«Anche da lontano, io ci sono»: la nuova paternità raccontata dai babbi | MaremmaOggi Skip to content

«Anche da lontano, io ci sono»: la nuova paternità raccontata dai babbi

Tra lavoro, politica e famiglia, cresce il bisogno di esserci davvero. Ma la parità per i congedi è ancora lontana. Ne parlano Marco Simiani, Fabrizio Rossi e Gabriele Macrì
Alcuni bambini che giocano e da sinistra: Fabrizio Rossi, Gabriele Macrì e Marco Simiani
Alcuni bambini che giocano e da sinistra: Fabrizio Rossi, Gabriele Macrì e Marco Simiani

GROSSETO. La paternità sta cambiando: sono sempre di più i babbi che vogliono essere presenti per i propri figli e non solo dal punto di vista economico. Un paio di generazioni fa le cose erano ben diverse: il padre era visto come l’uomo forte e distante, legato soprattutto al sostentamento della famiglia. Oggi, seppur lentamente, la situazione si sta evolvendo, ma rimane difficile per i congedi di paternità o per quelli parentali.

Ai giorni nostri sono molti i padri che vogliono – e riescono – a partecipare alla vita dei propri figli in modo diverso. Basti pensare a quei babbi che portano i bambini al parco o che passeggiano con la carrozzina: una scena che fino a non troppo tempo fa era rara, se non quasi impensabile. I padri che tengono a stare con i propri figli sono sempre di più e il cambiamento è sotto gli occhi di tutti.

«È sempre difficile coniugare la vita familiare con quella lavorativa, soprattutto da quando sono in parlamento. Ma faccio di tutto per essere presente per i miei figli e quando sono a casa passo nelle loro stanze per dargli un bacio e augurargli la buonanotte – dice l’onorevole del Partito Democratico Marco Simiani – Grazie a mia moglie riesco a organizzarmi per esserci nei momenti importanti e nella quotidianità».

Paternità e congedi 

Un padre libero professionista può riuscire, in alcuni casi, a conciliare meglio lavoro e famiglia, anche se questo comporta sacrifici. Per chi ha un lavoro dipendente, invece, l’equilibrio può essere più complesso, soprattutto quando i figli stanno male o hanno bisogno di attenzioni quotidiane.

In Italia esistono diverse forme di congedo. Il congedo di paternità obbligatorio prevede 10 giorni lavorativi retribuiti al 100%, da utilizzare tra i due mesi prima e i cinque mesi dopo la nascita. A questo si aggiunge il congedo parentale, condiviso tra i genitori e in gran parte retribuito al 30% dello stipendio (con alcune mensilità meglio retribuite). Proprio per questa differenza economica, e considerando che in media le donne percepiscono stipendi più bassi e a causa del retaggio culturale, sono ancora soprattutto le madri a usufruirne.

«Condividere più giorni di congedo parentale immagino sia importante per i padri che hanno un lavoro dipendente. Darebbe loro la possibilità di passare più tempo con la famiglia. Ed è un aspetto importante – dice invece Fabrizio Rossi – Io, essendo libero professionista, riesco a conciliare meglio i tempi, anche grazie alla flessibilità e al cellulare».

Il tema dei congedi resta centrale anche nel dibattito politico. «Abbiamo presentato una proposta per un congedo parentale più equo e paritario, ma è stata bocciata dal Governo – conclude Simiani – Oggi lavorano entrambi i genitori e la cura di un figlio richiede tempo: per questo il congedo paritario dovrebbe essere un obiettivo per tutto il Paese».

Locali e vita familiare 

In Maremma ci sono molti locali e tanti lavori legati alla ristorazione e, per i babbi che operano in questo settore, la gestione della vita familiare è diversa rispetto ad altri lavoratori, anche se si è titolari, come nel caso di Gabriele Macrì, proprietario dell’Affinity e del Buca Zucche. Turni lunghi, orari serali e notturni e la difficoltà di ritagliarsi del tempo rendono tutto più complicato, soprattutto in stagione.

«Ci sono pro e contro. Io, avendo un locale, riesco a dedicare molte ore a mio figlio e a passarci tanto tempo insieme. Di contro, però, mi capita spesso di dormire poche ore a notte, ma sono sacrifici più che accettabili – dice Macrì – Sono padre da qualche mese e le cose stanno andando bene, soprattutto grazie alla mia compagna Vanessa».

Un altro aspetto da considerare è quello dell’ansia. Iniziare un nuovo percorso porta spesso con sé timori e insicurezze, ma per Gabriele non è stato proprio così.

«Io e Vanessa siamo una squadra: lavoriamo insieme e ci supportiamo anche come genitori. Ho imparato a gestire le giornate con mio figlio e non ho avuto una grande ansia, perché so che le cose si imparano con il tempo – dice Macrì – Dopo due settimane dalla nascita sono dovuto tornare al lavoro, perché stavamo aprendo il locale a Castiglione della Pescaia, ed è stato un momento un po’ complesso».

«Essere padre è un’esperienza meravigliosa e direi a tutti di farlo quando sentono di avere accanto la persona giusta – conclude – Io ho aspettato un po’ e, se tornassi indietro lo farei prima. Anche perché so che con Vanessa siamo capaci di superare insieme qualsiasi difficoltà».

I padri di oggi e di ieri

Essere genitori non è semplice: significa avere la responsabilità di una vita e la capacità di far crescere un figlio in un ambiente sano e amorevole. Nelle generazioni passate molti ci hanno provato con i mezzi e le conoscenze che avevano a disposizione. Oggi però qualcosa sta cambiando: sono sempre di più i padri che condividono con le madri la cura dei figli, che accompagnano loro ai compleanni di altri bambini, a scuola o alle attività. E anche quando non possono esserci fisicamente, cercano comunque di esserci in altri modi.

«Essere padre è un’esperienza bellissima e lo sono da appena tre mesi. Cerco di esserci molto per Francesco Leone e quando sono a Roma mi impegno per fargli sentire la mia voce. Anche perché è un neonato e riconosce soprattutto quella – dice Fabrizio Rossi, deputato di Fratelli d’Italia – All’inizio avevo un po’ di ansia nella gestione quotidiana, ma io e la mia compagna ci siamo organizzati. Sicuramente giocherò molto con mio figlio, esattamente come ha fatto mio padre con me».

La tecnologia, in questo senso, aiuta a essere presenti. «Da quando sono padre ho organizzato la mia vita per esserci nei momenti importanti, che siano saggi, primi giorni di scuola, recite o spettacoli – dice Simiani – Cerco sempre un momento per chiamare loro o per sapere com’è andata una verifica o un’interrogazione. Abbiamo anche un gruppo di famiglia dove ci scriviamo e ci prendiamo in giro».

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