GROSSETO. La notte del 1 ottobre 2025 in via Porsenna, nel cuore della città, l’avvocato Andrea Fabbri finisce a terra, il volto tumefatto, con fratture all’orbita oculare e una prognosi che supererà i 40 giorni.
Un pestaggio violento, improvviso, maturato in pochi istanti. A oltre un mese di distanza, il giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna ricostruisce quei minuti e firma l’ordinanza che dispone la custodia cautelare in carcere per Firas Otay, 18 anni, nato in Tunisia e residente a Grosseto.
Una decisione pesante, motivata – scrive il gip – dal pericolo concreto e attuale di recidiva, dalla propensione alla violenza ingiustificata e da un comportamento sprezzante della legge.
Un rimprovero, la sfida, poi la violenza: la ricostruzione dei fatti
Sono da poco passate le 21.30 quando Fabbri chiede l’intervento della polizia. Racconta di essere stato aggredito da due ragazzi stranieri. Poco prima, uscendo dalla sua abitazione, aveva visto un giovane urinare sulla strada e si era avvicinato per rimproverarlo.
Il ragazzo con il giubbotto bianco si sarebbe subito inalberato, rispondendo con rabbia. Fabbri teme che possa estrarre un’arma: «Teneva le mani sui fianchi», riferisce agli agenti.
Dagli strattoni si passa a un crescendo di violenza. Prima uno schiaffo, poi un pugno. Il professionista cade a terra. Mentre è in posizione fetale, arriva un calcio al volto: la “scarpata”, come viene definita nell’ordinanza, inferta – secondo le accuse – proprio da Otay.
Il gruppo di quattro giovani, due ragazzi e due ragazze, fugge subito dopo.
Le telecamere: come gli inquirenti arrivano a Otay
Il caso sembrava destinato a restare nel buio di via Porsenna, una strada poco illuminata e senza videosorveglianza pubblica. Ma gli investigatori della squadra mobile raccolgono e analizzano ore di filmati provenienti da attività private della zona.
Ne emerge un quadro chiaro: i quattro ragazzi vengono ripresi mentre passano più volte in via Porsenna tra le 21.13 e le 21.28, la vittima viene soccorsa pochi minuti dopo, i giovani che si vedono nelle immagini corrispondono per abbigliamento e movimenti ai ragazzi poi identificati. I due ragazzi, entrambi di origini nordafricane, erano insieme a due ragazzine di Grosseto, entrambe minorenni.
Per il giudice non ci sono alternative: «Solo il carcere può fermarlo»
La parte più dura dell’ordinanza riguarda la valutazione della personalità dell’indagato. Otay, difeso dall’avvocato Giulio Parenti, minorenne fino a pochi mesi fa, risulta già coinvolto in altri procedimenti per reati contro il patrimonio e per resistenze a pubblico ufficiale. Un percorso che il gip definisce «una scelta di vita improntata alla noncuranza delle leggi dello Stato».
Le misure alternative – come gli arresti domiciliari – vengono giudicate “inapplicabili”: l’indagato non ha un domicilio stabile né un ambiente familiare in grado di controllarlo.
E soprattutto, secondo il giudice, ha dimostrato una “spiccata aggressività senza alcun motivo” e una capacità di violenza «sproporzionata anche per fatti minimi».
Serve interrompere la spirale, scrive il gip. Serve garantire l’incolumità della vittima, che ha già subito minacce e vive in un clima di forte paura.
Per questo, l’unica misura idonea è la custodia cautelare in carcere. Dove venerdì 14 novembre, il giovane verrà interrogato.



