GROSSETO. C’è un momento, nelle assemblee vere, in cui le parole smettono di essere rituali e diventano responsabilità. È accaduto nell’assemblea provinciale di Cia Grosseto, che ha segnato il passaggio di consegne dopo otto anni di mandato del presidente uscente Claudio Capecchi.
A raccogliere il testimone è il 45enne imprenditore agricolo Donato Edoardo, finora vicepresidente della Confederazione, eletto all’unanimità dai delegati nel pomeriggio. Un passaggio che non è solo formale, ma simbolico: continuità e rinnovamento insieme, in una fase delicata per l’agricoltura maremmana.
Un’assemblea partecipata, segno di radicamento nel territorio
L’incontro si è svolto davanti a una platea numerosa di associati, rappresentanti del mondo agricolo, istituzioni, organizzazioni economiche e sociali e cittadini. Una presenza che conferma il radicamento della Confederazione nel territorio e il ruolo di rappresentanza a tutela delle imprese agricole.
Ad aprire i lavori è stato Claudio Capecchi, che ha tracciato il bilancio degli otto anni alla guida di Cia Grosseto. Il metodo, ha ricordato, è stato uno solo: ascolto costante delle aziende.
Al centro del mandato, una priorità che attraversa ogni comparto: la sostenibilità economica e il reddito delle imprese. Senza reddito, ha spiegato, non c’è possibilità di investire, innovare, programmare. E senza continuità aziendale vengono meno occupazione, presidio del territorio, ricambio generazionale.
Costi in aumento e marginalità in crisi
Capecchi ha richiamato lo squilibrio crescente tra costi di produzione e prezzi riconosciuti ai produttori. Una crisi di marginalità che colpisce filiere diverse: dalla cerealicoltura all’olivicoltura, dall’ortofrutta alla zootecnia.

In quest’ultimo comparto, alle difficoltà economiche si sommano problemi specifici: predazioni negli allevamenti estensivi e semiestensivi, emergenze sanitarie, limitazioni operative. Il tutto aggravato dalla volatilità dei mercati e dall’aumento degli eventi atmosferici estremi.
Nel collegamento da Roma è intervenuto il presidente nazionale Cristiano Fini, che ha richiamato le recenti mobilitazioni europee a sostegno del settore. A chiudere la sessione pubblica, il presidente regionale Valentino Berni, con una panoramica sulle questioni toscane.
Donato Edoardo: «Senza reddito non esiste sostenibilità»
Nel pomeriggio l’elezione unanime. Visibilmente commosso, Donato Edoardo ha ringraziato associati, dirigenti e dipendenti per la fiducia:
«Ringrazio associati, dirigenti e dipendenti per la fiducia che mi è stata accordata. Mi metterò a disposizione delle imprese e del mondo agricolo, portando avanti il percorso avviato. Difenderemo i risultati raggiunti e lavoreremo per rafforzare la rappresentanza e i servizi, strumenti fondamentali per sostenere la competitività delle aziende».
Il nuovo presidente ha descritto un settore attraversato da difficoltà strutturali: aumento dei costi, instabilità dei mercati, cambiamento climatico, danni da fauna selvatica. A questo si aggiungono criticità interne, come la frammentazione del sistema agricolo e la difficoltà di costruire massa critica.
«Il reddito agricolo deve tornare tra le priorità delle politiche. Senza reddito non esiste sostenibilità, né ambientale né sociale. È necessario riconoscere all’agricoltura il ruolo strategico che svolge per l’economia, la tutela del territorio e la coesione delle comunità».
Filiere più forti, acqua e meno burocrazia
Tra le priorità indicate da Donato, il rafforzamento del ruolo degli agricoltori nella filiera: oggi chi produce resta spesso l’anello più debole, con scarso potere nella determinazione del prezzo.
«Dobbiamo migliorare l’organizzazione economica delle imprese, sostenere la cooperazione e valorizzare le organizzazioni di produttori. Costruire filiere più equilibrate e trasparenti significa garantire una distribuzione più equa del valore».
Un capitolo centrale è stato dedicato alla gestione della risorsa idrica e alla sicurezza del territorio: messa in sicurezza delle aree agricole, infrastrutture idriche, disponibilità di acqua nei periodi di siccità.
«Servono investimenti concreti e una reale semplificazione normativa e amministrativa, perché oggi la burocrazia rappresenta uno dei principali ostacoli allo sviluppo».
Giovani, innovazione e futuro dell’agricoltura maremmana
Ampio spazio al ricambio generazionale. Senza reddito e senza la garanzia di un lavoro stabile e dignitoso, i giovani non scelgono l’agricoltura. E senza nuove generazioni viene meno la capacità di assicurare sicurezza alimentare, tutela ambientale e presidio del territorio.
Donato ha indicato come direttrici del mandato innovazione, resilienza climatica e competitività, con un rafforzamento del supporto alle imprese per l’accesso ai bandi, al credito e agli strumenti di gestione del rischio.
Accanto alle criticità, ha richiamato i punti di forza del sistema agricolo provinciale: qualità delle produzioni, biodiversità, competenze, valore competitivo dell’immagine Toscana.
«Valorizzeremo le professionalità presenti nella Confederazione di Grosseto per offrire risposte sempre più efficaci alle aziende e creare nuove opportunità di crescita e competitività per uno dei settori economici più importanti del territorio».
Un passaggio di consegne che segna l’inizio di una nuova fase. In gioco non c’è solo un’organizzazione, ma il futuro dell’agricoltura maremmana.




