CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Come già successo in passato il caro gasolio sta mettendo a serio rischio il comparto della pesca, in particolare quello dei pescherecci con le reti a strascico.
L’instabilità che provocano le guerre, con la conseguenza dell’innalzamento dei prezzi del carburante, insieme a tutte le problematiche legate alla filiera della distribuzione, rendono sempre più difficile mandare avanti il lavoro.
Con il prezzo del gasolio ai massimi, non c’è redditività
A lanciare l’allarme, ormai generalizzato, sono gli armatori delle barche, i pescherecci, che oltre a vedersi ridurre al minimo i guadagni, si sentono “prigionieri” di una situazione che non promette nulla di buono.

Ciampoli: «Un sistema che deve cambiare, servono aiuti»
«Ci siamo già passati, c’era il governo Draghi, e la situazione era la medesima – spiega Adfolfo Ciampoli, uno degli armatori più longevi della flotta castiglionese – il caro gasolio ci sta dando la mazzata definitiva ad anni di crisi. Se paragoniamo quello che possono fare le barche di 40-50 metri che pescano in Atlantico, alle nostre, di dimensione decisamente più ridotte, che invece lavoriamo in un mare chiuso come il mar Mediterraneo, è evidente. Ci vogliono tutele diverse».
«Il caro gasolio incide su una giornata di pesca all’incirca per 300-400 euro al giorno – spiega ancora Ciampoli – una barca che consuma 100 litri al giorno, e con 50 centesimi in più del costo del gasolio, è facile fare i conti. In più anche il prezzo del pesce pescato dipende dal mercato. Ed è difficile poter pensare di andare avanti in questo modo. E la situazione è per tutte le categorie, dalla “piccola” pesca” a quella più grande».
«Servono i ristori in base ai consumi – conclude Ciampoli – chi consuma di più avrà più sostegni e chi meno a chi ha consumi inferiori».




