Animali morti dopo la Fiera: lacrime tra i bambini e rabbia tra le famiglie | MaremmaOggi Skip to content

Animali morti dopo la Fiera: lacrime tra i bambini e rabbia tra le famiglie

Decine di segnalazioni da parte di famiglie: coniglietti, pesci e tartarughe acquistati negli stand muoiono dopo pochi giorni. L’esperto Federico Rosi: «Disinformazione totale, ecco perché accade ogni anno»
Federico Rosi, titolare dell’Arca di Noé e dei conigli troppo piccoli venduti alla Fiera del Madonnino

GROSSETO. Doveva essere il primo incontro con la responsabilità di accudire un essere vivente, un regalo per far sorridere i più piccoli. Invece, per molte famiglie, il post-Fiera del Madonnino si è trasformato in un piccolo dramma domestico

Sono moltissime le segnalazioni giunte in questi giorni: piccoli animali da compagnia, acquistati con gioia durante la rassegna, sono morti nel giro di poche ore o pochi giorni, lasciando i bambini in un mare di lacrime e i genitori tra rabbia e frustrazione.

Il “dopo-fiera” nei negozi di animali

Da San Vincenzo a Grosseto i punti vendita sono presto diventati meta di un pellegrinaggio di persone in cerca di spiegazioni o di un “sostituto” per l’animale appena perso.

Abbiamo chiesto delucidazioni a Federico Rosi, titolare dello storico negozio “L’Arca di Noè” a Grosseto, specializzato nell’accudimento di ogni specie.

Federico Rosi con uno dei suoi ratti domestici senza pelo

Rosi non è sorpreso e da anni si batte contro la vendita degli animali venduti nelle fiere: è un copione che vede ripetersi a ogni edizione e che si ritrova a raccogliere i cocci di questa situazione.

«I problemi che riscontro puntualmente dopo ogni fiera sono sistematici e gravissimi – spiega Rosi con amarezza – Non si tratta di sfortuna, ma di una gestione che spesso ignora le basi del benessere animale e della corretta informazione all’acquirente».

Gli errori fatali: dal coniglio “troppo piccolo” ai pesci “assetati”

L’analisi di Rosi delinea un quadro clinico e gestionale allarmante, che parte dalla fragilità dei più piccoli: i coniglietti.

«Spesso questi esemplari vengono messi in vendita quando sono ancora troppo giovani e non pronti al distacco, solo perché maggiormente vendibili. Sono minuscoli e sicuramente molto carini ed appetibili ma questa – spiega – è una pratica che ne compromette la sopravvivenza nel giro di pochissimi giorni».

Separati dalle madri troppo presto e scaraventati in gabbie insieme ad altre decine di cuccioli, vengono poi sottoposti a chilometri di viaggio stipati nei furgoni. Una volta venduti, vengono accolti nelle case, dove si devono presto abituare ad un nuovo posto, nuove voci, magari anche altri animali. Uno stress che non riescono a sopportare. 

A sinistra un coniglietto della fiera di due mesi, a destra un coniglietto di Rosi appena venduto, nato a dicembre

«A pesare è anche la totale assenza di informazioni cruciali per i nuovi proprietari – continua Rosi -, che si ritrovano senza linee guida sull’alimentazione corretta e senza alcuna garanzia sanitaria, come test delle feci o controlli veterinari preventivi, esponendo l’animale a rischi fatali. Il mio consiglio è sempre quello di far visitare immediatamente l’animale appena acquistato».

La situazione non migliora spostandosi verso il mondo acquatico, dove il pesce rosso diventa vittima di una vera e propria disinformazione strutturale. Rosi denuncia la vendita di tre o quattro esemplari stipati in vaschette microscopiche da appena due litri e mezzo, accompagnata da suggerimenti deleteri.

«Viene suggerito di cambiare l’acqua una volta a settimana e di nutrirli solo due volte ogni sette giorni. La realtà biologica di questi animali è però opposta, poiché necessiterebbero di acqua trattata con potabilizzante anticloro per l’acqua di rubinetto cambiata quotidianamente, preparata il giorno prima e fatta decantare. Infine, hanno bisogno di almeno due pasti al giorno per restare in salute».

C’è poi il capitolo delle tartarughe palustri che svela un altro mito pericoloso: quello degli animali “bonsai“.

«Spacciate per specie che rimangono di piccole dimensioni, queste tartarughe sono in realtà destinate a crescere notevolmente e richiedono habitat complessi, con temperature costanti tra i 28°C e i 29°C e sistemi di filtraggio potenziati, indispensabili per gestire la mole consistente delle loro deiezioni. Una serie di necessità tecniche che vengono sistematicamente taciute al momento dell’acquisto, trasformando un desiderio di compagnia in una gestione insostenibile e, purtroppo, spesso letale».

La sfida dell’educazione

Oltre al dolore delle famiglie, c’è la difficoltà tecnica di chi, come Rosi, deve cercare di rimediare ai danni. Molti animali arrivano dai veterinari o in negozio già malati o pesantemente stressati dal contesto fieristico.

«Insomma io so per certo che nei giorni successivi alla fiera da me vengono a riprendere: pesci rossi che sono stati inseriti in acque non preparate e senza la dovuta acclimatazione e che quindi dopo 1 o 2 giorni sono già morti, conigli che sono stati venduti troppo piccoli e senza le adeguate  indicazioni e tartarughine che sono state vendute anche già malate o comunque stressate dalla fiera».

«La cosa più difficile – conclude il titolare dell’Arca di Noè – è dover convincere le persone del contrario di ciò che è stato detto loro in fiera. Spesso sembro io quello che vuole “vendere per forza” un acquario più grande o una gabbia da almeno 80 o 100 cm per un coniglio, quando in realtà è il minimo sindacale per farli vivere, e non solo sopravvivere per qualche ora».

Il monito è chiaro: l’acquisto di un animale non può essere un impulso da fiera, ma deve essere supportato da una conoscenza che, evidentemente, tra i padiglioni è venuta a mancare, a discapito della vita degli animali e della gioia dei bambini.

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