Autismo, il 2 aprile si trasforma in protesta. Montani: «Le criticità sono sempre le stesse» | MaremmaOggi Skip to content

Autismo, il 2 aprile si trasforma in protesta. Montani: «Le criticità sono sempre le stesse»

Il garante della disabilità denuncia attese infinite, percorsi frammentati e sostegno insufficiente per le famiglie
Alcuni palloncini blu, simbolo del 2 aprile, e nel riquadro Diego Montani
Alcuni palloncini blu, simbolo del 2 aprile, e nel riquadro Diego Montani

GROSSETO. Il 2 aprile, Giornata internazionale per la consapevolezza sull’autismo, non può più essere una semplice ricorrenza simbolica. Oggi rappresenta sempre più chiaramente il divario tra ciò che viene dichiarato e ciò che viene realmente garantito alle persone con disturbo dello spettro autistico e alle loro famiglie.

La scelta di alcune associazioni di non celebrare la giornata è un segnale forte. Una presa di posizione che richiama l’attenzione su criticità denunciate da anni, senza che siano mai arrivate risposte adeguate.

«Carenze gravi e non più tollerabili»

Il garante della disabilità del Comune di Grosseto Diego Montani prende posizione in modo netto: il sistema di tutela sul territorio presenta carenze gravi, strutturali e non più tollerabili.

«Le criticità sono sempre le stesse: neuropsichiatria infantile insufficiente, carenza cronica di personale specializzato, servizi territoriali fragili o discontinui, assenza di una programmazione stabile e lungimirante – dice Montani – I problemi sono noti, ma non sono mai stati risolti».

Nel mirino Regione, ASL e politica. «La Regione non ha garantito una pianificazione sanitaria adeguata, l’ASL non è riuscita a costruire una rete di servizi efficace e la politica si è spesso fermata agli annunci, senza tradurli in interventi concreti – dice il garante – A pagare il prezzo di queste carenze sono le famiglie: tempi di attesa inaccettabili per le diagnosi, percorsi terapeutici frammentati o inesistenti, sostegno scolastico ridotto o insufficiente».

«Servono interventi reali, non di facciata»

I genitori spesso si trovano a gestire da soli situazioni complesse, senza un supporto adeguato. In questo contesto, anche le iniziative simboliche rischiano di diventare azioni di facciata, prive di effetti concreti sulla qualità della vita.

«Il messaggio è chiaro: non c’è nulla da celebrare quando i diritti non vengono garantiti – dice Montani – Non è accettabile che la qualità dell’assistenza dipenda dal territorio o dalla disponibilità di risorse, né che le famiglie debbano farsi carico, in solitudine, di ciò che dovrebbe essere assicurato dal sistema pubblico. Il 2 aprile deve diventare un momento di verità, non una vetrina».

Le richieste

La richiesta è netta: più investimenti, più personale specializzato, una rete territoriale efficiente e continuità nei percorsi di diagnosi, cura e inclusione.

«Il silenzio scelto da alcune associazioni è una forma di protesta che non può essere ignorata. Un segnale che chiama tutte le istituzioni alle proprie responsabilità – conclude Montani – Fino a quando non saranno garantiti servizi adeguati e diritti concreti, questa giornata non potrà essere una celebrazione, ma resterà il simbolo di un sistema che non riesce a rispondere ai bisogni dei più fragili».

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