«Esplosioni sopra la testa»: l’incubo di Loretta, bloccata ad Abu Dhabi | MaremmaOggi Skip to content

«Esplosioni sopra la testa»: l’incubo di Loretta, bloccata ad Abu Dhabi

La dipendente del Comune di Castiglione della Pescaia racconta le ore di paura negli Emirati: «Alle tre sono suonati gli allarmi, sentire le esplosioni sopra la testa è un’altra cosa»
Caos all’aeroporto di Abu Dhabi

ROCCASTRADA. Un viaggio da sogno che si trasforma in un incubo. Dalle acque cristalline delle Maldive al suono delle sirene nel cuore della notte, con le esplosioni avvertite «molto vicino» e la sensazione di essere improvvisamente vulnerabili, lontani da casa.

È quello che sta vivendo in queste ore Loretta Martinelli, dipendente del comune di Castiglione della Pescaia e residente a Roccastrada, bloccata ad Abu Dhabi insieme al marito Stefano Brunacci dopo la chiusura improvvisa dello spazio aereo negli Emirati Arabi Uniti.

Uno scalo di un’ora funestato dalla guerra

«Tornavamo dalle Maldive, scalo ad Abu Dhabi, un’ora sola», racconta con la voce ancora segnata dalla tensione Loretta. 

Sono da poco passate le 12, negli Emirati Arabi, quando il volto stanco e affaticato di Loretta Martinelli compare nella videochiamata con MaremmaOggi. Esce dalla hall dell’albergo dove lei, il marito e altri passeggeri che stavano tornando con la compagnia aerea Etihad sono stati sistemati. All’aeroporto di Abu Dhabi, la coppia sarebbe dovuta restare solo un’ora, sabato 28 febbraio. 

Un’ora di attesa. Un passaggio tecnico prima di rientrare a Roma. L’arrivo alle 13.05, l’aeroporto affollato di italiani ed europei in rientro. Poi, alle 14, la notizia che cambia tutto: lo spazio aereo viene chiuso.

All’inizio solo silenzi e ritardi. «Eravamo in ritardo ma non ci hanno dato informazioni. Non ci dicevano cosa stava succedendo», dice Loretta. «Quando eravamo alle Maldive avevamo visto sui social gli annunci di Trump – spiega – ma mai avremmo pensato che sarebbe successo tutto così in fretta. Arrivati all’aeroporto non avevamo idea che i bombardamenti fossero già cominciati». 

Passano due, tre ore. I tabelloni restano fermi. Le voci si rincorrono. «Continuavano ad arrivare alert – dice – si parlava di esplosioni molto vicino, perché c’è la base aerea americana».

L’aeroporto viene evacuato. Migliaia di persone spaesate, bagagli trascinati in fretta, famiglie divise che si cercano con lo sguardo. «Il volo per Roma contava circa 500 persone – spiega – In totale avranno fatto uscire 7-8mila passeggeri».

La notte degli allarmi: «Non abbiamo dormito»

Loretta e Stefano vengono trasferiti allo Yas Plaza Circuit di Abu Dhabi. Ma l’hotel non è un rifugio sicuro per la mente.

«Stanotte non abbiamo dormito – racconta – Alle tre sono suonati due allarmi. Anche stamani lo stesso. Ci hanno fatto rientrare nella hall perché arrivavano nuovi alert».

Le parole si fermano un attimo, poi arrivano lente: «Sentire le esplosioni sopra la testa è un’altra cosa».

È il contrasto più duro. «Il viaggio è stato bellissimo, avevamo detto di ritornarci». Fino a poche ore prima c’erano il mare, la luce, la leggerezza. Poi il rumore sordo delle detonazioni e la consapevolezza che qualcosa di enorme stava accadendo intorno a loro.

La chat degli italiani e la paura condivisa

In quelle ore sospese nasce una chat tra italiani bloccati tra Abu Dhabi e Dubai. Un filo virtuale che serve a darsi coraggio e sostegno.

«Ci siamo trovati insieme e volevamo restare tutti uniti ma non c’era posto per tutti nello stesso albergo, così abbiamo creato un gruppo per restare almeno in contatto», racconta Loretta. Nella chat si scambiano informazioni, si tranquillizzano, si aggiornano sugli sviluppi.

Uno dei ragazzi italiani, che si trova nella stessa situazione, è riuscito a mettersi in contatto con l’ambasciata. «Sono bloccati come noi – dice – mi hanno detto assolutamente di non andare all’aeroporto. Di stare in albergo, in una casa, al chiuso».

Un consiglio che pesa come un ordine: non muoversi, non tentare di raggiungere lo scalo, non esporsi.  La speranza per i tanti italiani che si trovano nei Paesi del Medio Oriente dove lo spazio aereo è stato chiuso, è che si attivi un piano di rientro straordinario.

La lettera alla Farnesina: «Non siamo solo turisti in attesa»

Davanti all’incertezza, Loretta e altri connazionali decidono di scrivere all’Unità di crisi della Farnesina.

Nella mail parlano di «situazione di estrema incertezza e gravità» e di un «totale limbo informativo». Raccontano di sentirsi isolati, senza direttive chiare su cosa fare o su quando potranno rientrare. Spiegano che tra loro ci sono persone con medicinali in esaurimento, con urgenze lavorative, con minori al seguito. «Il fatto di avere un tetto sopra la testa non diminuisce la gravità della nostra condizione di cittadini bloccati in una zona di guerra senza il supporto del proprio Paese», scrivono con parole che trasmettono tutta la tensione accumulata in un giorno d’inferno. 

La risposta dell’Unità di crisi e l’attesa senza certezze

La risposta della Farnesina arriva nella mattinata di domenica 1 marzo. L’Unità di crisi spiega che, alla luce dell’escalation militare nella regione, lo spazio aereo dei Paesi del Golfo è chiuso. Viene raccomandato ai connazionali di restare al riparo negli alberghi o nelle abitazioni, di monitorare i media ufficiali e di attenersi alle indicazioni delle autorità locali. Solo alla riapertura dello spazio aereo sarà possibile contattare le compagnie aeree per riprogrammare i voli.

Nel frattempo le ore scorrono lente. «Ci davano voucher fino a lunedì e poi ce li ristrappavano – racconta Loretta – Da domani dovremo trovare alberghi che abbiano disponibilità». Anche l’aspetto pratico diventa fonte di ansia.

La compagnia aerea, racconta, in passato è sempre stata puntuale. Ma ora tutto è sospeso. Non c’è una data, non c’è una previsione. Solo attesa.

La Maremma che aspetta

A Roccastrada e a Castiglione della Pescaia familiari e amici seguono con il fiato sospeso. La distanza tra la Maremma e Abu Dhabi non è mai sembrata così grande.

Loretta prova a mantenere lucidità, ma la voce tradisce la stanchezza. «Un viaggio può essere bellissimo», ripete. «Ma quando senti le esplosioni sopra la testa, cambia tutto».

E in quella frase c’è la fragilità di chi era partito per una vacanza e si è ritrovato, all’improvviso, a contare le ore in una terra attraversata dagli allarmi, con una sola speranza: tornare a casa.

 

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati