GROSSETO. Sono le 8.40 di domenica 18 gennaio quando l’uomo si alza dal tavolino. Il bar è già sveglio da ore, il rumore delle tazzine accompagna le prime conversazioni della giornata. C’è chi legge il giornale, chi beve un caffè in fretta prima del lavoro. Nessuno immagina quello che sta per accadere.
L’uomo si avvicina al bancone con un’andatura incerta. Infila la mano nella tasca dei pantaloni, tira fuori una busta trasparente e stende la polvere rosa davanti alla cassa. Non dice una parola. Si prepara a sniffarla, lì, sotto gli occhi increduli della barista.
L’uomo era nel locale dalle 3. Aveva bevuto, aveva preso il caffè e alle 6 del mattino, quando era arrivata la barista a dare il cambio alla collega, la ragazza le aveva detto di dargli un’occhiata. Perché per tutta la notte, era stato parecchio agitato.
La chiamata al 112 e l’arrivo della polizia
La barista capisce subito che qualcosa non va. È spaventata, ma lucida. Si allontana e chiama il 112. Pochi minuti dopo, all’interno del locale arrivano gli agenti delle volanti.
L’uomo è ancora lì, seduto a un tavolo. Ha difficoltà a coordinare i movimenti, parla a fatica, appare in evidente stato di alterazione. Dice il suo nome ai poliziotti, di essere nato in Albania e di non avere documenti con sé.
Durante la perquisizione personale, dalla tasca viene recuperata la stessa busta vista sul bancone: 4,54 grammi di ecstasy/MDMA. La sostanza, come risulterà poi dagli accertamenti, darà esito positivo ai test di laboratorio.
Dal bar al pronto soccorso
Nel frattempo le condizioni del 42enne peggiorano. Trema, è confuso. Viene chiamata un’ambulanza e trasportato al pronto soccorso. La diagnosi parla chiaro: intossicazione da alcol e droghe. Dopo alcune ore viene dimesso, ma per lui la giornata è tutt’altro che finita.
Dall’ospedale viene accompagnato in questura per gli accertamenti. Qui emerge un quadro ben più pesante.
La droga in casa e i precedenti
Le verifiche portano a una perquisizione domiciliare. Nell’abitazione vengono trovati altri 113,89 grammi di sostanza stupefacente, oltre a un bilancino di precisione, elemento che rafforza l’ipotesi dello spaccio.
In totale, il quantitativo sequestrato supera i 117 grammi netti. Un dato che pesa, e non poco.
Dagli atti emerge anche che l’uomo era già noto alle forze dell’ordine, con precedenti specifici e una situazione giudiziaria complessa, compreso un provvedimento di espulsione dal territorio nazionale. Era seguito dal Serd, dopo aver ottenuto un affidamento terapeutico.
Il 42enne si giustifica: «Credevo fosse cocaina»
Martedì 20 gennaio, nel carcere di via Saffi, si è celebrata l’udienza di convalida. Il giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna ha disposto la custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e il concreto pericolo di reiterazione del reato.
Una decisione motivata non solo dalla quantità di droga, ma anche dal contesto: quella scena, alle 8.40 del mattino, in un bar come tanti, davanti a persone comuni, racconta più di mille parole il livello di rischio e allarme sociale.
L’uomo, difeso dall’avvocato Stelio Pugi, ha spiegato al giudice di aver trovato un barattolo con i quattro panetti e con le dosi in un oliveto a Roselle, probabilmente nascosto lì dagli spacciatori. E di aver creduto che quella sostanza, sebbene di colore rosa, fosse cocaina. Per quello l’avrebbe portata a casa e assunta. Ma l’effetto dell’ecstasy è stato, oltre che immediato, anche incontrollabile. Tanto da farlo finire – e al momento restare – in carcere.



