Bonifiche in Maremma: la storia di Ximenes, Fossombroni, Porciatti e Manetti | MaremmaOggi Skip to content

Bonifiche in Maremma: la storia di Ximenes, Fossombroni, Porciatti e Manetti

Le bonifiche hanno scritto la storia della Maremma, trasformandola da terra paludosa a luogo vivibile e prospero. Intorno alle Mura di Grosseto, le vie dedicate a Ximenes, Fossombroni, Porciatti e Manetti ricordano i protagonisti di quella rinascita
Badilanti al lavoro in Maremma, le strade dedicate ai protagonisti della bonifica, la Casa rossa e il canale Diversivo
Badilanti al lavoro in Maremma, le strade dedicate ai protagonisti della bonifica, la Casa rossa e il canale Diversivo

GROSSETO. La Maremma, amata oggi per la sua natura incontaminata, i borghi, le spiagge e la qualità della vita, non è sempre stata così. Per secoli è stata considerata terra di fatica e di pericolo, segnata dalle paludi e dalla malaria. Un territorio difficile, duro, quasi inospitale.

Se oggi Grosseto può vantare un centro storico vivibile e una provincia tra le più ricercate d’Italia, lo deve al lavoro di donne e uomini che, con studi, progetti e visione politica, hanno combattuto l’acqua stagnante e costruito un nuovo futuro.

La città lo ricorda ogni giorno e forse non tutti lo sanno: le vie intorno alle Mura medicee — Ximenes, Fossombroni, Porciatti e Manetti — portano il nome di chi ha reso possibile la rinascita della Maremma.

Ximenes, l’ingegnere delle misure d’acqua

Leonardo Ximenes (1716-1786), matematico, astronomo e ingegnere idraulico, fu uno dei primi a studiare scientificamente la Maremma.

Arrivò chiamato dai Granduchi, convinti che solo la scienza potesse risolvere il problema delle paludi.

A lui si devono il regolamento del lago di Castiglione, gli studi sulla salinità delle acque e le basi tecniche delle successive bonifiche

Un lavoro pionieristico che aprì la strada a chi venne dopo. Non a caso, una delle arterie più importanti della città porta il suo nome: via Ximenes.

Fossombroni, il grande riformatore del territorio

Vittorio Fossombroni (1754-1844), statista e scienziato, è il nome più legato al progetto di bonificazione lorenese.

Fu lui a sviluppare l’idea delle colmate: usare i sedimenti dei fiumi per rialzare il terreno, bonificando in modo naturale e duraturo.

Diede impulso al recupero delle pianure costiere, allo sviluppo di nuovi insediamenti agricoli e anche al contenimento delle acque che stagnavano attorno a Grosseto.

La sua opera fu decisiva per sconfiggere la malaria e rendere abitabili intere aree della provincia.

In suo onore, uno dei viali che abbracciano le Mura si chiama via Fossombroni.

Porciatti, l’architetto che ridisegnò Grosseto

Lorenzo Porciatti (1864-1928) non fu solo architetto, ma anima del rinnovamento urbanistico di Grosseto.

Interpretò il nuovo volto di una città che finalmente poteva crescere dopo secoli di isolamento: progettò edifici simbolo come il teatro degli Industri e il palazzo del Genio Civile, intervenne su aree strategiche dell’allora centro moderno e contribuì a dare alla città un profilo elegante e identitario

Il suo contributo ha lasciato un segno visibile ancora oggi. Da qui via Porciatti.

Manetti, il tecnico del progresso infrastrutturale

Alessandro Manetti (1787-1865) fu ingegnere e direttore dei Lavori Pubblici del Granducato.

Collaborò con Fossombroni, traducendo teoria in realtà: fu tra i protagonisti della costruzione dei canali scolmatori e di importanti opere idrauliche.

Migliorò la viabilità, progettò ponti e infrastrutture fondamentali per il collegamento tra Maremma e Toscana centrale.

Anche Grosseto ne conserva traccia quotidiana in via Manetti.

Due opere simbolo: Casa Rossa Ximenes e Canale Diversivo

La storia delle bonifiche maremmane non vive solo nei documenti: è ancora visibile nel paesaggio, in opere che raccontano il genio di chi progettò la trasformazione della Maremma.

La più iconica è senza dubbio la Casa Rossa Ximenes a Castiglione della Pescaia.

Progettata da Leonardo Ximenes alla fine del Settecento, era il cuore del sistema idraulico che regolava il flusso tra palude e mare. Con le sue paratoie e i canali annessi, permetteva di far defluire l’acqua stagnante, contrastando l’avanzare della palude e la diffusione della malaria.
Oggi è immersa nella Riserva Naturale della Diaccia Botrona: un simbolo perfettamente conservato dell’ingegno che ha restituito vita e terra alla Maremma.

La Casa rossa Ximenes
La Casa rossa Ximenes

A Grosseto, invece, la bonifica ha cambiato per sempre il tracciato delle acque grazie al canale Diversivo.

Realizzato nell’Ottocento sulle soluzioni sviluppate da Fossombroni e portato avanti dagli ingegneri lorenesi, ha permesso di alleggerire il carico del fiume Ombrone e di evitare esondazioni frequenti che sommergevano la pianura grossetana. Ma soprattutto è servito a portare i sedimenti nel fiume nel lago Prile, colmandolo piano piano e facendo arretrare le acque.

Un’opera gigantesca per l’epoca, che ha reso possibile l’espansione della città fuori dalle Mura e la nascita di quelle campagne oggi fertili e ricche di coltivazioni.

Il Diversivo nella zona di San Martino
Il Diversivo nella zona di San Martino

Due strutture diverse, due epoche diverse, un unico risultato: la conquista definitiva della Maremma contro le paludi.

Dalle bonifiche lorenesi al Novecento: una rivoluzione lunga due secoli

La trasformazione della Maremma non si compie in un solo momento: è un processo lungo, complesso e soprattutto continuo. Dopo i primi grandi interventi sette-ottocenteschi, fu con i Lorena che la bonifica assunse una dimensione moderna, sistemica.

Il granduca Leopoldo II, con l’editto del 27 aprile 1828, promosse un piano organico che univa ingegneria idraulica, opere infrastrutturali e nuovi insediamenti agricoli.

Gli interventi riguardarono soprattutto la pianura grossetana e le zone costiere più paludose. L’obiettivo era duplice: prosciugare le acque per migliorare la salubrità e restituire i terreni all’agricoltura.

Grazie alle colmate di Fossombroni e alle opere di Manetti, la Maremma iniziò a respirare un’aria nuova.

Con l’arrivo del Novecento, il percorso non si arresta: il regime fascista rese la bonifica un punto cardine della propaganda di progresso e sviluppo. Arrivarono allora nuovi canali scolmatori, arginature più solide dell’Ombrone e dei corsi minori e insediamenti rurali pianificati.

Il territorio cambiò volto: le paludi lasciarono spazio ai campi, ai poderi, alle strade, a un’economia agricola finalmente stabile.

Un processo che non si interrompe: ancora oggi la bonifica è manutenzione, prevenzione, sicurezza. Il Consorzio continua il lavoro per proteggere città e campagne da alluvioni e ristagni.

La Maremma di oggi nasce da quell’acqua domata

Oggi la Maremma è una delle mete turistiche più amate d’Italia: una terra di luce e silenzio, di natura intatta e città vivibili, dove storia, mare e campagna si fondono in equilibrio perfetto.

Ma dietro questa bellezza c’è una battaglia lunga due secoli, combattuta con ingegno e perseveranza contro l’acqua, la malaria e l’abbandono.

Le strade che circondano le Mura medicee non sono solo vie di passaggio: sono un monumento vivente a chi ha creduto che questa terra potesse rinascere. Ximenes, Fossombroni, Porciatti e Manetti non hanno solo costruito argini o edifici: hanno ridato respiro a un territorio, aprendo la strada alla Maremma moderna.

Senza di loro, questa Maremma non esisterebbe. Non ci sarebbero le spiagge di Castiglione, i campi fertili di Alberese, le piazze di Grosseto piene di vita.

C’è, in ogni scorcio e in ogni tramonto, il riflesso di quell’acqua domata e la gratitudine per chi ha saputo trasformarla in storia, identità e futuro.

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