Artemide torna a Grosseto: al Maam la statua ritrovata a Castiglione dopo il restauro | MaremmaOggi Skip to content

Artemide torna a Grosseto: al Maam la statua ritrovata a Castiglione dopo il restauro

Dal ritrovamento in una villa romana al ritorno al museo: storia, valore e significato della dea della Maremma
Il museo Archeologico di Grosseto e la statua di Artemide
Il museo Archeologico di Grosseto e la statua di Artemide

GROSSETO. C’è un momento in cui la storia smette di essere passato e torna a respirare nel presente.

Accadrà sabato 28, quando la statua di Artemide, una delle opere più importanti della Maremma, farà ritorno al Maam, il museo archeologico e d’arte della Maremma, dopo il restauro eseguito a Firenze.

Non è solo il rientro di un reperto: è il ritorno di un simbolo identitario, di una figura che racconta secoli di storia, di cultura e di presenza umana lungo la costa maremmana.

Sarà al primo piano, quello dedicato all’archeologia della Maremma.

Dalla terra di Castiglione della Pescaia alla scoperta

La storia di Artemide inizia alla fine del XIX secolo, quando la statua viene rinvenuta nei pressi di Castiglione della Pescaia. Era il 1880.

Non si tratta di un ritrovamento casuale: emerge dai resti di una villa romana, segno evidente di quanto questa parte della Maremma fosse già allora un territorio vivo, frequentato e inserito nei circuiti dell’Impero.

Siamo nella zona di Serrata Martini, la statua, insieme ad altri reperti, emerse nel corso degli scavi per il canale Collettore, all’interno di quello che doveva essere un contesto termale.

È da lì che comincia il viaggio della dea, tra scavi, studi, trasferimenti e valorizzazioni.

Un’opera rara: solo quattro esemplari al mondo

La statua, databile alla seconda metà del I secolo a.C., non è un reperto qualunque.

Appartiene infatti a un gruppo estremamente ristretto: esistono solo quattro esemplari simili al mondo (le altre sono a Napoli, Venezia e Roma).

Un dato che la rende non solo preziosa per Grosseto, ma di rilievo internazionale, capace di collocare la Maremma dentro una rete culturale molto più ampia.

Chi è Artemide: la dea della caccia e della libertà

La figura rappresentata è quella di Artemide, dea greca della caccia, della natura selvaggia e dell’indipendenza (Diana per i Romani).

La statua la raffigura in movimento, con un passo deciso, vestita con tunica e mantello, mentre porta con sé la faretra, simbolo delle sue frecce.

È una rappresentazione dinamica, potente, che restituisce tutta la forza di una divinità legata ai boschi, agli animali e alla libertà.

Tra Grecia e Roma: un enigma ancora aperto

Uno degli aspetti più affascinanti riguarda la sua origine artistica.

Gli studiosi discutono ancora oggi: potrebbe essere una copia romana di un originale greco del V secolo a.C., oppure una creazione romana che imita volutamente uno stile più antico.

Un dubbio che non ne diminuisce il valore, ma anzi lo accresce, inserendo la statua in un dialogo continuo tra epoche e culture.

Il lungo viaggio e il ritorno al Maam

Dopo il ritrovamento, la statua ha attraversato decenni di studi e spostamenti, legati anche alla storia dei musei toscani e alla concentrazione dei reperti a Firenze. 

Dal 1999 è poi tornata a Grosseto (dove nel 2023 ci fu la mostra Una nessuna e centomila) e l’anno scorso è stata portata all’Opd per il restauro.

Oggi torna finalmente a Grosseto, nel luogo che più di ogni altro ne racconta il significato: il Maam, nel palazzo di piazza Baccarini che, divenuto museo nel 1975, aveva ospitato il tribunale fino agli anni ’60.

Un ritorno che è anche un’occasione per il pubblico di riscoprirla, guardarla da vicino e comprenderne il valore.

Sabato 28 marzo alle ore 17 ne parleranno Maria Emilia Masci, funzionaria archeologa Opd (Opificio delle pietre dure), e Franca Sorella, restauratrice Opd. Seguirà brindisi di bentornata in onore della nostra Artemide.
Evento gratuito, necessaria la prenotazione: accoglienzamaam@gmail.com.

Artemide e la Maremma: una storia di identità

La statua non è solo un’opera d’arte.

È la prova concreta che la Maremma non è mai stata una terra marginale, ma un territorio attraversato da civiltà, commerci, visioni culturali.

Racconta di élite romane, di ville affacciate sul mare, di un paesaggio che già duemila anni fa era vissuto e trasformato.

E oggi, con il suo ritorno, torna a essere parte viva della comunità.

Un’occasione per riscoprire la storia

Il rientro di Artemide al Maam è quindi molto più di un evento culturale. È un invito a fermarsi, a guardare, a capire.

A riconoscere, dentro un blocco di marmo scolpito più di duemila anni fa, una storia che continua ancora oggi. Perché certe opere non appartengono solo ai musei: appartengono ai luoghi e alle persone che le custodiscono.

E Artemide, da sabato, sarà di nuovo lì dove tutto è iniziato.

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