MONTE AMIATA. Doveva essere un’esercitazione addestrata come tante quella del 5 luglio, ma per i cadetti d’Italia, che stavano svolgendo l’attività organizzata dall’Unuci (Unione Nazione Ufficiali in Congedo d’Italia) con il sostengo del ministero della Difesa, si è trasformata in una vera e propria operazione di soccorso in montagna.
E fra loro c’erano anche due giovani amiatini, Pietro Bracciali e Filippo Fabrizi.
La tempesta improvvisa
I giovani divisi in tre squadre (Volpe, Orso e Lince) erano impegnati in un’esercitazione a oltre 2.000 metri di quota sulle montagne trentine nella zona del Passo Paradiso nel comune di Vermiglio. Le condizioni meteorologiche sembravano ideali, con temperature intorno ai 23 gradi, quando improvvisamente si è scatenato un violento temporale con pioggia e grandine.
Su ordine del comando, i cadetti hanno sospeso l’esercitazione e si sono riparati in una galleria militare lunga circa 30 metri, prevista nel percorso.
Il soccorso ai turisti e un neonato
Poco dopo, nella stessa galleria hanno trovato rifugio anche diversi escursionisti sorpresi dal maltempo.
«Erano bagnati e infreddoliti, soprattutto la cosa che mi ha stupito è che la maggior parte di loro non fosse attrezzata per fare questo tipo di escursione» dichiara Pietro Bracciali, uno dei due giovani dell’Amiata che partecipava all’esercitazione.
Infatti molti di loro erano sprovvisti di un abbigliamento e attrezzatura adeguata per affrontate l’alta montagna. Tra loro a più di 2.000 metri, c’erano molti bambini ma anche un neonato otto mesi circa.
A quel punto i cadetti sono entrati in azione, applicando quanto appreso durante la formazione. Non si tratta di un addestramento o preparazione alla guerra, ma alla gestione delle emergenze, proprio come questa.
Hanno acceso un fuoco per riscaldare l’ambiante, perché la temperatura era scesa molto, poi hanno distribuito coperte offrendo assistenza anche ai più piccoli, cercando di tranquillizzarli con giochi e cibo.
La chiamata al soccorso alpino
Nel frattempo, allertato il soccorso alpino, i ragazzi si sono organizzati per evacuare le persone in difficoltà, quasi sessanta persone tra adulti e bambini. Con l’utilizzo del Land Rover in dotazione alla squadra hanno effettuato più viaggi verso un punto più sicuro.
Un gesto di grande responsabilità e spirito civico, che ha messo in luce l’importanza di una preparazione solida e concentra per affrontare situazioni reali, spesso imprevedibili.
E per i due giovani amiatini, Pietro Bracciali e Filippo Fabrizi, è stata un’esperienza che rimarrà sicuramente indimenticabile.





