PORTO SANTO STEFANO. È il Partito Democratico di Porto Santo Stefano ad aprire ufficialmente la polemica sulla destinazione dell’ex poliambulatorio del lungomare dei Navigatori.
Dopo l’annuncio del sindaco Arturo Cerulli sulla possibilità di trasferire, anche solo temporaneamente, alcuni uffici comunali – in particolare quelli dell’urbanistica – all’interno dell’edificio, i dem parlano senza mezzi termini di una scelta «politicamente miope e culturalmente povera».
Una presa di posizione netta, che trasforma quella che poteva apparire come una semplice soluzione tecnica in un vero caso politico.
«Un errore strategico, non una soluzione»
Secondo il Pd locale, l’ipotesi avanzata dall’amministrazione risponde a una logica emergenziale ormai cronica nella gestione del patrimonio pubblico: si occupano spazi disponibili senza una visione complessiva, rinviando sistematicamente ogni progetto strutturato.
«Il lungomare dei Navigatori non è un contenitore qualsiasi – sottolineano i democratici – ma il biglietto da visita del paese, il luogo più simbolico e vissuto. Pensare di destinarlo, anche solo temporaneamente, a funzioni burocratiche significa rinunciare a qualsiasi idea di futuro».
Il lungomare non può diventare un ufficio
Nel mirino del Pd c’è soprattutto il rischio di trasformare uno spazio pubblico strategico in un polo chiuso, frequentato quasi esclusivamente da dipendenti comunali e cittadini costretti a pratiche e permessi.
Una scelta che, secondo l’opposizione, non produrrebbe alcun valore aggiunto: nessuna attrattività, nessuna ricaduta culturale o sociale, nessun beneficio concreto per residenti e visitatori.
«È l’ennesima occasione persa per restituire qualità e senso agli spazi pubblici», attaccano.
La proposta alternativa: una biblioteca sul mare
Alla critica il Partito Democratico affianca una proposta precisa: trasformare l’ex poliambulatorio in una biblioteca pubblica moderna, aperta e multifunzionale.
Un investimento culturale capace di rispondere a una carenza storica del territorio e di animare il lungomare durante tutto l’anno, non solo nella stagione turistica.
Uno spazio pensato per studenti, residenti, lavoratori stagionali e turisti, luogo di studio, lettura, incontri, eventi culturali e coworking leggero. Un presidio civico che potrebbe ospitare anche iniziative dedicate alla storia del paese o mostre permanenti di artisti locali.
Il rischio del “provvisorio che diventa definitivo”
Altro nodo centrale della polemica riguarda la temporaneità evocata dal sindaco. Per il PD si tratta di una formula già vista, dietro la quale si nasconde il rischio dell’ennesimo rinvio.
«La storia amministrativa insegna che nulla è più definitivo del provvisorio – avvertono –. Una volta trasferiti uffici, archivi e personale, chi avrà davvero la forza politica ed economica di spostarli di nuovo?».
Nel frattempo, aggiungono, si accumulerebbero costi e si bloccherebbe qualsiasi progettualità alternativa.
Una contraddizione politica evidente
Secondo i democratici, la scelta dell’amministrazione è in palese contraddizione con il racconto sulla vocazione turistica del lungomare.
«Da un lato si ammette che quella collocazione suggerisce una destinazione diversa, più legata al turismo e alla vita culturale. Dall’altro si decide consapevolmente di insediare uffici amministrativi. È una contraddizione difficile da spiegare ai cittadini».
La richiesta: confronto pubblico e partecipato
Da qui la richiesta finale del Partito Democratico: aprire un confronto pubblico, ampio e partecipato, sulla destinazione dell’immobile.
Nessuna proposta calata dall’alto, ma un percorso di ascolto e condivisione che coinvolga la comunità.
«Restituire l’ex poliambulatorio al Comune è giusto. Riempirlo di uffici, no – conclude il PD –. Il lungomare dei Navigatori merita una scelta all’altezza del suo nome e della sua storia. Una biblioteca non è un costo, ma un segnale politico, culturale e civile».



