Da studente difficile a docente: «Sono il prof. che non ho avuto» | MaremmaOggi Skip to content

Da studente difficile a docente: «Sono il prof. che non ho avuto»

Christian Zampiga ha «smesso di scappare dalla scuola» e ha «iniziato ad ascoltarla». Nel suo libro “Prof, io non ce la faccio” racconta, con sincerità e passione, le sue esperienze come insegnante e il legame con i suoi studenti
il libro di Christian Zampiga

GROSSETO. Christian Zampiga ha «smesso di scappare dalla scuola» e ha «iniziato ad ascoltarla». È questa la frase con la quale si presenta il libro “Prof, io non ce la faccio” (Passione Scrittore selfpublishing, 2025) scritto proprio per raccontare un disagio adolescenziale al quale Zampiga ha voluto dare voce. 

Zampiga, è nato a Grosseto e cresciuto in Maremma, «una terra – dice – che porto nel cuore e che mi ha formato nel profondo. Oggi insegno religione in una scuola media della provincia di Bergamo, ma le mie radici sono sempre rimaste ben salde nella mia terra d’origine». 

Il suo è un libro autobiografico in cui racconta, con sincerità e passione, le sue esperienze come insegnante e il legame con i suoi studenti «spesso fragili – dice – spesso invisibili, ma pieni di vita». In queste pagine c’è anche la Maremma, che ritorna nei ricordi, nei valori, «nel mio modo di insegnare – spiega – e di stare accanto ai ragazzi».

«Prima scappavo dalla scuola, poi ci sono entrato da prof»

Prof, io non ce la faccio” non è solo una frase raccolta in classe. È il punto di partenza di una storia vera, fatta di cadute, fughe e ritorni. È il diario di chi, da studente sfiduciato e insofferente, ha scelto – contro ogni pronostico – di tornare proprio là da dove era scappato: a scuola. Christian Zampiga racconta con sincerità il suo percorso, senza filtri né sconti. Dalle ansie dell’adolescenza alle apparizioni in tv, dagli errori giovanili alle notti di veglia in Terra Santa, ogni tappa è un passo verso una scelta coraggiosa: diventare insegnante.

«Negli ultimi anni mi sono avvicinato al mondo dei social per accorciare le distanze coi ragazzi – racconta Zampiga – I ragazzi hanno iniziato a confidarsi con me, a farmi presente i loro malesseri. Una notte mi è arrivato un messaggio anonimo su Tik Tok, era di un ragazzo che non voleva più andare a scuola. Mi sono rivisto in quel messaggio, ho ripensato al mio passato scolastico che non era stato da studente modello: anche io scappavo dalla scuola. Ho riconosciuto molto del malessere che mi viene raccontato oggi. Il paradosso è che mi ritrovo in cattedra cercando di essere l’insegnate che non ho avuto».

Così Zampiga è voluto diventare un insegnate che ascolta. Uno che si fa attraversare dalle domande, dalle lacrime e dalle ribellioni dei ragazzi che gli siedono davanti ogni giorno. È la storia di chi ha imparato a non giudicare, a lasciarsi sorprendere, e a credere che anche dietro un “non ce la faccio” può nascondersi il germe di una rinascita.

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