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L’esposto di Usb contro il carico d’armi, l’ombra della guerra sul porto di Piombino

Il sindacato denuncia l’invio di esplosivi verso l’Arabia Saudita e proclama lo sciopero: «Violata la legge 185/90. Porto trasformato in hub militare a rischio sicurezza»
La nave Severine in rada a Piombino e il materiale militare sul porto
La nave Severine in rada a Piombino e il materiale militare sul porto

PIOMBINO. Il porto di Piombino torna al centro delle tensioni internazionali. Mentre la nave cargo Capucine, battente bandiera maltese, attracca alle nostre banchine, l’Unione Sindacale di Base (Usb) lancia un pesante atto d’accusa: dal varco portuale starebbero partendo carichi di materiale bellico destinati al porto di Gedda, in Arabia Saudita, stato coinvolto nel delicato scacchiere del conflitto mediorientale.

L’esposto alla Procura

L’Usb ha depositato un esposto urgente presso la Procura di Livorno, inviato per conoscenza anche alla Capitaneria di Porto, alla Guardia di Finanza e all’Agenzia delle Dogane. Al centro della segnalazione c’è il carico previsto per il pomeriggio di lunedì 30 marzo: tritolo, detonatori, batterie e gas compressi.

Secondo il sindacato, tale operazione violerebbe palesemente la Legge 185/90, che vieta l’esportazione di materiali di armamento verso Paesi in stato di conflitto armato o la cui politica contrasti con i principi dell’Articolo 11 della Costituzione italiana.

«Non risulta che l’Italia abbia una presenza militare autorizzata in Arabia Saudita – scrive l’Usb – vi è il forte sospetto che tale materiale sia destinato a un conflitto che non vede l’Italia come stato belligerante, alimentando violazioni dei diritti umani già segnalate da ONU e Amnesty International».

Sicurezza e rigassificatore: una situazione limite

La folla in mobilitazione al Porto di Piombino
La folla in mobilitazione al Porto di Piombino

Oltre alle implicazioni etiche e legali, il sindacato solleva un allarme rosso sulla sicurezza pubblica. La movimentazione di esplosivi avviene a breve distanza dal rigassificatore, spesso in contemporanea con l’arrivo delle navi metaniere.

«Siamo di fronte a una situazione limite – denunciano i rappresentanti dei lavoratori – Inceppare l’ingranaggio della guerra significa anche tutelare chi abita a Piombino. Chi muore sotto le bombe non si accontenterà della risposta ‘è solo lavoro’».

Sciopero e mobilitazione

Per fermare quello che definiscono un “transito di morte”, l’Usb ha indetto uno sciopero dei lavoratori portuali per la giornata di domani, invitando le altre sigle sindacali a unirsi alla protesta. L’appello è esteso anche alla cittadinanza e alle istituzioni locali.  Alla popolazione, l’invito è alla partecipazione alla manifestazione prevista per l’11 aprile:

«Ai lavoratori e alle lavoratrici dell’area portuale daremo domani la possibilità di non collaborare a questi transiti indicendo lo sciopero e invitiamo anche altri sindacati a fare altrettanto, se davvero sono contro la guerra. Alla popolazione di Piombino chiediamo di supportare tutte le associazioni e le organizzazioni impegnate coerentemente contro le guerre e il riarmo e di prendere parte alle manifestazioni sul tema che ci saranno, a partire da quella dell’11 aprile».

Al sindaco e al consiglio comunale viene chiesto di esprimere netta contrarietà alla trasformazione dello scalo in hub militare.
«Al sindaco e al consiglio comunale chiediamo di esprimere la loro contrarietà alla trasformazione del nostro porto in un hub militare e di adoperarsi perché la cittadinanza sia sempre correttamente informata del tipo di materiale e di mezzi che transitano lì, nonché sulla loro destinazione.
Richiamiamo infine le autorità competenti (Capitaneria di Porto, Guardia di Finanza, Agenzia delle Dogane) a vigilare e intervenire affinché la legge 185/1990 sul divieto di esportazione di armi a Stati belligeranti sia pienamente rispettata e non aggirata».

Un trend preoccupante

L’episodio della Capucine non sarebbe isolato. Solo due settimane fa, un altro massiccio scarico di mezzi militari aveva interessato l’area delle acciaierie. La sensazione, tra i corridoi del sindacato e nelle piazze, è che Piombino stia diventando una base logistica strategica per i rifornimenti bellici verso il Medio Oriente, in un momento in cui le tensioni tra USA, Israele e Iran sono ai massimi storici.

Ora la verifica passa alla Procura e alle autorità marittime, chiamate per accertarsi se il contenuto delle stive della Capucine rispetti effettivamente i rigidi vincoli della legislazione italiana sulle armi.

«Inceppare l’ingranaggio della guerra è possibile. Fermiamolo con lo sciopero e con ogni altro mezzo possibile!» concludono i rappresentanti USB.

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