GROSSETO. Una gestione opaca, conti che non tornano e una società lasciata al proprio destino. È il quadro che emerge dalla sentenza con cui il tribunale di Grosseto ha condannato Massimiliano Pincione, ex presidente del Fc Grosseto, a due anni di reclusione per bancarotta fraudolenta.
Il collegio, presieduto da Marco Bilisari (a latere Agnieszka Karpinska e Masina Massi), ha accolto l’impostazione dell’accusa, riconoscendo la responsabilità dell’imprenditore italoamericano – oggi 64enne – per due dei cinque capi contestati. Per gli altri tre è stato assolto «perché il fatto non sussiste».
Il fallimento e i debiti accumulati
L’inchiesta nasce dopo il fallimento della società, dichiarato nel dicembre 2021.
Secondo quanto ricostruito in aula, il dissesto economico avrebbe provocato un passivo inizialmente quantificato in 228mila euro, poi aggiornato a 319mila euro per un errore materiale. A questa cifra si sono aggiunti debiti erariali e previdenziali per circa 70mila euro.
Contabilità irregolare e documenti spariti
Uno degli elementi centrali riguarda la gestione delle scritture contabili.
Tra il luglio 2015 e il giugno 2016, secondo l’accusa, i libri sarebbero stati tenuti in modo tale da rendere impossibile ricostruire il patrimonio e i movimenti finanziari della società.
Successivamente, fino al fallimento, la documentazione sarebbe stata sottratta o distrutta. Una condotta che, per il pubblico ministero Carmine Nuzzo, dimostrerebbe la volontà di ostacolare i controlli e danneggiare i creditori.
Una gestione senza logica imprenditoriale
Per i giudici, il fallimento non è stato il frutto di difficoltà contingenti ma il risultato di una gestione definita «sistematica e preordinata».
Le scelte aziendali, infatti, non avrebbero seguito alcuna logica di mercato né criteri di sana amministrazione. Al contrario, sarebbe emersa una strategia basata sul mancato pagamento dei debiti.
Pagati solo giocatori e campionato
Le risorse disponibili sarebbero state destinate quasi esclusivamente agli stipendi dei calciatori e all’iscrizione al campionato 2015-2016.
Tutti gli altri creditori sarebbero rimasti senza compenso: dipendenti, artigiani, fornitori, ma anche figure legate alla gestione sportiva come fisioterapisti, magazzinieri, ristoratori, albergatori e autisti.
Nonostante gli incassi derivanti da abbonamenti e attività, l’esposizione debitoria è cresciuta fino a superare i 300mila euro. Poi, secondo quanto emerso, Pincione sarebbe diventato irreperibile.
Le pene accessorie e il risarcimento
Alla condanna si aggiungono le sanzioni accessorie: Pincione è stato dichiarato inabilitato all’esercizio di impresa commerciale e incapace di ricoprire ruoli direttivi per due anni.
Dovrà inoltre risarcire la curatela del fallimento del Fc Grosseto srl, costituita parte civile, con una prima liquidazione delle spese pari a 4mila euro. Per conoscere le motivazioni della sentenza bisognerà attendere novanta giorni.
Le accuse cadute e le assoluzioni
Il tribunale ha invece escluso la responsabilità dell’imprenditore su altri tre capi di imputazione.
Tra questi, la presunta distrazione di 62mila euro provenienti dalla pubblicità e di 14.800 euro di contributi della Lega nazionale dilettanti, somme che – secondo l’accusa – non sarebbero state utilizzate per la società.



