GROSSETO. Tutto è cominciato a Grosseto, in una Maremma capace di essere aspra e solidale allo stesso tempo. Era il 2009 e quello che allora sembrava un esperimento – un percorso sanitario pensato per accogliere, proteggere e ascoltare le vittime di violenza – sarebbe diventato negli anni uno dei modelli più avanzati a livello nazionale.
La Toscana sceglie la continuità e rinnova la fiducia a Vittoria Doretti, confermandola responsabile regionale del Codice Rosa, uno dei modelli più avanzati a livello nazionale per il contrasto alla violenza e la tutela delle persone più vulnerabili. E lo fa riconoscendo il valore di una storia nata dal basso, cresciuta dentro una comunità e trasformata in una rete che mette al centro le persone, prima ancora delle procedure.
Un percorso che parte dalla Maremma, dove prese forma come progetto pilota nell’allora Asl unica provinciale, e che dal 2014 è stato esteso a tutte le aziende sanitarie della Toscana, diventando una rete strutturata, riconosciuta e studiata anche fuori regione.
La Regione: «Una scelta di competenza e responsabilità»
A sottolineare il valore della riconferma sono il presidente della Regione Eugenio Giani e l’assessora regionale alle politiche sociali Monia Monni.
«La riconferma della dottoressa Doretti – dichiarano – rappresenta una scelta di continuità, competenza e responsabilità. Il Codice Rosa è una delle esperienze più significative costruite in Toscana in questi anni: un modello che mette al centro la persona, la protezione, la presa in carico integrata e il ruolo fondamentale del servizio sanitario pubblico».
Un sistema che non si limita all’assistenza sanitaria, ma che tutela anche la conservazione delle prove, rendendole spendibili in sede giudiziaria, nel pieno rispetto della persona e dei suoi tempi.
Un modello nato a Grosseto, diventato rete regionale
Ideato da Vittoria Doretti, il Codice Rosa ha trasformato il pronto soccorso e i servizi sanitari in luoghi di accoglienza, ascolto e tutela, capaci di intercettare situazioni di violenza anche in assenza di una denuncia formale.
«La sanità pubblica – prosegue Monni – può e deve essere un presidio di diritti, non solo di cura. La professionalità, il rigore e l’umanità con cui questo percorso è stato costruito sono un patrimonio da rafforzare».
La Regione ha annunciato che continuerà a investire su formazione degli operatori, integrazione tra sanità, servizi sociali, forze dell’ordine e centri antiviolenza e rafforzamento di una rete capace di risposte rapide e concrete.
«Riconfermare Vittoria Doretti – concludono Giani e Monni – significa ribadire una visione chiara: i diritti non si affermano solo con le leggi, ma rendendoli esigibili ogni giorno nei servizi pubblici».
«Il Codice Rosa poteva nascere solo qui, in Maremma»
È proprio da Grosseto che Vittoria Doretti fa partire il racconto, con parole che restituiscono il clima di quegli anni.
«Il Codice Rosa è nato nel 2009, ma le basi si erano create già prima. Questa esperienza poteva nascere solo in un territorio come la Maremma: selvaggio, ribelle, ma con una grande attenzione alle persone».
Un territorio allora caratterizzato da un’unica azienda sanitaria, un’unica procura, un centro antiviolenza strutturato e una rete istituzionale che dialogava con facilità.
«Eravamo in pochi all’inizio, una quarantina di persone. Ma ci siamo resi conto di una cosa fondamentale: avevamo procedure eccellenti, eppure qualcosa non funzionava. I dati non tornavano. Questo ci ha imposto un atto di umiltà: dire “possiamo fare meglio”».
Il salto culturale prima ancora che tecnico
Doretti lo ribadisce più volte: il Codice Rosa non è solo un protocollo sanitario.
«Ha aspetti tecnici di avanguardia, come la catena di custodia delle prove. Ma la parte più difficile è quella culturale. È lì che ancora oggi si fatica, anche a livello nazionale».
Un processo che coinvolge tutti: medici e infermieri, personale amministrativo, direttori generali, forze dell’ordine, procure, centri antiviolenza e anche cittadini.
«Questo è un tema centrale per la sanità. Non è un tema di serie B. È un tema che uccide».
Dalle prime 40 persone a una comunità intera
Nel primo anno le attivazioni in pronto soccorso furono oltre 300. Un numero inatteso.
«Fummo travolti. Ma la cosa più bella fu vedere la risposta della comunità. La stampa, i cittadini, i negozianti, le farmacie, le associazioni. Una mia infermiera disse: “Ma voi quanti siete?”. La risposta fu: “Duecentomila”. Perché era tutta la popolazione».
Un sostegno che ha segnato profondamente l’identità del progetto.
Una rete che ha retto anche alle riforme
Dal 2010 il Codice Rosa è diventato regionale, fu l’assessora Daniela Scaramuccia ad apprezzare il lavoro fatto a Grosseto e a volerlo estendere a tutta la Toscana. Dal 2016, con la riforma sanitaria, si è trasformato in una rete tempo-dipendente, come quelle per l’infarto o l’ictus.
«Siamo gli unici ad avere un accordo regionale con tutte le procure. Non singoli protocolli locali, ma un sistema condiviso».
«La violenza si nutre di solitudine»
Il cuore dell’intervista è forse qui. Le barriere che ancora impediscono alle vittime di denunciare.
«La più grande alleata della violenza è la solitudine. La vergogna. La colpevolizzazione. Quando si dice “era vestita così”, “ha fatto questo”, si fa un danno enorme».
Doretti parla di alleanze grandi, istituzionali e sociali.
«Servono alleanze trasversali. Ho lavorato con presidenti del Consiglio, con tutto l’arco parlamentare. Questo non è un tema di parte. Non c’è nulla che giustifichi un atto di violenza».
«Finché ci sarà una vittima, dobbiamo fare di più»
Guardando al futuro, l’obiettivo è chiaro.
«Formazione continua. Procedure condivise. Nessun operatore deve sentirsi escluso. Dobbiamo arrivare un attimo prima, prima che accada l’irreparabile».
E poi una riflessione personale, che spiega forse più di tutto chi è Vittoria Doretti.
«Amo talmente tanto il mio lavoro che è difficile pensare che sia un lavoro. È stata un’avventura entusiasmante, anche quando è stata difficile, anche quando abbiamo pianto. Questa è la differenza di una squadra vera».
Il ringraziamento finale alla squadra
Prima di chiudere, una richiesta precisa. «Va fatto un ringraziamento a tutta la squadra, in particolare quella dell’Asl Sud Est, e alla direzione. Non è facile lavorare con me, ma c’è sempre stato rispetto per questo lavoro. Dal governatore fino al direttore generale».
Il Codice Rosa non è solo un insieme di procedure, ma una scelta quotidiana di responsabilità. Una rete che vive solo se resta attenta, umile, capace di mettersi in discussione.
«Finché anche una sola persona entrerà in pronto soccorso e non si sentirà davvero accolta, vorrà dire che non abbiamo fatto abbastanza», dice Vittoria Doretti. «Questo lavoro esiste per arrivare un attimo prima, per non lasciare nessuno solo. Ed è per questo che non può fermarsi mai».
Una storia di coraggio nata a Grosseto, cresciuta con una comunità intera e oggi diventata patrimonio della Toscana.



