PIOMBINO. La conferenza dei servizi decisoria tenutasi oggi, 14 aprile ha segnato un punto di svolta, destinato a far discutere a lungo, sul futuro della gestione dei rifiuti nell’area dell’ex Lucchini.
Con il parere favorevole del Comune di Piombino, è stato dato il via libera all’innalzamento della discarica e all’ingresso di oltre 350.000 metri cubi di nuovi rifiuti speciali.
La decisione è stata presa anche per avere una destinazione certa dei materiali che saranno tolti con le bonifiche del Sin.
L’attacco di Giuliano Parodi
Non si è fatta attendere la reazione di Giuliano Parodi, che ha espresso parole durissime nei confronti dell’amministrazione guidata dal sindaco Ferrari. Secondo Parodi, la decisione odierna rappresenta la fine delle storiche “lotte per la discarica ex-Rimateria”, traducendosi in una resa che ignora i rischi ambientali evidenziati dagli organi tecnici.
«Quello che mi lascia basito è che il sindaco sembra aver dimenticato la relazione Arpat del 2021 – dichiara Parodi – In quel documento si denunciano possibili lacerazioni del telo di fondo nella discarica Lucchini aperta e la totale assenza di protezione per quella chiusa».
I rischi per l’ambiente
Il cuore della polemica risiede nel potenziale impatto idrogeologico. La relazione Arpat citata da Parodi (Prot. 01.11.07/2.230 del 07/07/2021) mette in guardia contro il rischio di dispersione di percolato e altre sostanze inquinanti nel terreno e nella falda acquifera. In questo contesto, l’autorizzazione a stoccare ulteriori volumi di rifiuti appare a molti destabilizzante.
Dietrofront legale e costi pubblici
Oltre all’aspetto ambientale, si punta il dito contro la strategia legale del Comune. Parodi sottolinea come l’amministrazione, dopo aver investito ingenti risorse pubbliche in avvocati e consulenze, stia ora rinunciando alle azioni legali intraprese: la riforma della sentenza Tar Toscana n. 527/2025 presso il Consiglio di Stato e il giudizio per l’annullamento della VIA postuma.
«Compromessi a cui si poteva essere scesi già nel 2019 – conclude Parodi – quando la società era ancora a controllo pubblico e furono sottoposte dai tecnici responsabili una serie di soluzioni, alcune anche vantaggiose per i cittadini che potevano vedere abbassati i costi della TARI, ma allora il sindaco e l’assessore all’ambiente non volevano cercare soluzioni, ma avevano come unico obiettivo far fallire l’azienda stessa, cosa poi successa»
Dopo sette anni di proteste, il via libera ai 350.000 metri cubi di rifiuti segna una brusca inversione di rotta per la politica locale. Mentre l’amministrazione vede nell’accordo un passo necessario, l’opposizione grida al fallimento, denunciando un compromesso che sacrifica la tutela del territorio e la coerenza amministrativa.