GROSSETO. C’è un filo sottile che lega il presente incerto dell’economia maremmana alle opportunità che si aprono all’orizzonte del 2026. È un filo fatto di scelte industriali, infrastrutture attese da decenni, innovazione che avanza a velocità diverse e di una domanda cruciale: il territorio vuole restare fermo ad aspettare o provare a cambiare passo?
È da qui che parte la riflessione di Riccardo Breda, imprenditore, presidente della Camera di commercio di Grosseto e Livorno ed espressione della Cna, di cui è vicepresidente nazionale.
Una lunga intervista che attraversa i principali nodi dell’economia locale: dalla tenuta delle imprese al futuro del polo industriale di Scarlino, dall’agricoltura alla digitalizzazione, fino al ruolo strategico di Piombino.
Un 2025 senza slanci ma con segnali di tenuta
«Il 2025 sarà probabilmente una copia del 2024, senza grandi entusiasmi».
Breda descrive un quadro economico sostanzialmente stabile, ma privo di slanci. Secondo gli indicatori della Camera di commercio, il numero delle imprese dovrebbe reggere, ma senza picchi di crescita.
«La sensazione è quella di una linea abbastanza piatta – spiega – non vediamo un’economia frizzante». I dati definitivi arriveranno con le analisi di fine anno, ma il clima generale non lascia intravedere accelerazioni improvvise.
In questo contesto, una notizia assume un valore decisivo: la salvezza della Venator, nell’unico grande polo industriale della provincia.
Venator e Scarlino: un polo industriale da cui ripartire
«La soluzione Venator è fondamentale – sottolinea Breda – prima di tutto per i lavoratori, ma anche per l’indotto che quell’azienda genera». Il rischio di una chiusura avrebbe avuto effetti devastanti sull’intero sistema produttivo locale.
Un passaggio chiave è stato l’ingresso di imprenditori veri, del territorio, e non di un fondo di investimento. «Il pericolo era quello di un’operazione a tempo, legata agli aiuti pubblici – osserva – invece oggi c’è una proprietà che ha una visione industriale».
Restano criticità, come la gestione degli stoccaggi dei gessi rossi, ma Breda invita a una riflessione più ampia: «Ogni ciclo produttivo ha scarti. L’abbandono dell’area sarebbe stato molto peggiore, anche dal punto di vista ambientale, perché le bonifiche sarebbero state enormi».
Edilizia e fine dei bonus: serve una nuova strategia
Uno dei nodi più delicati riguarda il settore delle costruzioni. «Dal Covid in avanti – ricorda Breda – la provincia ha tenuto grazie ai bonus, soprattutto il superbonus». Un motore che ha sostenuto fatturati e occupazione.
Ora però quel ciclo si sta chiudendo. «Bisognerà capire cosa succede quando finiranno i cantieri Pnrr e i grandi lavori». La sfida è riprogrammare il settore con strumenti più sostenibili per le finanze pubbliche, ma chiari e immediatamente utilizzabili.
La chiave potrebbe essere la rigenerazione urbana. «Il patrimonio immobiliare è vecchio, soprattutto in Maremma – spiega – e gli italiani sono proprietari di casa. Incentivi mirati potrebbero dare lavoro alle imprese e aiutare le famiglie».
Agricoltura, trasformazione e valore aggiunto
L’agricoltura resta il comparto più importante dal punto di vista numerico. Breda guarda con attenzione al nuovo assetto regionale: «Abbiamo cinque anni con un assessore all’agricoltura del territorio, Leonardo Marras, che conosce bene questi temi».
Il punto centrale è la trasformazione. «La sola produzione non basta più – dice – i costi sono alti e i margini bassi. Accompagnare l’agricoltura alla trasformazione significa aumentare il reddito delle imprese».
Infrastrutture: attendere o cambiare approccio
Le infrastrutture restano una delle grandi debolezze del territorio. Ma Breda pone una scelta netta: «Vogliamo restare in attesa per tempi lunghissimi, con un declino inevitabile, o vogliamo dare una spinta adesso?».
Da qui l’appello a copiare le eccellenze che già esistono. «Ci sono aziende che lavorano fuori dai confini, nonostante le difficoltà – afferma – come Elettromar. Bisogna studiare chi ce l’ha fatta e trasmettere fiducia agli imprenditori».
E Andrea Fratoni, della Elettromar, con la presidenza dell’Associazione Industriali può dare un forte contributo a questa svolta.
Investimenti e patti territoriali
Il tema dell’attrazione degli investimenti torna centrale. «Ci sono investitori esterni che vengono e investono – osserva – ma anche tante piccole e medie imprese locali che crescono ogni anno».
Si torna a parlare di patti territoriali. «È uno strumento da valutare con la Regione – spiega Breda – per capire se può essere ancora utile o se servono strumenti nuovi».
Digitalizzazione: ritardi e nuove opportunità
Sulla digitalizzazione la Maremma resta indietro. «Lo eravamo ai tempi dei PID 4.0 e lo siamo ancora, anche se qualcosa è migliorato». Le infrastrutture digitali sono cresciute, ma il vero limite è spesso demografico e generazionale.
«Le imprese più giovani investono e crescono – spiega – altre faticano perché manca il ricambio». Eppure la digitalizzazione può diventare una leva potente: «Ha già riportato giovani sul territorio, anche sull’Amiata, grazie al lavoro da remoto».
In questo senso il progetto di Santa Fiora è stato un apripista, ma serve continuare a credere in questo percorso.
Un’opportunità importante anche per il settore dei servizi, che in Maremma ha un peso rilevante.
Piombino e acciaierie: una partita decisiva
Il 2026 potrebbe essere l’anno di due grandi svolte. «La prima è Scarlino, la seconda è Piombino». La ripartenza delle acciaierie rappresenta un’opportunità enorme.
«Quando Piombino lavorava a pieno regime – ricorda Breda – tanti lavoratori partivano dalla nostra provincia. Si creava indotto, lavoro, economia. Ora vedo buone prospettive di ripartenza, l’accordo fra Metinvest e Danieli procede in modo spedito, spero che presto si arrivi anche alla definizione di quello con Jsw».
A questo si aggiungono le infrastrutture: il collegamento Grosseto–Fano, che consentirà di arrivare nel Nord Est italiano senza pagare il pedaggio, la 398 tra porto e Aurelia, e un porto sempre più centrale per il sistema produttivo.
«Lo diciamo da tempo, il porto di Piombino è e deve essere sempre di più il porto della Maremma, con collegamenti sia per le acciaierie, ma anche con il polo industriale di Scarlino. Molte imprese ci stanno già lavorando, ma i margini di crescita sono enormi».
Un messaggio ai giovani e al territorio
Breda chiude con un messaggio chiaro: «Guardiamo al 2026 in modo positivo. Non parliamo solo di crisi». Le opportunità di lavoro ci sono, sia nel passaggio generazionale sia nelle imprese già attive.
«Dire che qui è tutto finito non è vero – conclude – l’aiuto può arrivare dalle istituzioni, ma dobbiamo darcelo anche da soli, investendo su idee, progetti e coraggio».



