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Concessioni balneari in Maremma e Val di Cornia: il 2026 può essere la penultima stagione senza gare

Da San Vincenzo a Capalbio, passando per Follonica, Castiglione e Argentario: cosa cambia davvero tra proroghe al 2027, indennizzi e possibili bandi
Uno stabilimento balneare a Marina di Grosseto
Uno stabilimento balneare a Marina di Grosseto

GROSSETO. Pasqua è dietro l’angolo: a un mese dall’apertura degli stabilimenti lungo la costa, il tema delle concessioni balneari torna centrale anche in Maremma e in Val di Cornia: da San Vincenzo a Baratti e Piombino, lungo la Costa est, poi Follonica, Scarlino, Castiglione della Pescaia, Marina di Grosseto, Principina a mare, Talamone, Orbetello, Argentario e Capalbio. Tanti comuni coinvolti, centinaia di stabilimenti, migliaia di lavoratori stagionali e un’economia turistica che si regge su programmazione e certezze.

Il punto è che la partita non è più “solo italiana”: nasce da regole e principi europei, passa per la normativa nazionale, incrocia le Regioni e arriva fino ai Comuni, che sono l’ultimo anello ma quello chiamato a fare materialmente le gare.

E il rischio, oggi, è la classica “forbice”: da una parte una legge che spinge le scadenze, dall’altra sentenze che ripetono che le proroghe automatiche vanno disapplicate quando contrastano con il diritto Ue.

La regola di fondo: non si rinnova automaticamente, si va a gara

Il cuore della questione sta nell’articolo 12 della direttiva servizi: se le autorizzazioni riguardano una risorsa scarsa, l’assegnazione deve avvenire con procedura di selezione imparziale e trasparente, e non può esserci rinnovo automatico. È un principio che la giurisprudenza considera, in vari passaggi, sostanzialmente “operativo” anche nel diritto interno.

Da qui discende tutto: la necessità di bandi, criteri, durata, lotti, punteggi e soprattutto la gestione dell’uscita (cioè gli indennizzi).

La nuova cornice nazionale: scadenza 2027 e “proroga tecnica” possibile al 2028

Con il decreto “salva-infrazioni” e la legge di conversione, lo Stato ha fissato una transizione: in sintesi, l’efficacia delle concessioni in essere viene portata al 30 settembre 2027, con una possibile finestra ulteriore di proroga tecnica fino al 31 marzo 2028 in presenza di condizioni oggettive che impediscano di chiudere le gare.

Questo è il quadro che interessa direttamente la costa maremmana: se i Comuni non arrivano pronti alle procedure, la stagione 2026 rischia di essere davvero “penultima” non perché lo dica un titolo, ma perché la traiettoria normativa porta lì.

Perché si parla di “penultima stagione”: legge e sentenze

La parola chiave è disapplicazione. Nel 2024 il consiglio di stato (sentenze gemelle 4479-4481) ha ribadito che le norme nazionali di proroga automatica, se in contrasto con i principi Ue, devono essere disapplicate dalle amministrazioni, e che l’assegnazione deve avvenire con procedure competitive.

In parallelo, nel 2026 la Cassazione penale (sentenza 3657/2026) ha riportato il tema anche su un piano delicatissimo: se manca un titolo valido e si resta sul demanio, in certe condizioni possono emergere profili di occupazione senza valido titolo, con conseguenze anche penali e misure cautelari.

Tradotto: anche con una cornice nazionale che “allunga”, il sistema resta esposto a ricorsi e contenziosi se i passaggi non sono solidi.

Cosa c’entra l’Europa: la procedura d’infrazione e la pressione a chiudere la partita

Sul tavolo c’è la procedura d’infrazione europea sulle concessioni balneari: è uno dei motivi per cui l’Italia ha cercato una norma “ponte”, ma la pressione resta quella di arrivare a un assetto conforme (gare, concorrenza, trasparenza).

Questo conta per i territori perché aumenta la probabilità che, nel giro di pochi anni, si passi da proroghe “di sistema” a una stagione di bandi e riassegnazioni.

Il nodo vero: gli indennizzi e gli investimenti degli uscenti

Se c’è un detonatore politico e pratico è questo: quanto viene riconosciuto al concessionario uscente e con quali criteri.

Le analisi più seguite sul tema segnalano che la partita degli indennizzi è piena di punti sensibili: investimenti non ammortizzati, valore aziendale, criteri di calcolo, controlli, rischio di contenziosi a cascata.

Qui entra anche un altro tassello europeo importante: la corte di giustizia Ue (11 luglio 2024, causa C-598/22) ha affrontato la questione della devoluzione gratuita delle opere non amovibili a fine concessione, ritenendola compatibile con l’articolo 49 Tfue (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea) nel caso esaminato. È un punto che incide sul ragionamento “investimenti/uscita/beni”, e quindi sulla progettazione dei bandi e degli equilibri economici futuri.

Che cosa sta arrivando: “bando tipo”, lotti e accesso alle microimprese

A fine febbraio 2026 è tornata d’attualità l’ipotesi di un bando tipo nazionale, con indicazioni su suddivisione in lotti e meccanismi pensati per evitare concentrazioni e favorire l’accesso delle microimprese.

È un segnale politico-amministrativo: provare a standardizzare, ridurre il caos Comune per Comune e mettere in riga la transizione.

Toscana e comuni costieri: perché l’ultima parola operativa è locale

In questa catena, i comuni sono quelli che dovranno mappare le aree e definire i lotti, costruire bandi e criteri, gestire la fase ponte, difendersi da ricorsi e, soprattutto, garantire continuità di servizi, sicurezza e accessibilità delle spiagge.

E qui la costa maremmana e della Val di Cornia è un caso tipico: molte località, modelli turistici diversi (grandi stabilimenti, strutture medie, realtà familiari), pressioni ambientali e vincoli di pianificazione.

La sensazione diffusa è che la stagione 2026 parta “regolare”, ma dentro un percorso che porterà i Comuni a decidere tempi e modalità delle gare.

Cosa cambia davvero per l’estate 2026 

Per chi legge da cittadino o turista, la domanda è semplice: “questa estate cambia qualcosa?”

Nella maggior parte dei casi, no nell’immediato: gli stabilimenti aprono, lavorano, assumono personale, vendono servizi. Ma sullo sfondo ci sono tre effetti concreti. In primo luogo una programmazione più cauta: investimenti e lavori potrebbero essere valutati con più prudenza se l’orizzonte della concessione non è percepito come stabile.

Quindi la pressione sui comuni: chi si muove prima su mappature e bandi riduce rischio ricorsi e “effetto imbuto” nel 2027. Infine il rischio contenziosi: la distanza tra norma nazionale e orientamenti giurisprudenziali può tradursi in ricorsi, sospensive, provvedimenti locali disomogenei.

Il quadro finale: una transizione che riguarda tutti

La questione concessioni balneari non è un tecnicismo da addetti ai lavori: in Maremma e Val di Cornia significa economia turistica, lavoro, servizi e identità del territorio.

La direzione è tracciata: gare, regole più uniformi, indennizzi da definire bene, e Comuni che devono reggere l’urto amministrativo. La grande domanda, adesso, non è se cambierà, ma quando e con quali regole.

E per molte località della costa, la stagione 2026 potrebbe essere davvero la penultima con l’assetto attuale, prima della fase più delicata: quella delle gare.

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