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Diaccia Botrona, progetto da 2 milioni per salvare l’area umida: migliorano acque e biodiversità

Alla casa Ximenes presentati gli interventi del Consorzio di bonifica 6 Toscana sud per riequilibrare uno degli ecosistemi più preziosi della Maremma
Eugenio Giani su un barchino in uno dei canali della Diaccia Botrona, a Castiglione della Pescaia
Eugenio Giani su un barchino in uno dei canali della Diaccia Botrona, a Castiglione della Pescaia

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. C’era un tempo in cui qui si stendeva il lago Prile, un mare interno che rifletteva il cielo della Maremma e dava respiro a uomini, barche e commerci. Le sue acque salmastre arrivavano fino all’entroterra, disegnando un paesaggio mobile, vivo, dove la linea tra terra e mare era incerta e mutevole. Poi il lago si è ritirato, lentamente, grazie ai progetti innovativi e coraggiosi degli ingegneri della bonifica, da Ximenes, a Fossombroni e Manetti, lasciando spazio alla palude, ai canneti, al silenzio. Il canale Diversivo fu un’opera decisiva in questo senso.

Oggi quel silenzio è attraversato dal battito d’ali dei fenicotteri, dal volo lento degli aironi, dal richiamo delle specie che trovano nella Diaccia Botrona uno degli ultimi grandi rifugi umidi d’Europa. Un mosaico di acque e terra, fragile e prezioso, modellato nei secoli dall’ingegno umano e dalla forza della natura, che continua a raccontare una storia di equilibrio delicato.

È in questo luogo, dove il passato dialoga con il presente, che stamani alla casa Ximenes della Diaccia Botrona è stato presentato il progetto da 2 milioni di euro per il recupero e il miglioramento della circolazione idrica della riserva naturale, alla presenza del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, dell’assessore regionale all’agricoltura Leonardo Marras e di Federico Vanni, presidente del consorzio di bonifica 6 Toscana sud che si occuperà del progetto stesso.

Un progetto per riequilibrare uno degli ecosistemi più fragili della Maremma

Il progetto, denominato «Interventi di recupero e miglioramento della circolazione idrica e della qualità delle acque della riserva naturale della Diaccia – Botrona» (lotto n. 070), punta a ristabilire un corretto equilibrio idraulico all’interno dell’area umida, contrastando fenomeni di stagnazione, salinizzazione ed eutrofizzazione che negli ultimi anni hanno compromesso habitat e funzionalità ecologica.

L’intervento interessa il territorio dei comuni di Grosseto e Castiglione della Pescaia e rientra nel programma regionale Fesr Toscana 2021-2027, dedicato alla transizione ecologica e alla tutela della biodiversità.

LE INTERVISTE – IL VIDEO

 

 
 
 
 
 
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Dal cantiere alle politiche ambientali: il senso della giornata

La mattinata si è aperta con la presentazione del progetto per la protezione della Diaccia Botrona dalla risalita del cuneo salino, un intervento che prevede anche l’innovativo utilizzo di acque reflue depurate. Ad aprire i lavori è stato Fabio Zappalorti, direttore generale di Anbi Toscana e del consorzio di bonifica 6 Toscana sud.

A seguire i saluti istituzionali, con gli interventi di Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, Elena Nappi, sindaco di Castiglione della Pescaia, Paolo Masetti, presidente di Anbi Toscana e Federico Vanni, presidente del consorzio di bonifica 6 Toscana sud.

Un confronto che ha ribadito il ruolo strategico delle zone umide come patrimoni di biodiversità sempre più minacciati dalla crisi climatica.

LE IMMAGINI

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Tavole rotonde e contributi scientifici

Nel corso della mattinata si sono svolte due tavole rotonde. La prima, di carattere istituzionale, ha visto il confronto tra: Massimo Gargano, direttore generale di Anbi, Leonardo Marras, assessore regionale all’agricoltura. Un saluto è stato portato da Francesco Battistoni, Commissione ambiente della Camera dei deputati.

La seconda tavola rotonda è stata dedicata ai contributi del mondo agricolo, ambientalista e accademico, con gli interventi di Stefano Masini, responsabile area ambiente di Coldiretti, Claudio Capecchi, vicepresidente di Cia Toscana e presidente di Cia Grosseto, Ugo Faralli, responsabile oasi e riserve di Lipu BirdLife Italia, Enrica Caporali, professoressa di costruzioni idrauliche dell’università di Firenze e Benedetto Rocchi, professore di economia agraria dell’università di Firenze.

Le buone pratiche dei consorzi di bonifica

Spazio anche alla presentazione di case history nazionali, esempi virtuosi di gestione e tutela delle zone umide, con i contributi di: Alex Valentini, presidente di Anbi Veneto, Raffaella Zucaro, direttore generale di Anbi Emilia-Romagna e Sonia Ricci, presidente di Anbi Lazio.

L’iniziativa rappresenta il secondo step della campagna di Anbi dedicata ai territori marginali, con la presentazione di un position paper sullo stato delle zone umide italiane, sempre più esposte agli effetti del cambiamento climatico.

Un progetto strategico per la più grande area umida della Maremma

La Diaccia Botrona è ciò che resta dell’antico lago Prile, una delle più estese zone umide costiere d’Italia e sito di importanza internazionale riconosciuto anche dalla convenzione di Ramsar. Oggi la riserva si estende per oltre 1.200 ettari tra i comuni di Grosseto e Castiglione della Pescaia ed è un punto di riferimento per la sosta, lo svernamento e la nidificazione di decine di specie di uccelli acquatici.

Il progetto nasce con un obiettivo preciso: ristabilire un corretto equilibrio idraulico interno, migliorando il ricambio delle acque e la loro qualità, senza introdurre nuove opere invasive ma intervenendo sull’esistente.

Che cosa prevede l’intervento

Il cuore del progetto è costituito da una serie di manutenzioni straordinarie e ripristini mirati del sistema di canali, fossi e manufatti idraulici che regolano la circolazione delle acque nella riserva.

In particolare sono previsti: la pulizia e riprofilatura dei canali principali (Molla e Bilogo) e dei fossi secondari, con scavi limitati e controllati, la riapertura di canalette storiche oggi interrate o ostrutte, fondamentali per alimentare i chiari e gli specchi d’acqua interni, il ripristino dei collegamenti idraulici tra Diaccia e Botrona, oggi in parte compromessi, la sostituzione e manutenzione delle paratoie esistenti, per una gestione più efficace dei livelli idrici, la realizzazione di un laghetto di fitodepurazione, pensato per migliorare la qualità delle acque attraverso processi naturali e interventi accessori su percorsi pedonali e accessibilità, nel rispetto della fruizione controllata dell’area.

Tutte le opere sono state progettate in modo da non alterare l’identità paesaggistica della riserva e da rispettare i vincoli ambientali e naturalistici esistenti.

Migliore qualità delle acque e tutela della biodiversità

Uno dei problemi principali della Diaccia Botrona è legato alla scarsa circolazione delle acque, che in alcuni periodi dell’anno favorisce fenomeni di ristagno, aumento della salinità e proliferazione di alghe.

Il progetto punta a contrastare questi processi, migliorando l’ossigenazione delle acque, il funzionamento degli habitat palustri e le condizioni ecologiche per l’avifauna e le specie acquatiche.

Dal punto di vista paesaggistico, l’intervento è stato valutato come compatibile e coerente con il contesto storico e ambientale, in quanto finalizzato alla conservazione attiva di un paesaggio modellato nei secoli proprio dalla gestione dell’acqua.

Un territorio modellato dall’acqua: i cenni storici

La relazione archeologica allegata al progetto ricorda come l’area della Diaccia Botrona fosse, in età etrusca e romana, parte del Lacus Prilius, una grande laguna costiera che fungeva da bacino portuale per i centri di Vetulonia e Roselle. Lungo le sue sponde si svilupparono insediamenti, attività produttive e approdi legati alla pesca e al commercio.

A partire dalla tarda antichità, il progressivo interramento della laguna trasformò l’area in una vasta palude, spesso insalubre. Tra età medicea e lorenese iniziarono i primi interventi di canalizzazione e bonifica, proseguiti poi nell’Ottocento e nel Novecento, che hanno dato origine all’attuale assetto idraulico. Il progetto presentato oggi, lunedì 2 febbraio, si inserisce idealmente in questa lunga storia di gestione e adattamento del territorio.

I fenicotteri alla Diaccia Botrona (foto Marco Brandi)
I fenicotteri alla Diaccia Botrona (foto Marco Brandi)

Tempi e finanziamenti

L’intervento rientra nel programma regionale Fesr Toscana 2021-2027, nell’ambito delle azioni dedicate a natura e biodiversità. Il finanziamento copre la quasi totalità dei costi, con una quota di cofinanziamento a carico del consorzio di bonifica 6 Toscana sud.

Una volta completate le procedure autorizzative, i lavori consentiranno di avviare una nuova fase di cura e valorizzazione della Diaccia Botrona, considerata uno dei patrimoni ambientali più importanti della costa grossetana.

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