Emergenza casa in Val di Cornia: quando il turismo chiude la porta ai residenti | MaremmaOggi Skip to content

Emergenza casa in Val di Cornia: quando il turismo chiude la porta ai residenti

Perché affittare a lungo termine fa paura? Il boom delle locazioni brevi tra Piombino e San Vincenzo nasce dalla mancanza di tutele per i proprietari. Il settore chiede un nuovo patto fiscale e garanzie contro la morosità
Una veduta di Piombino
Una veduta di Piombino

VAL DI CORNIA. Cercare casa in Val di Cornia è diventata una missione praticamente impossibile se in quella casa poi si vuole davvero abitare. E questo non per mancanza di immobili, ma per una precisa scelta di mercato.

Centinaia di giovani famiglie o lavoratori trasfertisti, che hanno trovato un impiego nei comuni di Piombino, Campiglia Marittima e San Vincenzo, si scontrano con un paradosso: le case ci sono, ma sono disponibili solo “a tempo determinato”.

Il turismo “mordi e fuggi”

La casa in affitto, bene primario per eccellenza, è diventata un miraggio: le abitazioni vengono sottratte al mercato residenziale a lungo termine per essere riconvertite in affitti turistici “mordi e fuggi”.

Il fenomeno è chiaro: i proprietari preferiscono concentrare i guadagni nel periodo che va da maggio a settembre, puntando sul turismo. Una scelta che garantisce incassi elevati in pochi mesi e, soprattutto, elimina l’incubo della morosità e delle lungaggini giudiziarie per gli sfratti.

La voce degli esperti: «Domanda altissima, offerta inesistente»

A confermare la gravità della situazione sono gli operatori del settore, che ogni giorno devono gestire la frustrazione di chi cerca un tetto stabile. La fotografia che emerge è preoccupante. Per capire quanto la situazione sia critica, abbiamo interpellato due punti di riferimento del settore immobiliare locale. Barbara Braccini, cotitolare, insieme al fratello Leonardo, di Casa Dolce Casa Immobiliare, descrive una saturazione ormai cronica:

«La richiesta per gli affitti a lungo termine è altissima, ma c’è una drammatica carenza di offerta» spiega Barbara.

Il profilo di chi cerca casa è variegato: giovani famiglie che iniziano il loro percorso di vita e lavoratori che si spostano in zona per contratti di durata media dai 12 ai 18 mesi.

Il problema, continua Braccini, è strutturale: «Gli affitti brevi sono diventati un business. Da qualche anno, la tendenza è affittare solo da ottobre a maggio, lasciando l’alloggio libero per gli affitti brevi durante la stagione estiva. È una situazione che rende complesso soddisfare anche le esigenze temporanee non turistiche».

Il paradosso del proprietario: non è cattiveria, è autodifesa

Se per alcuni è una scelta di profitto, per molti altri è una forma di autodifesa. Mettere la propria casa sul mercato degli affitti residenziali (i classici 4+4) viene oggi percepito come un azzardo ad alto rischio.

Ma perché i proprietari scelgono questa strada? La risposta arriva da Enrico Bernardini, titolare di Bernardini Group, che analizza la questione sotto una luce pragmatica: la paura di rimanere intrappolati in un sistema che non tutela la proprietà privata.

«Esiste una zona d’ombra nelle nostre città, un paradosso che sta svuotando i centri storici dai residenti per riempirli di trolley e codici tastiera. Da una parte ci sono famiglie, italiane e straniere, con contratti di lavoro e sogni nel cassetto, che rimbalzano contro il muro dei “No affitti lunghi”. Dall’altra, proprietari terrorizzati che preferiscono tenere la casa vuota o svenderla al turismo mordi-e-fuggi di Airbnb. Ma non è cattiveria, è autodifesa».

«Mettiamoci nei panni di chi ha risparmiato una vita per comprare un bilocale. Oggi, firmare un contratto 4+4 con residenza viene percepito quasi come un azzardo. Se l’inquilino smette di pagare, il proprietario entra in un girone dantesco: tribunali intasati, tempi d’attesa che superano i due anni e la beffa di dover continuare a pagare tasse e condominio su un alloggio che non può usare ;e quando finalmente riottiene le chiavi? Spesso si ritrova tra le mani un cantiere: muri rovinati, impianti da rifare e zero tutele. In questo clima, è ovvio che la tentazione dell’affitto breve diventi irresistibile: i soldi sono sicuri, l’ospite resta tre giorni e se rompe qualcosa la piattaforma rimborsa subito». 

Al contrario, l’affitto turistico offre garanzie rapide e immediati rimborsi dalle piattaforme.

Secondo Bernardini, la tentazione dell’affitto breve diventa così irresistibile: «I soldi sono sicuri, l’ospite resta pochi giorni e le piattaforme offrono tutele immediate in caso di danni. Chi glielo fa fare di rischiare anni di battaglie legali?».

Un sistema che si avvita: il credito negato

Il problema è aggravato dalle difficoltà di accesso ai mutui. Molte coppie, pur avendo due stipendi, ricevono risposte negative dalle banche o offerte insufficienti. Senza poter comprare, l’affitto resta l’unica strada, ma è una strada interrotta dai “lucchetti digitali” delle locazioni turistiche.

«Come può una famiglia integrarsi o una giovane coppia partire, se nessuno è disposto a dare le chiavi per più di una settimana?», si chiede Bernardini.

Senza accesso al credito, l’affitto diventa l’unica spiaggia.

«Ma se i proprietari scappano verso il turistico, dove va a finire il diritto alla residenza? Come può una famiglia straniera integrarsi, o una giovane coppia italiana partire, se nessuno è disposto a dargli le chiavi di casa per più di una settimana?Non serve fare la morale ai proprietari, servono garanzie reali. Non possiamo pretendere che il privato faccia da ufficio d’igiene sociale o da ammortizzatore per lo Stato».

Secondo Bernardini, colpevolizzare i privati è inutile. Serve un cambio di rotta legislativo basato su quattro pilastri:

  • Tempi certi: lo Stato deve garantire la riconsegna dell’immobile in tempi rapidissimi in caso di morosità.
  • Assicurazioni pubbliche: un fondo statale che copra i canoni persi e i danni, eliminando l’ansia da tribunale.
  • Fiscalità onesta: chi sceglie di affittare a lungo termine a una famiglia deve beneficiare di una tassazione agevolata rispetto alla speculazione turistica.
  • Accesso al credito: rivedere le politiche bancarie per consentire alle giovani famiglie di trasformare il desiderio di casa in realtà.

Finché non si troverà un punto di equilibrio, il rischio è che Piombino, Campiglia e San Vincenzo diventino solo luoghi di passaggio, svuotati di quella vitalità che solo chi decide di “vivere” davvero un territorio può portare.

L’appello ai proprietari: l’esempio di San Vincenzo

Il problema centrale, dunque, resta la sbilanciata preferenza dei proprietari verso gli affitti turistici brevi, percepiti come più redditizi o meno rischiosi. Un trend che il Comune di San Vincenzo sta cercando di invertire attraverso strumenti concreti e agevolazioni fiscali per chi sceglie il canone concordato.

L’amministrazione ha istituito un fondo per l’accompagnamento alle locazioni, mettendo a disposizione garanzie reali. Vengono offerti  inquilini affidabili e un fondo di tutela che copre fino a sei mensilità in caso di difficoltà.

L’appello dato direttamente dalla vicesindaca Tamara Mengozzi è rivolto ai proprietari e le sue parole non lasciano spazio ad interpretazioni:
«Mettiamo a disposizione garanzie reali. Rinnovo l’appello ai proprietari: incontrateci per conoscere le tutele che offriamo. Ãˆ un passo necessario per non far morire San Vincenzo».

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