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Consenso sotto scacco. La piazza alza la voce

Associazioni, avvocate, sindacati e studenti contestano il ddl Bongiorno: «Il silenzio non è un sì, ribaltare l’onere è un passo indietro pericoloso»
Un momento della manifestazione

GROSSETO.  Una piazza attraversata da voci diverse, storie personali, interventi politici e testimonianze dirette. Un filo rosso lega le varie associazioni presenti in piazza Dante a Grosseto nella mattina del 15 febbraio: il consenso come pilastro irrinunciabile e la paura che una modifica normativa possa trasformarsi in un arretramento culturale prima ancora che giuridico.

Il decreto legge ha creato polemiche in tutta Italia dalla sua nascita, ma in molti credevano che avrebbero migliorato la cultura italiana e che avrebbe avvicinato il Bel Paese alla Convenzione di Istanbul. Ma in senato ha ricevuto una modifica.

Si tratta dell’inserimento di una formula diversa: non si parla più di “consenso”, ma di “volontà contraria”. «È necessario che gli uomini si prendano le loro responsabilità – dice una manifestante – e che rispondano dei loro comportamenti».

La manifestazione

C’erano molte persone pronte a mostrare il loro dissenso verso una legge che potrebbe mettere le vittime di stupro sotto un’altra lente di ingrandimento. Basti pensare a chi deve dire di sì perché si trova in una relazione violenta, a chi si blocca per la paura o a chi subisce un ricatto sessuale. 

 

«Solo nel 1996 lo stupro è passato da reato contro la morale pubblica a reato contro la persona. Era il 15 febbraio e per questo oggi scendiamo di nuovo in piazza – dice la presidente di Olympia De Gouges Sabrina Gaglianone – Siamo qua per esprimere la nostra preoccupazione e per mostrare il nostro dissenso».

Avvocate, associazioni, sindacati e cittadini: il silenzio non è un sì

Cartelli, poesie, ricordi, rabbia. L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori è di fermare un impianto che, secondo molti degli interventi, rischia di spostare l’attenzione dalla responsabilità dell’aggressore alla condotta della vittima.

Tra le prime a prendere la parola l’avvocata Gabriella Capone delle Donne Democratiche.

«Ha paura del consenso solo chi teme le relazioni sessuali sane. Un rapporto si deve basare sulla partecipazione libera e consapevole – ha detto – Le donne vivono la loro sessualità e non la subiscono e per questo siamo qua in piazza oggi».

L’idea che si debba arrivare a dimostrare di essersi opposte in modo esplicito viene letta come un terreno scivoloso, anche alla luce delle garanzie previste dall’articolo 27 della Costituzione, ovvero la presunzione di innocenza fino alla condanna dell’imputato

«La responsabilità è dell’uomo»

Gli interventi collegano la proposta di riforma a una cultura che tende ancora a insinuare dubbi sul comportamento della vittima: se l’è cercata, poteva evitare, frasi sussurrate che diventano macigni. Viene definito un sistema patriarcale radicato, capace di attenuare o sospettare la violenza invece di riconoscerla.

Per molti il punto è anche generazionale: che Paese consegniamo a chi verrà dopo?

«Dobbiamo fare attenzione ai messaggi che mandiamo ai nostri figli, perché facilmente possiamo confonderli con delle battute – dice Leonardo Culicchi – Quando una donna dice no è no, non è un si mascherato. Come è possibile eccitarsi quando non c’è una libera partecipazione e se qualcuno si eccita c’è qualcosa che non va. L’indecisione arriva da un conflitto interno e nessuno dovrebbe provare piacere in quel conflitto».

Le storie in piazza sono tante. «Finché avevo un marito tutto andava bene, nessuno poteva provarci per paura di entrare in un territorio di un altro uomo. Cime se fosse il mio protettore – dice un’ex imprenditrice – Poi quando mio marito è morto sono iniziate ad arrivate le proposte da altri uomini, che al mio rifiuto sono diventate delle ripercussioni sulla mia azienda. Il banchiere mi ha negato prestiti per l’impresa, una serie di “vendette” che ha portato alla chiusura della mia azienda».

La violenza di genere è un problema maschile. «Da sole non ce la possiamo fare, anche gli uomini devono prendersi carico di tutto questo – dice una donna – E devono prendersi la responsabilità dello scempio che hanno fatto alle donne in questi anni. Siamo stanche. Non è possibile che quando degli adulti fanno i viscidi con delle 17enni nessun uomo se ne accorga e risponda».

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