GROSSETO. Una nuova emergenza abitativa si profila in Maremma, con il rischio concreto di un’impennata degli sfratti per morosità entro la fine del 2026. A lanciare l’allarme è Antonio Terribile, segretario provinciale del Sunia maremmano, che parla di una «situazione esplosiva».
Secondo il sindacato degli inquilini, in provincia di Grosseto l’affitto medio sta passando da 86 euro al metro quadro a 110 euro, un incremento che mette in difficoltà centinaia di famiglie e giovani con redditi medio-bassi.
«Quando la spesa per l’affitto supera il 40% del reddito disponibile, viene meno l’equilibrio finanziario familiare – spiega Terribile –. Ed è esattamente ciò che sta accadendo».
Il nodo dei contratti calmierati del 2021
Per comprendere la situazione attuale bisogna tornare al 2021, nel pieno dell’emergenza Covid. In quel periodo si diffusero i contratti d’affitto calmierati, frutto di un accordo tra proprietari e inquilini per contenere i costi.
Si trattava principalmente di contratti 3+2, ovvero tre anni più due di rinnovo, che hanno garantito una certa stabilità del canone nel tempo.
Oggi però oltre 400 di questi contratti stanno arrivando a scadenza e molti proprietari stanno proponendo aumenti significativi.
Aumenti fino a 1.200 euro l’anno
Le richieste di aumento si aggirano intorno ai 100 euro al mese, pari ad almeno 1.200 euro in più all’anno per le famiglie.
Un incremento che rischia di far saltare i bilanci domestici perché, a fronte di un aumento del costo delle locazioni adeguate all’inflazione, gli stipendi sono rimasti fermi al 2021-2022 e il potere d’acquisto si è ridotto.
Molti lavoratori, spesso con contratti precari e salari bassi, non riescono più a sostenere contemporaneamente tutte le spese essenziali.
Uffici Sunia presi d’assalto
Il fenomeno è già evidente. «In questi giorni i nostri uffici sono letteralmente presi d’assalto», sottolinea Terribile, riferendosi alle numerose persone che chiedono assistenza.
Il consiglio del sindacato è quello di tentare un accordo con i proprietari, proponendo un aumento contenuto intorno ai 50 euro mensili, puntando sulla logica della calmierazione del canone. Tuttavia, si tratta di una soluzione che dipende dalla disponibilità delle parti e che raramente porta a un rinnovo sostenibile.
Rischio sfratti e crisi sociale
Se non si troveranno soluzioni condivise, lo scenario è preoccupante. Entro la fine del 2026 si stimano circa 300 sfratti, con un aggravamento della crisi sociale già in atto.
A incidere sulla situazione è anche la mancanza di sostegni adeguati. Il fondo nazionale per il contributo agli affitti, eliminato negli anni scorsi, non è stato sostituito da misure equivalenti, scaricando il peso sui Comuni.
I contributi non bastano
Nel 2025 il Comune di Grosseto ha garantito un contributo medio di circa 400 euro l’anno, con una forbice tra 200 e 700 euro. Una cifra nettamente insufficiente se confrontata con una spesa per l’affitto che arriva ad almeno 6.000 euro annui.
Questa sproporzione rende evidente come le famiglie non riescano a reggere l’impatto degli aumenti e come il rischio di morosità sia destinato a crescere rapidamente.
«Serve un piano casa nazionale»
Per il Sunia è indispensabile un intervento strutturale dello Stato. È necessario ripristinare il fondo nazionale per gli affitti, inserire il diritto alla casa nei livelli essenziali delle prestazioni sociali e prevedere una copertura economica adeguata, pari ad almeno il 2% del bilancio dello Stato.
Solo così sarà possibile sostenere l’edilizia residenziale pubblica e offrire un aiuto concreto agli inquilini in difficoltà.
Edilizia pubblica: case vuote e inagibili
Un altro nodo riguarda il patrimonio di edilizia residenziale pubblica, dove si registrano situazioni paradossali. Da una parte ci sono appartamenti inutilizzati per mancanza di fondi destinati alla ristrutturazione, dall’altra abitazioni che risultano prive dei requisiti minimi di salubrità.
Una condizione che aggrava ulteriormente l’emergenza abitativa.
Un problema storico mai risolto
«Serve un piano casa nazionale – conclude Terribile –. Non possiamo accettare che l’ultimo grande intervento strutturale risalga al Piano Fanfani del 1949 e al programma Ina Casa, che fino al 1963 permisero la costruzione di migliaia di alloggi pubblici».
Senza un intervento deciso e strutturale, l’emergenza abitativa in Maremma rischia di trasformarsi in una crisi sociale diffusa e sempre più difficile da contenere.



