Centro storico di Grosseto, Aureli: «Demolizioni e saccheggi continui» | MaremmaOggi Skip to content

Centro storico di Grosseto, Aureli: «Demolizioni e saccheggi continui»

Il noto architetto Roberto Aureli interviene di nuovo sul centro storico di Grosseto, denunciando demolizioni, ricostruzioni invasive e una gestione che ignora il valore storico e culturale della città
L'architetto Roberto Aureli interviene sulle demolizioni in centro storico
L’architetto Roberto Aureli interviene sulle demolizioni in centro storico

GROSSETO. Il noto architetto Roberto Aureli torna a intervenire sul tema del centro storico di Grosseto, con una riflessione dura e senza sconti sul modo in cui, nel corso degli anni, la città ha gestito – e spesso compromesso – il proprio patrimonio urbano e architettonico.

Nel suo intervento Aureli ripercorre decenni di demolizioni, ricostruzioni invasive e scelte urbanistiche discutibili, mettendo a confronto la situazione grossetana con esempi virtuosi di restauro e tutela, come quello di Siena. Al centro della sua analisi ci sono il rapporto tra tutela e cemento, il ruolo delle istituzioni, il silenzio che accompagna trasformazioni profonde del “salotto buono” cittadino e una diffusa mancanza di sensibilità storica e culturale.

Di seguito l’intervento integrale.

L’intervento dell’architetto Roberto Aureli

Grosseto persevera.

La continuità nel demolire parti del tessuto storico cittadino non vede arretramenti.

Dal palazzo Cosimini (sostituito da un agglomerato disfunzionale di cemento armato fuori contesto) ai vecchi lavatoi sostituiti da un discutibile manufatto del mercato coperto che ricorda un fast food autostradale, la voglia di nuovo orribile cemento non ha tregua.

Se poi guardiamo al centro storico (tutelato per legge) aver sopportato l’edificazione della camera di commercio, di cui tanti invocano la demolizione, e di altre orribili palazzine in cemento armato come la sede della provincia di via Cavour sembra non aver generato nuova sensibilità storica ed artistica. Anzi. Negli ultimi anni si è demolito porzioni ottocentesche del vecchio ospedale, lasciando almeno un giardino in via Ginori, e ultimamente si è continuato non solo demolendo ma addirittura ricostruendo sopra un gigantesco “treno” di cemento armato proprio di fronte al cassero senese/mediceo a ridosso del tracciato delle Mura. In zona sottoposta a vincolo paesaggistico col consenso, ovviamente, della stessa soprintendenza ai monumenti di Siena e Grosseto.

Con la differenza che il centro storico di Siena è patrimonio Unesco e quello di Grosseto invece ammette demolizioni e saccheggi. Il Santa Maria alla Scala – vecchio ospedale di Siena di cui Grosseto è stato “grancia” e succursale dal 1.400 come testimoniato dal pozzo in travertino di via Ginori – è stato completamente e sapientemente restaurato invece che demolito o sostituito da orribili colate di banale cemento armato.

Pochi esempi di intelligente restauro li vediamo anche a Grosseto con la palazzina del Monte dei paschi o del vecchio tribunale – oggi Museo archeologico – che hanno mantenuto la forma architettonica esterna nonostante internamente abbiano subito moderne ristrutturazioni. Generalmente, da noi, si preferisce la rozza demolizione, fregandosene della valenza storica, invece che operare esemplari restauri.

Il menefreghismo maremmano (vedere la ex guardiola del regio ospedale con inferriate liberty del Reggiani primo direttore della Scuola di arti e mestieri di Grosseto del primo novecento) in attesa di crollo e la stolta sciatteria ancora incombono (vedere l’imbracatura della cappella Nasini del S. Francesco). Sorprende che il taglio degli alberi o l’apposizione di un faretto su un dipinto murale (per sua natura effimero) susciti giuste rimostranze e pretenda chiarimenti ma che la continua alterazione del “salotto buono” passi nel più assordante silenzio è veramente inaccettabile.

C’è da chiedersi se chi si occupa di storia o cultura cittadina (per lavoro e/o pagato dai contribuenti) viva di scotomi visivi o semplicemente di superficiale doppiopesismo.

Chi è l’architetto Roberto Aureli

Roberto Aureli, architetto, è stato docente ordinario di disegno e storia dell’arte per oltre un trentennio al liceo scientifico G. Marconi di Grosseto.

Ha collaborato per molti anni con Niki de Saint Phalle alla costruzione del Giardino dei Tarocchi di Capalbio, dove ha realizzato il nuovo atelier con copertura pensile di oltre 200 metri quadrati, su cui è collocata la scultura della Luna. Insieme all’architetto svizzero Mario Botta ha costruito, in filarotto di tufo, il grande padiglione d’ingresso.

È citato nell’Atlante dell’architettura contemporanea a cura del Ministero dei beni culturali, è autore di numerose pubblicazioni ed è attualmente membro del comitato tecnico scientifico dell’Università di Siena a Grosseto.

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