MASSA MARITTIMA. Il consiglio comunale di Massa Marittima ha votato mozione a maggioranza la mozione per riconoscere lo Stato palestinese.
Un contributo civico per confermare l’appartenenza a quei valori di democrazia, di pace, di giustizia e di solidarietà verso i più fragili. In provincia, il primo comune a votare una mozione analoga è stato quello di Pitigliano.
La mozione della capogruppo Giuliana Fazzini
«In questi anni in cui, almeno nel mondo occidentale, si pensava che la diplomazia e la politica, condotte da un pensiero emancipato, potessero governare i conflitti tra gli Stati e tra i popoli – scrive in una nota l’amministrazione di Massa Marittima – preservandoli dalle guerre, si sta invece verificando, un ritorno al forte desiderio di predominio di uno stato sull’altro, del resto mai sopito, in alcune aree dell’Europa e del Medio Oriente».
«Ma le guerre così vicino a noi, in particolare quella tra Russia e Ucraina e tra Israele e Palestina, mettono gli stati europei di fronte a prese di posizione che, purtroppo – aggiunge – non sono sempre concordi tra loro. È un insulto all’intera umanità lo scenario dei civili palestinesi di Gaza che muoiono sotto il fuoco dell’artiglieria israeliana, mentre cercano di approvvigionarsi del cibo contingentato che viene dato loro, a fronte di centinaia di tonnellate di derrate alimentari che non vengono fatte entrare nella striscia e deteriorano sotto il sole. Un popolo che viene volutamente affamato per essere portato alla morte. Sono uno strazio le immagini di bambini scheletrici in braccio alle mamme impotenti. Sono un grido di dolore e di aiuto verso tutti noi».
Le motivazione
Il Consiglio di Massa Marittima, con l’approvazione della mozione per il riconoscimento dello stato palestinese, ha inteso apportare almeno simbolicamente, il proprio contributo di vicinanza al popolo di Palestina, che in questa fase sta diventando ogni giorno più devastante per la striscia di Gaza.
Con la speranza che il riconoscimento dello stato palestinese sia un inizio su cui la politica e la diplomazia possa portare avanti un processo di accordi per il rispetto territoriale, seppur lento e faticoso, ma senza il quale non potrà esserci pace tra i due popoli.




