ORBETELLO. I nuovi crolli all’interno dell’area dell’ex Sitoco, affacciata sulla laguna di Orbetello, non sono solo l’ennesimo episodio di degrado. Sono il segnale visibile di una vicenda che va avanti da decenni e che intreccia storia industriale, inquinamento ambientale, bonifiche mai concluse e una lunga catena di passaggi amministrativi.
Un caso emblematico, diventato simbolo delle difficoltà italiane nel trasformare un sito industriale dismesso in un’area sicura e recuperabile, nonostante finanziamenti, accordi e progetti annunciati.
Cos’è l’ex Sitoco e perché è un sito strategico
L’ex Sitoco si trova in un’area delicatissima dal punto di vista ambientale: la Laguna di Orbetello, uno degli ecosistemi più fragili della Toscana. Proprio per questo l’area è inserita tra i siti di bonifica di interesse nazionale (SIN), una classificazione che riguarda i territori con livelli di contaminazione tali da richiedere l’intervento diretto dello Stato.
Lo stabilimento nasce all’inizio del Novecento come fabbrica chimica e, nel corso dei decenni, cambia più volte assetto produttivo e proprietà, lasciando però un’eredità pesante in termini di residui industriali.
La storia industriale: un secolo di chimica sulla laguna
Secondo la documentazione ministeriale, l’impianto entra in funzione nel 1906 nell’area di Orbetello scalo. Per decenni produce fertilizzanti e acido solforico, utilizzando anche pirite, con accumuli di ceneri che vengono in parte stoccati nei terreni circostanti e in aree prossime alla laguna.
Negli anni Settanta cessa la produzione di acido solforico, ma prosegue quella dei fertilizzanti. La crisi del settore chimico porta poi alla chiusura progressiva delle attività, fino allo stop definitivo tra gli anni Novanta e i primi Duemila.
Dopo il fallimento e la liquidazione della Sitoco (Federconsorzi), l’area viene messa all’asta e nel 2004 passa alla società Laguna Azzurra, che ne diventa proprietaria. Aveva un progetto di trasformazione del sito in una grossa struttura turistica ma, oltre 20 anni dopo, non è stato portato avanti.
Da allora lo stabilimento è rimasto sostanzialmente abbandonato, con edifici in progressivo degrado e materiali residui ancora presenti.
Perché la bonifica è così complessa
La bonifica di un SIN non è un’operazione rapida. Prevede una sequenza obbligata: caratterizzazione (analisi di suolo, falda e sedimenti); analisi del rischio sanitario e ambientale; progettazione degli interventi; autorizzazioni e conferenze di servizi fino alla messa in sicurezza e bonifica vera e propria.
Nel caso dell’ex Sitoco, la complessità è aumentata da almeno tre fattori: la vicinanza diretta alla laguna, con possibili contaminazioni dei sedimenti; la presenza di falda superficiale e l’estensione dell’area e la molteplicità delle fonti inquinanti storiche.
Stato di emergenza, poi lo stallo
Dal 2002 al 2012 l’area rientra in uno stato di emergenza ambientale, legato anche alla crisi della laguna di Orbetello. Terminata l’emergenza, la gestione passa alla fase ordinaria, con il coinvolgimento di ministero, Regione Toscana e enti locali.
Negli anni vengono approvati piani, studi e progetti, ma sul terreno i risultati restano limitati. La bonifica completa dell’area ex Sitoco non viene mai conclusa, mentre gli edifici continuano a deteriorarsi.
Finanziamenti e interventi: cosa è stato previsto
Negli atti ufficiali compaiono risorse importanti, anche attraverso fondi statali e comunitari. In particolare interventi di messa in sicurezza della falda e di marginamento; rimozione di rifiuti e materiali residui e studi e aggiornamenti del piano di caratterizzazione.
Si parla di decine di milioni di euro programmati nell’ambito dei fondi per l’ambiente e la tutela dei siti contaminati. Tuttavia, una parte consistente di queste risorse è rimasta legata a fasi progettuali o a interventi parziali.
Aspetti giudiziari e amministrativi: tra ricorsi e Tar
La complessa vicenda dell’ex Sitoco non riguarda solo bonifiche e demolizioni, ma anche una lunga serie di battaglie legali e decisioni amministrative che hanno segnato tappe decisive dell’iter. La situazione mostra come la gestione di un sito di interesse nazionale possa trasformarsi in un groviglio di ricorsi, provvedimenti di enti pubblici e contenziosi tra proprietari e istituzioni.
Ricorsi al Tar e contestazioni della proprietà
Uno dei principali filoni giudiziari riguarda i ricorsi promossi dalla società proprietaria, Laguna Azzurra, contro atti amministrativi ritenuti ingiusti o eccessivamente gravosi.
In particolare, la società ha impugnato davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio il decreto ministeriale n. 4877 dell’11 agosto 2008 del Ministero dell’Ambiente, insieme alla nota di diffida del 30 gennaio 2009, che imponevano la realizzazione di opere di messa in sicurezza e di bonifica dell’area. La contestazione principale della proprietà era che tali oneri non potessero essere imposti alla società in quanto semplice proprietaria dell’area, senza che fosse stato accertato il suo ruolo quale responsabile dell’inquinamento, come previsto dal principio europeo “chi inquina paga”. Laguna Azzurra sosteneva inoltre carenze istruttorie nelle indagini che avevano portato all’adozione dei provvedimenti.
Il Tar ha dichiarato il ricorso e i motivi aggiunti improcedibili per sopravvenuta carenza di interesse, osservando che successivi atti amministrativi, incluse determinazioni della conferenza di servizi e l’Accordo di Programma 2018, avevano sostituito i provvedimenti impugnati e fatto evolvere la situazione.
La questione dei vincoli sulla fabbrica
Un altro episodio giudiziario significativo risale al 2021, quando la proprietà di Laguna Azzurra ha ottenuto una sentenza favorevole del TAR Toscana che ha annullato i vincoli di interesse culturale applicati da ministero e Soprintendenza sui fabbricati dell’ex Sitoco. Secondo la Soprintendenza, gli edifici storici dell’impianto – risalenti ai primi del ’900 – avevano interesse architettonico, ma il Tar ha giudicato tali vincoli incompatibili con la bonifica e la futura valorizzazione dell’area, ritenendo lecita la richiesta della proprietà di rimuovere i vincoli per consentire gli interventi.
Questa pronuncia è stata considerata un passaggio importante per sbloccare la possibilità di demolire e riqualificare l’area, un elemento ritenuto essenziale per la sostenibilità economica degli interventi di bonifica.
Confini amministrativi e governance della bonifica
Infine, a livello amministrativo strutturato, esiste un Accordo di Programma tra ministero, Regione Toscana e enti locali (approvato nel 2007 e poi aggiornato), che delinea gli impegni di messa in sicurezza e bonifica dell’area di interesse nazionale, con risorse pubbliche stanziate e una governance coordinata. Questi accordi non sono rimasti fermi sulla carta: comprendono anche la partecipazione di Sogesid S.p.A. come soggetto attuatore per le attività tecniche legate alle indagini ambientali e ai progetti preliminari.
I nuovi crolli e le ordinanze di messa in sicurezza
Negli ultimi mesi, il tema è tornato di stretta attualità a causa dei nuovi crolli di porzioni di fabbricati all’interno dell’ex Sitoco. Episodi che hanno spinto il Comune di Orbetello a intervenire con ordinanze di messa in sicurezza, chiedendo alla proprietà di agire per eliminare i rischi immediati.
Si è così aperta una nuova fase, con demolizioni di edifici pericolanti; recinzioni e limitazioni di accesso e cronoprogrammi per la riduzione del rischio strutturale.
È un passaggio importante, ma che riguarda la sicurezza fisica, non la bonifica ambientale in senso stretto.
Il punto critico: sicurezza non è bonifica
Qui sta il nodo centrale. Mettere in sicurezza gli edifici evita incidenti e intrusioni, ma non risolve il problema dell’inquinamento storico. Suoli, falda e sedimenti lagunari restano il vero cuore della questione.
Finché la caratterizzazione non viene completata e condivisa tra tutti gli enti, e finché non si passa alla bonifica definitiva, l’area resterà un vuoto urbano e ambientale, inaccessibile e senza prospettive di recupero reale.
Chi fa cosa: responsabilità frammentate
La vicenda ex Sitoco è anche un esempio di responsabilità frammentate: lo Stato per i SIN; la Regione per il coordinamento operativo; il Comune per la sicurezza e il controllo del territorio e la proprietà privata per gli obblighi sugli immobili.
Un intreccio che, nel tempo, ha prodotto rallentamenti, rinvii e interventi parziali.
Commissione ecomafie e pressione politica: il Sin torna sotto la lente del Parlamento
Intanto i recenti crolli all’ex Sitoco hanno riacceso l’attenzione anche a livello nazionale. Nelle prossime settimane, infatti, è previsto un sopralluogo della Commissione parlamentare di inchiesta sulle ecomafie all’interno del sito di interesse nazionale di Orbetello, con un focus specifico sulla laguna e sulla porzione pubblica dell’area ex Sitoco.
L’iniziativa è stata sollecitata dalla senatrice Simona Petrucci (Fratelli d’Italia) e condivisa dal deputato Marco Simiani (Partito democratico), in un raro fronte bipartisan che unisce i parlamentari eletti in Maremma su una delle emergenze ambientali più rilevanti del territorio.
Secondo Petrucci, il Sin di Orbetello rappresenta un ecosistema di valore internazionale, caratterizzato da una biodiversità unica, che richiede livelli massimi di tutela e attenzione. La Commissione ecomafie, che opera su filoni investigativi complessi e delicati, avrà il compito di verificare criticità e punti ancora irrisolti, pur senza entrare nel dettaglio delle attività in corso prima del sopralluogo.
Sulla stessa linea Simiani, che oltre a sottolineare l’importanza dell’intervento parlamentare torna a porre una questione centrale: le risorse economiche per la bonifica della parte pubblica della ex Sitoco. Secondo il deputato, servono nuovamente i 28 milioni di euro già destinati in passato all’area e successivamente venuti meno, senza i quali difficilmente si potrà passare dalla fase di studi e sicurezza a quella di interventi concreti.
Il ritorno dell’ex Sitoco al centro dell’agenda parlamentare e l’interessamento della Commissione ecomafie rappresentano un passaggio politico rilevante. Ma, come sottolineano comitati e cittadini, il rischio è che anche questo nuovo livello di attenzione resti confinato alle dichiarazioni se non seguiranno tempi certi, finanziamenti stabili e una chiara assunzione di responsabilità istituzionali.
Una ferita aperta sulla laguna
Oggi l’ex Sitoco resta una ferita aperta sulla laguna di Orbetello. I crolli recenti hanno riacceso l’attenzione, ma la domanda di fondo resta la stessa da anni: quando finirà davvero la bonifica?
Senza una risposta chiara su tempi certi, risorse effettivamente spese e obiettivi finali, il rischio è che l’area continui a essere gestita solo in emergenza, rincorrendo i problemi invece di risolverli.
Un destino che il territorio, e uno dei suoi ambienti più preziosi, non possono più permettersi.
L’assemblea pubblica: la Sitoco entra nel dibattito cittadino
La vicenda dell’ex Sitoco non resta confinata alle carte amministrative e ai cantieri mancati. Il tema è ormai entrato nel dibattito pubblico cittadino, tanto che il comitato Orbetello Bene Comune ha promosso un’assemblea pubblica interamente dedicata alla situazione dell’area industriale dismessa.
L’incontro è in programma sabato 24 gennaio alle ore 10, all’oratorio Sant’Antonio, in via Dante, e sarà incentrato sul tema «Sitoco, tra crolli ed emergenza ambientale». Un titolo che riassume efficacemente il doppio livello della questione: da un lato il degrado strutturale degli edifici, dall’altro le ricadute ambientali ancora irrisolte sulla laguna e sul territorio.
L’iniziativa nasce dall’esigenza di fare chiarezza, condividere informazioni e riportare al centro il ruolo dei cittadini in una vicenda che, da oltre vent’anni, procede per emergenze, ordinanze e ricorsi, senza una soluzione definitiva. L’assemblea si propone come uno spazio aperto di confronto su bonifiche, responsabilità e prospettive future, in un momento in cui i nuovi crolli hanno riacceso l’attenzione sull’area.



