GROSSETO. L’8 marzo è il giorno delle mimose in fiore, l’aria primaverile che scalda la pelle e i diritti delle donne ancora una volta messi in discussione.
Il Governo Meloni sta pensando di cambiare radicalmente il sistema di tutela contro le discriminazioni sul lavoro. Il disegno di decreto legislativo prevede la nascita di un organismo centrale per la parità, che subentrerebbe nelle funzioni oggi svolte dalle consigliere di parità, con un possibile riassetto anche degli uffici territoriali.
Una prospettiva che sul territorio non ha ancora acceso molto il dibattito, ma di cui è importante parlare. Non sono solo le donne a rivolgersi alle consigliere di parità, ma qualsiasi lavoratore che subisce discriminazioni legate al genere. Che poi le donne ne subiscano di più è un altro paio di maniche.
«Alla consigliera di parità si rivolgono tante persone che hanno subito discriminazioni – dice Fulvia Perillo, consigliera di parità provinciale dal 2011 al 2016 – Il fatto di avere un riferimento sul territorio permette di ascoltare i problemi, capire la situazione e intervenire. E lo abbiamo fatto sempre nell’ottica di tutela del lavoratore».
Una figura fondamentale sul territorio e praticamente gratuita
La consigliera di parità serve proprio a tutelare chi subisce discriminazioni sul posto di lavoro. Spesso il loro lavoro è silenzioso, ma concreto, grazie anche alle attività di formazione e informazione svolte negli anni.
Il tutto praticamente gratuitamente. Non si parla infatti di uno stipendio, ma di un’indennità annuale il cui valore dipende dall’amministrazione di riferimento – provinciale, regionale o statale – e che spesso non arriva nemmeno a mille euro l’anno.
Secondo Perillo la presenza di una figura locale è fondamentale per chi subisce discriminazioni sul lavoro, soprattutto per le donne.
«Il lavoro spesso non arriva direttamente in tribunale – dice Perillo – Molte volte si cerca prima un confronto con il datore di lavoro per capire il problema e trovare una soluzione. Nei casi più gravi si può arrivare anche a una causa, ma spesso si riesce a intervenire prima».
Un lavoro che, anche secondo Laura Parlanti, attuale consigliera di parità della Provincia, resta essenziale.
«La consigliera di parità provinciale rappresenta il primo punto di contatto per chi ritiene di aver subito una discriminazione di genere sul lavoro – spiega –. Il Testo unico sulle pari opportunità prevede proprio una struttura su tre livelli: provinciale, regionale e nazionale. Questa struttura ci permette di essere presenti sul territorio».
Ma non solo: la figura istituzionale nominata dal ministero può sostituirsi al lavoratore durante la conciliazione o anche in tribunale. Una questione importante se si pensa al rapporto di forza tra dipendente e datore di lavoro.
Cosa cambia con la riforma e le conseguenze
Il disegno di decreto prevede che le funzioni oggi svolte dalle consigliere di parità possano essere trasferite a un organismo centrale per la parità, mentre la normativa attuale che regola le figure territoriali verrebbe abrogata dal 1° gennaio 2027.
Il provvedimento prevede anche la possibilità di istituire sezioni territoriali, ma solo tramite accordi con Regioni e Province autonome e sotto il coordinamento dell’organismo centrale.
Questo significa che eventuali uffici locali non dipenderebbero più dal Ministero del Lavoro, come avviene oggi per la nomina delle consigliere, ma dal nuovo organismo nazionale.
«Spesso si tratta di un lavoro silenzioso, fatto di ascolto, mediazione e colloqui riservati – dice Parlanti –. Un presidio che serve proprio per far emergere situazioni di discriminazione che altrimenti rischierebbero di restare nascoste. Per questo ci hanno definito anche delle sentinelle. La revisione della nostra figura comporterà sicuramente meno tutele per le lavoratrici e anche l’addio a tutta la formazione e informazione che abbiamo fatto con i sindacati e con l’ispettorato. Le cose iniziavano a ingranare bene per Grosseto e spero che il Governo possa cambiare idea».
Donne e lavoro
Non è possibile parlare di questo tema senza fare un accenno alle discriminazioni che ancora oggi colpiscono le donne, soprattutto durante la Giornata internazionale dei diritti delle donne.
Esistono discriminazioni legate agli stereotipi sull’intelligenza e sulle capacità: per esempio il presupposto che una donna non sappia gestire un’azienda perché troppo emotiva e poco obiettiva. Oppure la classica distinzione: «Le donne sono cuoche, gli uomini chef».
Altre forme riguardano la sfera sessuale: ricatti sessuali, battute che mettono in imbarazzo o commenti sul corpo di una dipendente. In alcuni casi si arriva anche a contatti fisici non consensuali.
Esiste poi l’impossibilità di accedere a certi lavori perché considerati “maschili” – spoiler: non è che tutte le donne non vogliono fare le muratrici o le meccaniche, a volte semplicemente non viene loro permesso. E anche se si parla di lavori a rischio per un eventuale gravidanza, la legge è chiara: spetta al datore di lavoro eliminare il rischio, non escludere la lavoratrice (come invece succede).
In questo contesto una figura come la consigliera di parità resta fondamentale: può spiegare al datore di lavoro perché certi comportamenti siano inopportuni ed evitare cause, tutelando la dipendente senza mettere a rischio il suo posto di lavoro.
E in situazioni delicate come quelle del ricatto sessuale, la possibilità di sostituirsi alla lavoratrice durante un procedimento rappresenta una tutela in più per chi decide di denunciare. Ma questa figura tutela tutti, non solo le donne.



