SAN VINCENZO. Il Movimento 5 Stelle mette i puntini sulle “i” e apre un caso politico a San Vincenzo. Con una nota congiunta, il coordinatore provinciale Mario Settino e la coordinatrice regionale Irene Galletti chiariscono la posizione ufficiale del Movimento rispetto all’amministrazione comunale, dissociandosi apertamente dalla nascita del nuovo gruppo consiliare che richiama il nome di Giuseppe Conte.
Il nodo della lista “Officina”
Il focus della questione risiede nella natura della lista “Officina”. Il Movimento ribadisce che tale lista è nata come una compagine civica, composta da diverse anime politiche. Il M5S vi ha aderito in modo informale, permettendo la candidatura di alcuni iscritti ma senza mai esporre il proprio simbolo ufficiale.
Di conseguenza, il Movimento sottolinea di non aver mai preso alcuna posizione ufficiale di uscita dalla maggioranza.
La polemica sul gruppo consiliare San Vincenzo 5 stelle
La tensione è esplosa a seguito della fuoriuscita dalla maggioranza dell’assessore Alessio Landi, iscritto M5S ma eletto come civico. Landi, restando in Consiglio, ha dato vita insieme al subentrato Cascone al gruppo denominato “SanVincenzo5stelle”. Una mossa che i vertici regionali e provinciali bocciano senza appello:
«Nessuno ha chiesto l’uso formale del nostro simbolo, né tale uso è stato autorizzato – dichiarano Settino e Galletti – Chi è stato eletto come civico non può approfittare della permanenza in consiglio per creare un gruppo politico che non ha avuto l’avallo dei cittadini tramite il voto».
L’esempio dell’assessora Cucinotta
Per il Movimento, l’esempio di coerenza viene dall’assessora Antonella Cucinotta. Anche lei iscritta al M5S e tuttora in carica in giunta, la Cucinotta continua a svolgere il proprio mandato come civica, rispettando gli accordi elettorali presi con i cittadini sotto l’insegna di “Officina”.
«Il simbolo non è a uso e consumo dei singoli» specificano.
Il comunicato si chiude con una netta presa di distanza da Landi e Cascone. Il M5S si dissocia ufficialmente da qualunque uso non autorizzato del logo, definendolo un’appropriazione indebita di un patrimonio che appartiene a una comunità intera e non ai singoli consiglieri.
Secondo i coordinatori, esercitare un mandato politico sotto un simbolo che non è stato presentato alle elezioni significa tradire la volontà espressa dalle urne.