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Beni confiscati alla mafia sull’Amiata: «I numeri sono fuorvianti, ma la situazione è preoccupante»

Arcidosso, Semproniano e Sorano tra i comuni con più immobili sottratti alla criminalità organizzata nella provincia di Grosseto. Pascucci (Fondazione Caponnetto): «Numeri fuorvianti ma situazione grave. I Comuni vanno aiutati, serve un progetto»
Maurizio Pascucci e, sullo sfondo, Arcidosso

GROSSETO. Arcidosso, Semproniano e Sorano: si concentra qui, nei piccoli comuni dell’Amiata, la gran parte dei beni confiscati alla mafia nella provincia di Grosseto.

Numeri che, per realtà così piccole, appaiono particolarmente elevati. Secondo l’Osservatorio permanente sui beni sequestrati e confiscati, solo a Semproniano risultano 32 abitazioni sottratte, mentre ad Arcidosso si contano 26 terreni.

I dati forniti vanno però analizzati nel dettaglio e contestualizzati, così da avere una fotografia esatta della situazione. Il rischio è di ottenere un’immagine sfocata e non realistica di ciò che accade.

«Il dato è corretto, ma non reale»

A sollevare il problema è Maurizio Pascucci, referente nazionale della Fondazione Caponnetto, originario di Cecina, classe 1964, candidato a sindaco nel comune di Corleone e oggi consigliere comunale nel paese di Totò Riina. Pascucci ha analizzato nel dettaglio i dati relativi ai comuni amiatini.

«Il sistema di rilevazione – spiega Pascucci – considera il numero delle particelle catastali, ma non tiene conto che spesso si tratta di un unico proprietario con più lotti. Il dato è formalmente corretto, ma fuorviante».

Nel caso di Arcidosso, ad esempio, «l’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati ha assegnato al Comune due appartamenti e un fabbricato con 26 particelle di terreno. Ma visto che le particelle sono confinanti tra di loro, io considero tre beni confiscati, non 29».

Il confronto con la Regione

Proprio su questo tema Pascucci ha incontrato la vicepresidente della Regione Toscana Mia Diop. L’incontro si è svolto questa mattina, martedì 13 gennaio.

«Ho fatto presente – spiega –  che usare il metodo di rilevamento di particelle catastali è fuorviante: il dato è di fatto corretto ma non è reale. Indicare così tanti beni confiscati ad Arcidosso significa far sembrare che ce ne siano più che a Corleone, cosa che non corrisponde alla realtà».

«Un campanello d’allarme per piccoli comuni»

Al di là delle modalità di conteggio, la situazione resta preoccupante.

«Parliamo di un Comune di 4.282 abitanti – sottolinea Pascucci – e sapere che sull’Amiata esistono beni confiscati alla mafia deve accendere dei riflettori. I piccoli comuni hanno meno polizia locale, meno risorse e uffici tecnici essenziali: sono per questo più vulnerabili».

Il rischio concreto è che i beni non gestiti tornino all’asta, con la possibilità che rientrino nella disponibilità della criminalità.

La situazione di Arcidosso

Ad Arcidosso sono stati sequestrati due appartamenti, uno in località Podere Ontani e uno in località Merigar, oltre ad 1 fabbricato con 26 particelle catastali di terreno in località Aiuole.

«Il Comune ha recentemente acquisito questi beni – afferma Pascucci – e la prospettiva è che vengano assegnati ad una cooperativa in grado di metterli a frutto. Si tratta di una scelta lungimirante, non sempre i Comuni accettano di far entrare questi beni nel loro patrimonio».

Il caso di Semproniamo

A Cantabbio, piccola frazione del comune di Semproniano, nel 2019 il Tribunale di Milano ha sottratto degli appartamenti a un imprenditore ritenuto “socialmente pericoloso” per “violazioni di natura fiscale”. L’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati ha poi assegnato alcuni di questi immobili alla Prefettura di Grosseto per destinarli all’accoglienza.

«Nella frazione di Catabbio , 161 abitanti – spiega Pascucci – ci sono 59 villini confiscati a Salvatore Quartararo, imprenditore 73enne residente in provincia di Monza e Brianza. Avrebbe dichiarato al fisco redditi non congruenti con il patrimonio posseduto il quale, peraltro, sarebbe stato accumulato, nel tempo, attraverso il reinvestimento di proventi riconducibili ad attività illecite. Risulterebbe anche pericoloso socialmente, a causa di passate condanne e di numerosi precedenti legati a reati di varia natura».

Si trattava di un complesso residenziale con appartamenti di piccole dimensioni, in gran parte chiusi da anni e mai abitati. Beni che hanno quindi richiesto interventi di manutenzione, allaccio alla rete idrica, elettrica e fognaria. 

I beni all’asta

Il Comune di Semproniano non ha però acquisito i restanti appartamenti e i beni sono andati all’asta: «Alcuni di questi edifici sono in vendita da parte dell’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati a 30 mila euro» afferma Pascucci.

E la paura è che tornino nelle mani della criminalità:  «La località di Catabbio dista a 9,2 chilometri dalle Terme di Saturnia. Potrebbe quindi acquisirli un  imprenditore, uno speculatore o anche un prestanome di un mafioso. Non possiamo saperlo». 

«Serve un progetto»

Per scongiurare questo pericolo il referente nazionale della Fondazione Caponnetto ha chiesto un incontro al presidente della provincia di Grosseto, Francesco Limatola, che si terrà il prossimo 5 febbraio. Alla riunione parteciperanno tutti i sindaci dei Comuni interessati dai sequestri e l’invito è stato esteso anche alla Regione.

«Serve un progetto, i beni confiscati vanno gestiti – conclude Pascucci – Una volta fatta la foto reale del patrimonio sottratto alla mafia, dobbiamo capire cosa fare con questi beni. E i comuni da soli non possono affrontare tutto questo. Il mafioso con quei beni portava lavoro, se noi non facciamo lavorare nessuno è assurdo. La battaglia deve essere questa». 

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