GROSSETO. C’è un filo lungo oltre settant’anni che lega la Maremma di oggi a quella che nel 1951 vide nascere l’Ente Maremma, uno dei passaggi più profondi della trasformazione agricola italiana del dopoguerra.
Allora il territorio era ancora segnato da grandi proprietà, zone paludose appena bonificate e un’agricoltura che stava cercando una nuova identità. La riforma agraria cambiò radicalmente il paesaggio sociale ed economico: migliaia di ettari vennero redistribuiti, nacquero poderi, case coloniche, nuove comunità rurali. Fu il momento in cui la Maremma smise di essere soltanto terra di frontiera agricola e iniziò a costruire un proprio modello produttivo.
Da allora quel percorso non si è mai fermato.
Negli anni la Maremma ha saputo passare dalla cerealicoltura estensiva alla viticoltura di qualità, dall’olivicoltura moderna fino alle filiere corte e all’agricoltura sostenibile.
Oggi quella stessa terra che per decenni ha rappresentato una delle grandi sfide dell’agricoltura italiana si ritrova in una nuova fase di evoluzione: quella del biologico come sistema territoriale.
Non si tratta soltanto di aziende che scelgono coltivazioni senza chimica di sintesi. Qui il biologico è diventato una forma di organizzazione del territorio, un modello che unisce agricoltura, ambiente, paesaggio e turismo.
Il fatto che quattro dei dodici distretti biologici della Toscana siano in provincia di Grosseto racconta proprio questo: la Maremma non è più soltanto una grande area agricola, ma un laboratorio avanzato che oggi viene osservato come uno dei modelli più interessanti dell’Italia rurale. L’ultimo nato è il distretto biologico Aldobrandesco, riconosciuto all’inizio del 2026.
In altre parole, la Maremma continua a fare quello che ha imparato a fare dal dopoguerra in poi: trasformarsi senza perdere la propria identità.
Il boom del biologico in Italia e in Toscana
Il successo dei biodistretti maremmani si inserisce in un trend nazionale molto forte.
L’Italia è tra i Paesi europei più avanzati nel settore biologico: circa un quinto della superficie agricola nazionale è coltivato con metodo bio e il settore continua a crescere, trainato da export e domanda interna.
La Toscana è una delle regioni leader: oltre il 36% della superficie agricola utilizzata è biologica, quasi il doppio della media nazionale.
Nei territori organizzati nei biodistretti la percentuale può arrivare addirittura vicino al 50% della superficie agricola.
Questo significa che il biologico non è più una nicchia, ma un modello produttivo sempre più diffuso.
Cos’è un distretto biologico
Un distretto biologico è un sistema territoriale in cui aziende agricole, istituzioni, cittadini e operatori turistici collaborano per promuovere un modello agricolo sostenibile.
L’obiettivo non è soltanto produrre alimenti bio, ma creare un ecosistema economico e sociale basato su tre elementi: tutela dell’ambiente, valorizzazione delle produzioni locali e sviluppo economico sostenibile.
In pratica i biodistretti diventano strumenti di sviluppo territoriale, capaci di unire agricoltura, turismo e filiere agroalimentari.
Il distretto biologico della Maremma Toscana
È il biodistretto territorialmente più ampio ed è uno dei primi ad aver assunto una dimensione strutturata in provincia di Grosseto.
Il distretto biologico della Maremma Toscana interessa una vasta fascia del territorio provinciale, coinvolgendo soprattutto l’area della Maremma centrale e costiera, dove il biologico si è sviluppato con particolare intensità grazie alla presenza di grandi superfici agricole e aziende già orientate alla sostenibilità.
Ne fanno parte territori che gravitano intorno a Grosseto, Capalbio, Castiglione della Pescaia, Manciano, Magliano in Toscana, Orbetello e Scansano.
Si tratta di aree in cui convivono cerealicoltura, olivicoltura, allevamento estensivo, viticoltura e produzioni orticole di qualità.
Qui il biologico si lega anche alla presenza di aree naturali protette, fattore che ha favorito negli anni una forte sensibilità ambientale.
Il distretto biologico Colline della Pia
Il distretto biologico Colline della Pia si sviluppa nell’area delle Colline Metallifere grossetane, un territorio che unisce agricoltura, boschi, piccoli centri e paesaggio collinare.
Coinvolge in particolare comuni dell’area nord-occidentale della provincia, come Massa Marittima, Scarlino, Roccastrada e parte del territorio di Gavorrano.
L’area supera i 20 mila ettari agricoli, con circa il 42% già coltivato biologico.
Qui il biologico si intreccia con produzioni cerealicole, olio, piccole filiere zootecniche e agricoltura di collina.
È un territorio dove il modello bio si lega fortemente anche al turismo rurale. E al turismo slow, con percorsi per chi ama la bicicletta.
Il distretto biologico del Montecucco
Il distretto biologico del Montecucco interessa la fascia pedemontana dell’Monte Amiata, nell’area sud-orientale della provincia grossetana.
Coinvolge in particolare i territori dei Comuni di Arcidosso, Campagnatico, Castel del Piano, Cinigiano, Civitella Paganico, Roccalbegna e Seggiano. Oltre ad alcune delle più rappresentative aziende della zona e le tre associazioni agricole.
Qui la superficie biologica supera il 56%, uno dei valori più alti della Toscana.
È il territorio dove domina la denominazione Montecucco Docg, dove il biologico si lega soprattutto a vino, olio extravergine, miele, castanicoltura e allevamento di collina.
Il distretto nasce infatti in un’area dove molte aziende agricole erano già orientate al biologico da anni.
Il nuovo distretto biologico Aldobrandesco
Il più recente è il distretto biologico Aldobrandesco, nato nel 2026.
Coinvolge cinque comuni della Maremma interna, nel territorio del tufo e dell’alta collina grossetana: Pitigliano, Sorano, Semproniano, Castell’Azzara e Roccalbegna.
L’area copre circa 21 mila ettari agricoli e rappresenta uno dei territori più integri dal punto di vista ambientale.
Qui il biologico si sviluppa in stretta connessione con olivicoltura, viticoltura, cereali e produzioni tradizionali di montagna. Lo dimostra anche l’elenco dei Pat (Prodotti Agroalimentari tradizionali Toscani): il Pecorino delle cantine di Roccalbegna, il Fagiolo borlotto nano di Sorano, lo Sfratto di Pitigliano. Da sottolineare che circa 400 aziende del comparto agricolo sono biologiche (il 48% di Sau è coltivata con metodo biologico).
È anche uno dei territori in cui il rapporto tra agricoltura, paesaggio e turismo è più evidente.
Un modello che unisce agricoltura, ambiente e turismo
La crescita dei biodistretti è strettamente legata alla natura stessa della Maremma.
Il territorio grossetano è caratterizzato da grandi estensioni agricole, aree naturali protette, bassa densità abitativa e forte biodiversità. Sono elementi che favoriscono naturalmente lo sviluppo dell’agricoltura biologica.
Non è un caso che la provincia sia anche uno dei territori italiani con il maggior numero di agriturismi (sono oltre 1000) e con una forte vocazione al turismo sostenibile.
La Maremma come laboratorio del biologico
Il fatto che quattro biodistretti convivano nello stesso territorio non è soltanto un dato agricolo o amministrativo.
È il segnale di una maturazione profonda che riguarda l’identità stessa della Maremma.
Per decenni questo territorio è stato raccontato come una frontiera agricola da conquistare, poi come terra di produzioni di qualità, quindi come grande laboratorio del vino, dell’olio e dell’agriturismo. Oggi la nuova frontiera è un’altra: costruire un equilibrio stabile tra produzione, tutela ambientale e sviluppo economico.
Il biologico, in questo senso, non è soltanto una tecnica agricola. È una forma di visione del territorio.
Nei quattro distretti grossetani convivono infatti elementi che altrove spesso restano separati: aziende agricole innovative, paesaggi ad alta qualità ambientale, piccole comunità rurali, filiere corte e turismo lento ed enogastronomico.
La Maremma ha una caratteristica che pochi altri territori italiani possono rivendicare: qui il biologico non nasce come moda recente, ma come naturale evoluzione di una storia agricola lunga, fatta di adattamenti continui.
Dalla riforma agraria dell’Ente Maremma fino ai biodistretti, il filo è sempre lo stesso: usare la terra come leva di sviluppo. Ed è forse proprio questo il punto più interessante.
Mentre in molte aree italiane il biologico è ancora percepito come segmento specializzato, in Maremma sta diventando un linguaggio comune, capace di coinvolgere amministrazioni, imprese, cooperative, turismo e giovani agricoltori. Per questo oggi il grossetano non è soltanto uno dei territori con più biologico in Toscana.
Sta diventando, passo dopo passo, uno dei luoghi dove si sta sperimentando una possibile idea futura di agricoltura italiana.
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