GROSSETO. Non solo l’ergastolo. Nel dispositivo della sentenza per il delitto del Rio, la Corte di assise di Grosseto inserisce anche un passaggio che segna la portata della decisione: la pubblicazione della condanna.
Il provvedimento sarà pubblicato, per estratto e a spese dei condannati, sul sito del ministero della Giustizia e negli albi pretori dei Comuni di Grosseto, Castel del Piano e Arcidosso.
Una misura accessoria prevista nei casi più gravi, che accompagna la condanna all’ergastolo per Klodjan Gjoni (difesa Maria Giovanna Nannetti) e Ozgur Bozkurt (difesa Massimiliano Arcioni e Claudio Cardoso) e quella a oltre ventuno anni per Emre Kaia (difesa Romano Lombardi).
La decisione
Le motivazioni arriveranno entro novanta giorni ma la struttura della sentenza è già definita. La Corte d’assise, infatti, insieme alla sentenza ha dovuto emettere un’ordinanza dell’ordinanza per disporre il carcere per i tre condannati, questa volta anche per il reato di omicidio. Fino alla sentenza di condanna infatti, Gionj, Bozkurt e Kaia erano in cella soltanto per il reato di rapina.
Il corpo di Nicolas, fu trovato dopo l’arresto dei tre: indicato da Gionj, quando ormai la Procura aveva disposto il sequestro della villetta e del giardino.
A leggere l’ordinanza in aula, dopo il dispositivo, è stato il presidente Sergio Compagnucci (a latere la giudice Agnieszka Karpynska). Un intervento lungo, quasi un’ora, nel quale la Corte ha anticipato i punti chiave della ricostruzione.
Il primo è quello che chiude il quadro: «piena prova della responsabilità» per l’omicidio.
L’omicidio
Secondo i giudici, Nicolas Del Rio non muore per l’imbavagliamento ma per una condotta volontaria dei due condannati.
La data in cui avviene l’omicidio è il 24 maggio, due giorni dopo il sequestro di persona avvenuto in seguito alla rapina delle borse di Gucci che il quarantenne stava trasportando.
In quella giornata, alla villa di Case Sallustri, arrivano Gjoni e Bozkurt. I tempi della loro permanenza, per la Corte, sono compatibili con l’omicidio.
Le versioni dei due uomini, condannati per aver materialmente ucciso il corriere quarantenne, non reggono: cambiano, si contraddicono, si smentiscono tra loro. «Il racconto di Gjoni cozza contro la logica», osserva il presidente.
L’ipotesi che fossero andati a liberare il corriere viene ritenuta priva di senso: non c’è un piano, non c’è una destinazione, non c’è nemmeno una spiegazione credibile.
Anche Bozkurt viene smentito, anche sugli alibi. E la conclusione, per la corte d’assise è una: alla villetta di Case Sallustri «erano andati solo per ammazzarlo».
Le versioni
La Corte fa anche una distinzione tra chi ha detto cosa. Gjoni e Bozkurt sono stati ritenuti inattendibili. I continui aggiustamenti e lo scarico di responsabilità hanno di fatto aggravato la loro posizione.
Diversa la valutazione su Kaia. Non cambia versione, resta coerente e per questo viene ritenuto attendibile, ma non estraneo. Non partecipa all’omicidio, secondo i giudici, ma è coinvolto nella gestione della prigionia. Per questo viene riconosciuto un concorso anomalo.
La prigionia
Il tribunale, così come aveva già fatto la procura, non ha riconosciuto l’aggravante della crudeltà. Ma le parole usate dalla Corte non sono attenuate. Del Rio è stato tenuto in condizioni disumane, in una soffitta, in una situazione di isolamento che ha reso evidente la gravità del trattamento.
La paura, l’attesa, l’incertezza. Un quadro che i giudici richiamano senza nemmeno bisogno di enfatizzarlo.
Il carcere
Dopo la sentenza, la Corte ha quindi disposto il carcere anche per l’omicidio, così come richiesto dai sostituti procuratori Giovanni De Marco e Valeria Lazzarini. Non c’è rischio di inquinamento probatorio, ma restano quelli di fuga e di reiterazione.
Kaia non parla italiano e punta a lasciare il Paese. Gjoni viene fermato in aeroporto prima della partenza. Bozkurt ha legami familiari, ma guarda all’estero.
Elementi che escludono ogni alternativa.
La pubblicazione
È però la parte finale del dispositivo a segnare il senso complessivo della decisione. La pubblicazione della sentenza. Non è un passaggio automatico, non compare in ogni condanna.
Viene disposta nei casi più gravi, quando la Corte ritiene che la decisione debba essere resa pubblica, visibile, accessibile.
Il provvedimento sarà affisso nei Comuni di Grosseto, capoluogo di provincia, di Arcidosso e Castel del Piano, comuni di residenza dei tre condannati e sarà pubblicato online sul sito del Ministero di Grazia e giustizia.
Resterà, non solo negli atti del processo, ma nello spazio pubblico.



