GROSSETO. Il centro storico di Grosseto non è morto, ma sta lentamente cambiando natura.
Chi lo attraversa oggi vede ancora movimento, tavoli pieni in alcune ore, locali frequentati, presenze serali concentrate soprattutto nei fine settimana.
Eppure basta guardare meglio per capire che qualcosa si è rotto. Le vetrine chiuse aumentano, i fondi restano vuoti, i cartelli “affittasi” diventano permanenti.
E il dato certifica quello che ormai si percepisce camminando dentro le Mura. La recente analisi di Confcommercio è impietosa: in dodici anni i negozi sono passati da 123 a 68. Quasi la metà, meno 44,7 per cento.
Non è solo una crisi commerciale. È una trasformazione urbana profonda.
Un centro che vende sempre meno e serve quasi solo da mangiare
Il fenomeno più evidente è sotto gli occhi di tutti: il centro storico si regge sempre di più sulla somministrazione: bar, ristorazione, aperitivi, tavolini all’aperto.
Fra poco arriverà una gelateria nella vecchia edicola dismessa all’inizio di corso Carducci.
Un modello che produce movimento, ma non basta a costruire una città viva. Perché una città vive quando dentro ci sono funzioni diverse: negozi, servizi, relazioni quotidiane, acquisti, passaggio stabile, residenti. Quando resta quasi soltanto il consumo del tempo libero, il rischio è che il centro diventi un contenitore parziale.
Un luogo che funziona a fasce orarie, ma perde struttura. Per questo sempre più spesso si sente usare una parola provocatoria: mangificio.
Le cause: meno soldi, più online, affitti immobili
La crisi parte anche da fattori generali: le famiglie spendono meno, l’acquisto online sottrae clienti. I Centri Commerciali Naturali fanno la loro parte per salvaguardare il commercio di vicinato e il tessuto sociale cittadino.
Ma a Grosseto ci sono anche elementi locali molto evidenti. Entrare in centro non sempre è percepito come semplice, il tema parcheggi pesa ancora, anche se, va detto, il problema è meno pressante che in altre realtà analoghe. La città si permette ancora di avere un enorme parcheggio gratuito (gli Arcieri) addosso alle Mura, in uno spazio che potrebbe essere usato molto meglio. Lucca in spazi analoghi ci fa i concerti del Summer Festival, Grosseto ci tiene lamiere ferme per mesi, su una pavimentazione che si sbriciola come una torta mantovana e mette a rischio le caviglie.
Parallelamente si mantengono migliaia di permessi per entrare nella Ztl, un numero enorme rispetto a chi ne avrebbe davvero diritto, che ingolfano le stradine del passeggio di auto ammassate dove capita. Era stata annunciata una revisione, è finita in un cassetto.
E pesa soprattutto il mercato immobiliare. Molti fondi restano vuoti perché i canoni richiesti sono giudicati troppo alti rispetto alle possibilità reali di chi vorrebbe aprire. Fondi in gran parte in mano a poche famiglie che, non avendo bisogno, preferiscono aspettare, lasciandoli spesso in condizioni degradate. Un problema anche di decoro urbano.
Il risultato è un equilibrio bloccato: proprietari che aspettano, attività che rinunciano, serrande abbassate. E la sensazione che la tendenza non sia a migliorare, ma a peggiorare.
Senza residenti il centro perde la sua energia naturale
Negli anni il centro storico ha perso anche una parte della sua residenza stabile. Meno famiglie, meno vita quotidiana continua.
E senza residenti un quartiere smette lentamente di alimentarsi da solo.
Il commercio di prossimità vive di presenza quotidiana, se quella presenza si riduce, anche il tessuto commerciale si indebolisce. Basti fare un paio di considerazioni: in tutto il centro storico, nel perimetro dentro alle Mura, non c’è più un negozio di frutta e verdura. Non c’è una macelleria e nemmeno una lavanderia.
Per raggiungere questo tipo di attività bisogna prendere l’auto. O aver voglia di fare una bella camminata.
Le Mura: patrimonio straordinario ancora poco usato
C’è poi un grande paradosso urbano. Le Mura Medicee di Grosseto rappresentano uno dei patrimoni più forti della città, ma non sono ancora diventate davvero un motore quotidiano del centro.
Il bellissimo parco sulle Mura potrebbe essere un attrattore continuo, soprattutto se ben illuminato, animato, collegato meglio alla vita commerciale interna. Su tutto il perimetro ci sono solo due attività, una delle quali aperta solo per eventi. Eppure le attività attirano e contribuiscono a tenere lontano il degrado. Al tempo stesso non si è fatto niente per salvaguardare quelle esistenti nelle Mura: la chiusura della Buca di San Lorenzo prima e di Pappagone poi sono ferite difficili da rimarginare.
Così oggi il potenziale resta solo in parte sfruttato.

Il giovedì del mercato: traffico fuori, poco effetto dentro
C’è poi un nodo che a Grosseto divide da anni: il mercato del giovedì.
Ogni settimana occupa gran parte delle strade attorno al centro storico, causando parcheggi ridotti e traffico congestionato. E quindi un accesso complicato proprio nelle ore centrali della giornata. E tutto questo senza che il ritorno commerciale per il centro appaia davvero proporzionato.
Il mercato conserva il suo valore tradizionale, ma molti osservano come l’offerta merceologica oggi non abbia più la forza attrattiva di un tempo. Decine di banchi sono di articoli a prezzo basso e fisso, merce di qualità infima che tutti rovistano, mancano le “chicche” che si trovavano un tempo.
Da tempo esiste anche una proposta: portarlo almeno in parte dentro il centro storico, con una sorta di mercato diffuso. Una soluzione che gli ambulanti respingono per primi, pensando che cambiare possa peggiorare le cose.
Eppure potrebbe produrre proprio ciò che oggi manca: flusso reale dentro il perimetro delle Mura, persone nelle strade interne, passaggio davanti alle attività. Perché oggi il mercato spesso sfiora il centro, ma non lo alimenta davvero.
Urbanistica: scelte mai davvero affrontate
Secondo molti il problema nasce anche da scelte urbanistiche mancate. Rigenerare dentro le Mura costa ancora troppo, non si è incentivato abbastanza il recupero.
Non si è costruita una politica forte per riportare investimenti nel centro.
Agevolazioni fiscali, Imu, Tari, oneri, destinazioni d’uso: qui si gioca una parte decisiva del futuro.
E anche gli investimenti fatti con il Pnrr non sono così rivoluzionari: piazza De Maria è rimasta sostanzialmente la stessa, è mancato il coraggio di trasformarla davvero, pochissimo il verde nuovo, e aiuole improponibili, nonostante i cartelli.

Attorno a piazza della Palma i lavori infiniti non sono ancora terminati e alla fine, dopo un continuo tira e molla con la ditta, ci si è dovuti accontentare di farli a metà, rattoppando strade che dovevano invece essere ripavimentate. E tante altre restano da fare. Provate a fare due passi in via Fanti o via Vinzaglio senza guardare a terra camminando: è un modo per testare l’efficienza dell’ortopedia del Misericordia.
Il rischio: un centro che sembra vivo ma perde profondità
Il centro storico oggi non è vuoto, ma rischia di diventare progressivamente superficiale. Pieno in alcuni momenti, ma fragile nella sostanza, con molte presenze temporanee e poca struttura permanente.
E questa è forse la vera domanda per Grosseto: vuole ancora un centro storico che sia città oppure accetta lentamente che diventi solo uno scenario per poche ore di divertimento?



