratture, oggi sembra ancora lontano.

Nel frattempo, però, la politica non aspetta. E nel centrodestra maremmano, dopo il marzo nero, la sensazione è che la partita vera si giochi ora, dentro i partiti prima ancora che nelle urne.

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