CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Tutto comincia in piena estate, a Castiglione della Pescaia, quando nel paese marinaro c’è il pieno di turisti.
È il 17 agosto 2025 quando l’uomo, 54 anni, cede circa 5,8 grammi di hashish in cambio di 50 euro. I carabinieri assistono allo scambio e intervengono direttamente sulla spiaggia, arrestandolo.
Un episodio apparentemente limitato, ma che accende i riflettori su una situazione ben più ampia. Da quel momento partono controlli e perquisizioni che portano l’uomo davanti al giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna, che il 14 gennaio 2026 firma la sentenza.
La droga nascosta sul posto di lavoro
Il giorno successivo alla cessione, il 18 agosto 2025, i carabinieri effettuano una perquisizione nello stabilimento balneare dove il 54enne lavorava. È lì, nella sua postazione, che vengono trovate diverse sostanze stupefacenti già confezionate, pronte per essere cedute.
Secondo il giudice, la presenza di cocaina, hashish e crack, suddivisi in bustine, non lascia dubbi sulla destinazione della droga. Non si trattava di uso personale, ma di sostanze chiaramente destinate allo spaccio, custodite direttamente sul luogo di lavoro, a pochi metri dalla spiaggia.
Il garage trasformato in deposito
Le perquisizioni proseguono nell’abitazione del 54enne. E nel garage, gli investigatori trovano altre dosi di cocaina e hashish, insieme a eroina, già suddivise e pronte.
Ma il quadro diventa ancora più grave poche settimane dopo. Il 13 settembre 2025, infatti, viene sequestrata una quantità molto più consistente di droga: oltre 260 grammi di cocaina, hashish, una dose di crack e anche compresse di Palexia, un potente farmaco oppioide soggetto a controllo.
È questo episodio, per quantità e pericolosità, che il giudice individua come il reato più grave dell’intera vicenda.
Pugnali e ordigni artigianali in casa
Insieme alla droga, durante le perquisizioni emergono anche armi e materiale esplosivo. All’interno dell’abitazione del guardiano notturno vengono rinvenuti più pugnali con lame lunghe fino a 21 centimetri, oltre a ordigni artigianali e botti di notevole potenza, detenuti senza alcuna autorizzazione.
Un elemento che aggrava ulteriormente il quadro e che porta a contestare anche i reati legati alla detenzione illegale di armi e materiali pericolosi.
Il patteggiamento e la condanna
Il procedimento si chiude con un patteggiamento. Davanti al giudice Marco Mezzaluna, l’imputato, assistito dalle avvocate Patrizia Pagano e Tania Amarugi, accetta una pena complessiva di 3 anni, 2 mesi e 23 giorni di reclusione, oltre a 13.481 euro di multa.
Il giudice riconosce le attenuanti generiche, tenendo conto del comportamento processuale, ma conferma la continuazione dei reati e la gravità delle condotte.
Alla condanna si aggiungono cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, la confisca e distruzione della droga e degli ordigni e il pagamento delle spese processuali e di custodia cautelare.



