Chiusura del dormitorio a Grosseto, le associazioni “svegliano” le istituzioni: «Così si arretra» | MaremmaOggi Skip to content

Chiusura del dormitorio a Grosseto, le associazioni “svegliano” le istituzioni: «Così si arretra»

Dalla Ronda della Carità a Coeso l’allarme sulla chiusura del dormitorio di via De Amicis: «Un arretramento per tutta la società civile» nel Comune di Grosseto
Senzatetto dormono accanto alla stazione di Grosseto
Senzatetto dormono accanto alla stazione di Grosseto

GROSSETO. La chiusura del dormitorio pubblico di Via De Amicis non è solo la sospensione di un servizio già fragile e insufficiente, ma diventa il simbolo di un arretramento complessivo delle politiche sociali sul territorio. A dirlo sono le associazioni del settore, che intervengono con una presa di posizione netta, chiedendo alle istituzioni di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità.

Una “sveglia” rivolta al sistema pubblico, arrivata mentre si avvicina la data del 31 gennaio, quando dodici persone senza dimora dovranno lasciare la struttura dichiarata non più agibile.

«Una sconfitta per la società civile»

«La chiusura di un servizio come quello del dormitorio, benché piccolo e insufficiente per le reali necessità del territorio, diventa un’ennesima sconfitta per la società civile».
Sono le parole di Marco Costanzo, esponente di Coeso e volontario della Ronda della Carità e della Solidarietà di Grosseto, che descrive con lucidità il carico che da anni grava sulle associazioni.

Un impegno quotidiano che va dalla raccolta di beni di prima necessità, alla distribuzione serale di viveri, fino alla redazione di bandi per sostenere strutture organizzative sempre più complesse.

«Vedere vanificati questi sforzi – spiega Costanzo – pone seri dubbi sulla reale capacità di questo territorio di essere protagonista del proprio destino».

Servizi “non essenziali”, ma decisivi

Nel documento delle associazioni emerge una riflessione più ampia: il dormitorio non è un Leps, un livello essenziale delle prestazioni sociali, così come non lo sono molti altri servizi di prossimità.

Eppure empori solidali, docce e lavanderie sociali, farmacie e ambulatori solidali e mense popolari e centri ricreativi pur non essendo formalmente “essenziali”, fanno la differenza. Sono strumenti che rafforzano il tessuto sociale, migliorano il benessere collettivo e trasmettono valori di solidarietà, inclusione e appartenenza.

Metaforicamente, spiegano i volontari, i servizi sociali sono come organi vitali di un corpo: più vengono curati e rafforzati, maggiore è la salute della comunità. Al contrario, il loro indebolimento produce isolamento e degrado.

L’emergenza abitativa e l’orizzonte che si chiude

A lanciare un ulteriore allarme è Pasqualino Casaburi della Ronda della Carità e della Solidarietà.

«Abbiamo toccato con mano una realtà cruda – afferma – un orizzonte sociale sempre più incerto e un panorama deprimente, con grandi sfide da affrontare e poche energie collaborative».

La chiusura del dormitorio si inserisce in un contesto già segnato da una grave emergenza abitativa, che rischia di lasciare senza alcuna alternativa persone fragili e vulnerabili.

«Non basta appellarsi ai volontari»

Le associazioni sono chiare: non è sufficiente appellarsi alla buona volontà del terzo settore se non c’è, parallelamente, un impegno concreto delle istituzioni.

«Serve chi ha il potere di snellire procedure e logistica – sottolinea Casaburi – per approntare almeno un piano provvisorio che eviti di gettare in strada dodici persone».

Tra le ipotesi avanzate una proroga temporanea della chiusura, una tensostruttura emergenziale, come quelle utilizzate dalla Croce Rossa Italiana o il reperimento di un immobile da rigenerare.

Verso un tavolo di lavoro tra associazioni e istituzioni

Le associazioni annunciano l’intenzione di organizzare a breve un tavolo di lavoro, per trasformare le proposte in azioni concrete, coinvolgendo tutti i soggetti interessati:

  • Caritas Diocesana

  • Ronda della Carità e della Solidarietà

  • Coeso

  • cooperative sociali

  • prefettura

  • Croce Rossa Italiana

«Anche noi siamo convinti – concludono – che serva una vera sinergia, con il coinvolgimento di tutte le forze in campo».

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