Da 29 anni vende rose e conquista tutti con il sorriso: Alì è diventato un simbolo della Maremma | MaremmaOggi Skip to content

Da 29 anni vende rose e conquista tutti con il sorriso: Alì è diventato un simbolo della Maremma

Fuggito dal Pakistan, ha costruito la sua vita tra Grosseto e Follonica: «Qui ho trovato persone che mi hanno aiutato come una famiglia»
Khan Muhammad Imbran, per tutti Alì
Khan Muhammad Imbran, per tutti Alì

GROSSETO. In Maremma quasi tutti lo conoscono: c’è chi gli ha comprato una rosa, chi si è fermato a parlare con lui, chi semplicemente ha ricevuto un sorriso nel momento giusto.

Perché Alì, da quasi trent’anni, non vende soltanto rose: porta con sé una storia di viaggio, fatica, gratitudine e umanità che nel tempo lo ha reso uno dei volti più riconoscibili del territorio.

È arrivato in Toscana nel 1996, dopo un lungo percorso che dal Pakistan lo ha portato prima in Grecia, poi in Turchia e infine in Italia.

«Ho vissuto un po’ a Roma, ma appena sono arrivato nel Grossetano mi ha colpito il calore delle persone. Per questo sono rimasto qua», racconta.

Da allora Khan Muhammad Imbran, per tutti semplicemente Alì, ha costruito qui la sua vita.

La vita di Alì

Tutti in Maremma lo conoscono come il rosaio: non importa dove, come, quando o perché, ma quasi tutti hanno parlato almeno una volta con lui. Dietro la sua gentilezza e cordialità, però, c’è una storia più complessa.

«Sono scappato dal Pakistan perché mio padre era un colonnello dell’esercito e voleva che mi arruolassi anche io. Così ho preso un visto turistico per la Turchia e sono scappato in Grecia. Ho passato un brutto periodo in quegli anni – dice Alì – Infine, sono arrivato in Italia, dove ho iniziato a costruirmi la mia vita. Per un po’ ho studiato medicina a Roma, ma poi ho deciso di iniziare a lavorare e così sono finito a fare l’ambulante».

«Nella capitale molti erano scontrosi e burberi: per questo, quando ho visto che a Grosseto le persone erano più calorose, mi sono emozionato. C’era proprio un altro pubblico – continua – Non mi piace molto chiedere aiuto, ma in molti, appena sono arrivato, mi hanno porto la loro mano. Una coppia mi ha aiutato ad affittare casa e altri a Roma mi accompagnavano in auto alla stazione quando pioveva».

Questi piccoli gesti Alì li custodisce nel cuore. «Ho portato borselli, telefoni e tutto quello che trovavo in giro ai carabinieri o ai gestori di qualche locale, perché vorrei ridare agli altri la gentilezza che mi è stata mostrata. Qualcuno mi ha aiutato come se fosse parte della mia famiglia – dice il rosaio – Sono convinto che se qualcuno prova sempre a fare del bene non potrà mai trovarsi male nella vita».

Alì: «Non farò per sempre il rosario»

Prima Alì vendeva nelle bancarelle e nei mercati argenteria, cashmere, lampade di sale, tessuti e anche scarpe in cuoio. Poi ha iniziato a vendere rose, dopo la crisi del 2008.

«Ho fatto tanti lavori: trasportavo container con auto dal Veneto in Pakistan, ho avuto un locale dove vendevo kebab e ho girato molto con la mia bancarella. Ne ho avuta una anche all’isola d’Elba – dice Alì – Poi ho cresciuto e fatto studiare tre figli qua in Italia, di cui uno ha aperto una ditta di giardinaggio e l’altra lavora nella contabilità».

Ma Alì spera di poter reinventarsi ancora nella sua vita. «In molti mi hanno chiesto come organizzare un viaggio in Pakistan e vorrei iniziare a creare dei tour proprio lì – dice – Ci sono zone meravigliose come le pendici del K2, la città di Mohenjo-daro di circa 10mila anni fa o anche il Cholistan, la città di sabbia. Mi piacerebbe molto anche per viaggiare e stare un po’ in Italia e un po’ in Pakistan. Si tratta di viaggi da 8 giorni in cui poter vivere e vedere realtà diverse».

Alì ormai è maremmano, lo si sente dall’accento e dalla “c” aspirata. «Quando vado in Pakistan mi inizia a mancare l’Italia con tutte le sue caratteristiche: la pizza, gli spaghetti, il caffè, il cappuccino – dice il rosaio – Insomma, non penso che riuscirei a rimanere lontano dall’Italia e dalla Maremma per troppo tempo».

 

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