Autismo e disabilità: dopo la scuola il vuoto, famiglie lasciate sole | MaremmaOggi Skip to content

Autismo e disabilità: dopo la scuola il vuoto, famiglie lasciate sole

Genitori allo stremo tra assistenza h24 e servizi insufficienti: manca personale formato e il “dopo di noi” resta un’incognita per molti ragazzi fragili
Alcuni giovani ragazzi occupati nel progetto della Nuova Giovanile presso il vivaio
Alcuni giovani ragazzi occupati nel progetto della Nuova Giovanile presso il vivaio

VAL DI CORNIA. Il settore del sociale è un comparto in crescita esponenziale, ma questa espansione non sembra andare di pari passo con le risposte concrete ai bisogni delle famiglie. In un territorio come quello della Val di Cornia, la gestione di figli con diagnosi di handicap o autismo sta diventando una sfida titanica, che mette a nudo i limiti di un sistema che, pur offrendo il sostegno dell’Asl, non riesce a coprire le necessità vitali dei cittadini più fragili.

Il buio dopo il diploma

La denuncia più forte arriva dai genitori. Una madre di una ragazza autistica non verbale accende i riflettori su un paradosso crudele: «Durante il periodo scolastico i ragazzi sono seguiti, ma una volta terminate le superiori per loro non ci sono alternative».

Lo dice senza tanti rigiri di parole, tramite Liberamente Campiglia, Michela, madre di Gaia, una ragazza autistica non verbale di soli 22 anni. 

È il cosiddetto limbo post-scolastico. Finiti gli stimoli della scuola, i ragazzi che hanno lavorato anni per imparare a gestire emozioni, a vestirsi o a comunicare, rischiano di regredire.

Senza input costanti, giovani pieni di energie si ritrovano a vegetare tra il letto e il divano, annullando anni di conquiste faticose.

Famiglie al limite: una vita H24

Il carico assistenziale è sfiancante. Questi ragazzi non sono propositivi per natura, ma possono seguire azioni suggerite: hanno bisogno di un input esterno continuo, tuttavia possono imparare. Questo significa che i genitori devono essere attivi 24 ore su 24.

«Mentre i ragazzi hanno energie estreme da scaricare, noi siamo esauriti, senza più forze» racconta Michela in un video nel quale ripercorre la sua intera vita da madre.

Spesso, per avere un’ora di respiro o sbrigare le faccende quotidiane, i genitori sono costretti a pagare di tasca propria professionisti privati, poiché i servizi pubblici non garantiscono una copertura che permetta il sollievo familiare.

La sfida delle cooperative e il nodo della formazione

Sul territorio, realtà come l’associazione Ci Sono Anch’io Onlus, la Cooperativa Cuore e la Cooperativa Nuova Giovanile lottano ogni giorno per ampliare l’offerta, dall’inserimento lavorativo all’inclusione sportiva. Ma il vero ostacolo è la mancanza di educatori qualificati.

Il problema è normativo e formativo: solo chi possiede una laurea coerente con la classe L19 (Scienze dell’Educazione e della Formazione) può iscriversi all’albo e operare professionalmente. Per ovviare alla carenza di personale, alcune cooperative hanno stretto accordi con l’Asl per selezionare figure con titoli di studio affini, cercando di colmare un vuoto che rischia di bloccare i progetti di autonomia.

L’incognita del futuro: il “Dopo di Noi”

Oltre alla fatica quotidiana, un’ombra oscura il futuro dei genitori: cosa ne sarà di loro quando noi non ci saremo più? L’angoscia per il destino dei figli una volta rimasti soli è il peso più grande da sopportare.

Una luce di speranza arriva dalle case “Dopo di Noi”, strutture residenziali pensate per garantire una vita dignitosa e comunitaria ai disabili gravi dopo la perdita dei genitori. Sebbene in alcuni comuni siano già una realtà, in Val di Cornia il progetto sembrerebbe essere in fase di concretizzazione.

Un passo necessario per trasformare la paura del futuro in una certezza di assistenza.

Un appello alle istituzioni

Il sociale non può più essere considerato un settore “accessorio”. Servono investimenti per inserire questi giovani in ambienti costruttivi e, soprattutto, serve personale formato che possa dare continuità al lavoro iniziato nelle scuole.

La dignità di una società si misura da come si prende cura dei suoi membri più fragili: oggi, in Val di Cornia, quel peso grava ancora troppo sulle spalle stanche dei genitori.

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su