Crisi siderurgia, l’urlo dei sindacati: «Lavoratori alla fame e impianti a pezzi. Il Governo intervenga» | MaremmaOggi Skip to content

Crisi siderurgia, l’urlo dei sindacati: «Lavoratori alla fame e impianti a pezzi. Il Governo intervenga»

Braccini, Macelloni e Scarpa (Fiom Cgil) lanciano l’allarme su Jsw e Magona. Impianti insicuri, cassa integrazione insufficiente e futuro incerto
Loris Scarpa, Mauro Macelloni e Massimo Braccini
Loris Scarpa, Mauro Macelloni e Massimo Braccini della Fiom Cgil

PIOMBINO. Un grido di allarme per Piombino e il suo tessuto industriale: si è tenuta questa mattina, mercoledì 18 febbraio, la conferenza stampa indetta dai rappresentanti sindacali Massimo Braccini segretario generale della Fiom Cgil Livorno, Mauro Macelloni dirigente sindacale della Fiom Cgil Livorno e Loris Scarpa coordinatore nazionale per la siderurgia della Fiom Cgil, per parlare non solo sulla situazione della fabbrica, ma anche e soprattutto della tutela dei lavoratori che sempre più a gran voce chiedono spiegazioni ed esigono il ritorno al lavoro per migliorare la loro condizione economica. 

Un quadro desolante, fatto di incertezza salariale, impianti fatiscenti e promesse ministeriali che non trovano riscontro nella realtà della fabbrica.

Al centro del dibattito, il destino dei poli Jsw e Liberty Magona, ormai sull’orlo di un collasso che non è solo industriale, ma profondamente sociale.

Impianti insicuri e manutenzione assente

Il resoconto di Loris Scarpa è un attacco diretto alla gestione del polo Jsw. Con oltre 1.300 dipendenti, di cui 560 stabilmente in cassa integrazione, l’impianto è di fatto paralizzato.

«La situazione peggiora ogni giorno», denuncia Scarpa. «Il polo non funziona e va detto con chiarezza».

Particolarmente grave l’episodio citato riguardo alla sicurezza: proprio lunedì 16 febbraio si è verificato un cedimento strutturale al forno del treno rotaie, asset vitale per l’azienda.

«Ha ceduto la base in cemento armato e il tondino di ferro. Solo per fortuna non ci sono stati feriti, ma la manutenzione ordinaria è inesistente. Si pretende che i lavoratori operino come se l’impianto fosse in piena efficienza, ma la realtà è che la fabbrica non è sicura».

L’agonia di Liberty Magona: «Multinazionale fallita»

Non meno drammatica la situazione alla Magona. Secondo i sindacati, l’azienda è ferma, non paga gli stipendi e non ha più liquidità per l’acquisto delle materie prime.

«Eravamo scettici sulla tenuta di Liberty e i fatti ci danno ragione: il tempo è scaduto», incalzano i rappresentanti. La richiesta è chiara: l’attivazione dell’amministrazione straordinaria e un cronoprogramma certo da parte di Trasteel. Martedì sarà la data spartiacque: «È irrispettoso restare appesi a tempi incerti mentre i lavoratori accumulano crediti verso l’azienda, dai fondi pensione ai contributi».

Un dramma sociale: «Non è più una vita dignitosa»

Oltre ai numeri della produzione, emerge il fattore umano. La cassa integrazione non è più sufficiente a garantire la sopravvivenza delle famiglie, molte delle quali monoreddito.

Ansia e paura si sono trasformate in completa rassegnazione. Molte famiglie raccontano storie drammatiche, costrette a vivere una vita non dignitosa. I sindacati denunciano una perdita costante di professionalità e ricchezza per tutto il territorio.

«Il Governo sembra convinto che tutto vada bene, ma tra le promesse e la realtà della fabbrica c’è una differenza abissale – dichiara Mauro Macelloni – Manca la percezione del tempo che passa. Sono anni che i lavoratori aspettano; lo Stato deve intervenire sui settori strategici, come accadde storicamente per Terni e Genova, o l’industria italiana morirà».

Verso la mobilitazione

Il calendario dei prossimi giorni sarà decisivo. Per quanto riguarda la firma dell’Accordo di programma, i sindacati denunciano un “continuo rimpallo di colpe“, mentre sul lato Metinvest, si registra un ritardo di sei mesi sulla tabella di marcia per la nuova acciaieria (prevista per il 2029).

Su 800 colloqui promessi ai lavoratori, ne sono stati effettuati solo 90.

«Non si può fare finta di niente – concludono i sindacalisti – Se non arriveranno risposte concrete sulla saturazione produttiva e sulla trasparenza dei progetti, torneremo a mobilitarci. Non permetteremo che la siderurgia, nata in queste terre, venga smantellata nel silenzio».

 

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